"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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San Giorgio e il Drago: l’eterna lotta tra bene e male

San Giorgio e il Drago: l’eterna lotta tra bene e male

“Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro.”

(Jacopo da Varazze, Legenda Aurea)

Salvador Dalì, San Giorgio e il drago, 1942

Salvador Dalì, San Giorgio e il drago, 1942

Il tema di San Giorgio che, armato di spada e lancia, uccide il drago, fu un tema assai riprodotto nel corso della storia dell’arte.
L’episodio lusingò la creatività di numerosi artisti, non solo per il culto diffuso nei confronti del santo, ma anche, e soprattutto, per l’evidente carica simbolica del fatto narrato: la lotta del bene contro il male.

Il drago incarna infatti la figura archetipa del mostro, ossia la personificazione di tutto ciò che vi è di oscuro, di ignoto e di arcano nell’universo naturale.

Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, 1460

Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, 1460

Questo tema che in epoca medievale venne interpretato in senso strettamente religioso, ossia come lo scontro tra la Cristianità ed il Paganesimo, durante il Rinascimento, attraverso la pittura e la letteratura cortese, si arricchì di valenze mistico-iniziatiche.

L’eroe cavaliere che ammansisce e uccide il mostro divenne così l’allegoria della liberazione dell’anima dalle catene del corpo, catene che impediscono all’uomo la sua elevazione spirituale e conoscitiva.

Vitale da Bologna, San Giorgio e il drago, 1350

Vitale da Bologna, San Giorgio e il drago, 1350

La vicenda continuò ad affascinare l’immaginario artistico fino all’età moderna contaminandosi di significati fortemente soggettivi e simbolici.

Tra Ottocento e Novecento l’estetica decadente fece largo uso di questo tema, alimentandolo di preziose e raffinate suggestioni psicologiche ed oniriche.

Gustave Moreau, San Giorgio e il drago, 1890

Gustave Moreau, San Giorgio e il drago, 1890

La figura di San Giorgio uccisore di draghi è una delle leggende più reiterate: un mito inventato dalla mente umana che ha avuto un grandissimo successo offrendoci, ogni volta, messaggi diversi a seconda dell’epoca e della personalità dell’artista che l’ha riprodotto.

Il racconto originale fu elaborato da Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea, una collezione di vite di santi che ispirò numerose riproduzioni di carattere sacro.

La storia riflette un topos che ritroviamo anche nell’epica antica: l’eroe, in questo caso il santo cavaliere, che libera una città dalle angherie del mostro, salvando l’ultima vittima, in questo caso la figlia del re, destinata ad essere sacrificata al drago. Lo schema è quello classico di tante favole antiche e moderne: la presenza del paladino, della terribile forza malvagia e della bella ed indifesa principessa da difendere.

Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, 1460

Paolo Uccello, San Giorgio e il drago, 1460

I diversi artisti interpretarono il racconto attenendosi più o meno fedelmente alla leggenda, a seconda dei loro stati emotivi e dei loro interessi nel dare un ‘apparenza di realtà a quella che venne considerata la scena clou: il momento in cui il santo guerriero uccide il mostro.
Nel nostro caso il mostro ha le sembianze di un drago, creatura mitico-leggendaria presente nell’immaginario di numerose culture.
In Europa il drago si affermò come una figura malefica, un animale diabolico capace di emettere fuoco e di disseminare ovunque violenza e distruzione.

Riuscire ad uccidere il drago, il terribile alleato di satana, significava dunque essere illuminati dalla fede del Signore.
San Giorgio assunse così il ruolo del difensore armato della fede, il prototipo del crociato che diffonde il cristianesimo con la spada, giustificando la propria violenza attraverso la demoniaca brutalità dell’avversario da battere.

Vittore Carpaccio, San Giorgio e il drago, 1502

Vittore Carpaccio, San Giorgio e il drago, 1502

Nel corso dei secoli, venendo meno la componente di stretta osservanza religiosa, la battaglia di San Giorgio si sublimò in un contrasto tra forze opposte presenti nell’uomo stesso: il lato benigno contro quello maligno, lo spirito contro il corpo, l’ideale contro il reale, la ragione contro le forze incontrollabili dell’inconscio.

Il drago sembra così racchiudere in sé tutti gli aspetti irrazionali del regime notturno: seminatore di morte, belva ibrida, furore antidiluviano, esso non è altro che una creazione delle nostre paure più segrete.

Raffaello, San Giorgio e il drago, 1505

Raffaello, San Giorgio e il drago, 1505


Bernat Martorell, San Giorgio e il drago, 1435

Bernat Martorell, San Giorgio e il drago, 1435


Vittore Carpaccio, Il trionfo di San Giorgio, 1507

Vittore Carpaccio, Il trionfo di San Giorgio, 1507


Tintoretto, San Giorgio e il drago, 1550

Tintoretto, San Giorgio e il drago, 1550

San Giorgio e il Drago: l’eterna lotta tra bene e male ultima modifica: 2014-07-25T17:21:32+00:00 da barbara
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