"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Scatti d’artista: Harry Callahan

Scatti d’artista: Harry Callahan

“Non posso dire ciò che rende una fotografia. Non posso dirlo. E’ un mistero.

Si apre l’otturatore e si lascia passare il mondo.”

(Harry Callahan)

Harry Callahan, Maneqquin legs, 1955

Harry Callahan, Mannequin legs, 1955

Nato a Detroit nel 1912, Harry Callahan cominciò a fotografare nel 1938 come autodidatta.

La sua disciplina prevedeva di uscire la mattina presto, camminare per ore nella città in cui viveva e fare degli scatti che, durante il pomeriggio, vagliava e selezionava nella calma del suo studio.

Un rituale quotidiano dal quale sopravvivevano, però, solo poche foto. Nonostante la sua rigida e rigorosa dedizione, Callahan riteneva di non riuscire a produrre che una decina di buone foto all’anno.

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Harry Callahan, Providence, 1966

La natura, gli edifici e le persone erano i tre soggetti prediletti da Callahan: pochi ed essenziali temi, studiati con cura e profondo amore. Il suo era un lavoro di ricerca, di scandaglio attento e minuzioso di nuove visuali da cui poter ritrarre i medesimi soggetti.

“If you choose your subject selectively – intuitively – the camera can write poetry.”

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Harry Callahan, Detroit, Burlesque, 1951

Nel 1946 cominciò ad insegnare fotografia al Chicago’s Institute of Design, all’epoca diretto dal noto fotografo e pittore Laszlo Moholy-Nagy. In questo particolare ambiente, Callahan ebbe l’opportunità di confrontarsi con le idee del Bauhaus, stringendo legami importanti con personalità quali l’architetto Ludwig Mies van der Rohe, l’artista Hugo Weber ed il fotografo Aaron Siskind.

Moholy-Nagy assieme ad Ansel Adams, che aveva conosciuto nel 1941, divennero i maestri di Callahan, i punti di riferimento che lo stimolarono nella strada della sua personalissima ricerca che fuse il purismo di Adams allo sperimentalismo di Moholy-Nagy.

Il risultato fu una fotografia completamente diversa da ciò che si era visto fino ad allora: un tipo originale di scatto, frutto di un’ invenzione e reinvenzione continua.

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Harry Callahan, Eleanor e Barbara, Chicago, 1954

Non si può parlare di Callahan senza menzionare la moglie Eleonor, protagonista incontrastata di numerosi ritratti.
Per quasi quindici anni, tra il 1947 ed il 1960 circa, ripetutamente e costantemente, Callahan fotografò la sua amata, da sola o con la figlia Barbara, all’aperto o al chiuso, nuda o vestita, in atteggiamenti vari e situazioni diverse.

Sono sicuramente tra le foto più toccanti ed emozionanti realizzate da Callahan: un tributo all’amore dai toni delicati e poetici.

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Harry Callahan, Eleanor, Chicago, 1949

Harry Callahan non lasciò diari, scritti o note tecniche, il suo lavoro è la sola testimonianza della sua arte, un’arte condotta nel silenzio delle sue passeggiate rivolgendo la sua macchina verso persone, edifici, strade e paesaggi.

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Harry Callahan, Cape Code, 1971

Linee e forme, luci ed ombre si mescolano sapientemente nella sua opera che, lungi dall’essere il frutto di uno scatto spontaneo, denota una ricerca compositiva attenta e studiata: dal bianco e nero al colore, dalle esposizioni multiple alle sperimentazioni tecniche più ardite ed innovative.

Lavorò con umiltà, senza pretese e senza gesti spettacolari, la sua sola intenzione era quella di creare una foto unica, di un’eleganza essenziale, incarnazione della bellezza suprema.

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Harry Callahan, Georgia Mountains, 1988

“The difference between the casual impression and the intensified image is about as grata s that separating the average business letter from a poem.”

(Harry Callahan)

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Harry Callahan, Eleanor, Chicago, 1949

Scatti d’artista: Harry Callahan ultima modifica: 2014-07-08T19:00:34+00:00 da barbara
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