"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Isadora Duncan: l’arte del movimento

Isadora Duncan: l’arte del movimento

Henri Matisse, La danza I, 1909

Henri Matisse, La danza I, 1909

Durante il Novecento le avanguardie artistiche si interrogarono a lungo sul mondo della danza, affascinate come erano dal corpo e dal suo movimento: un modo alternativo di esplorare il mondo attraverso l’espressione corporea.

Il corpo danzante divenne, così, il mezzo più efficace per dare voce a concezioni estetiche spregiudicate ed anticonformiste e dove sperimentare le soluzioni linguistiche più audaci ed innovative.

I più grandi artisti realizzarono scenografie, disegnarono costumi, composero musiche, si avventurarono in utopie gestuali e ritmiche, trasformando così la scena teatrale in un laboratorio di sperimentazione continua.

Pablo Picasso, Il Manager europeo, Costume cubista ideato per il balletto Parade, 1917

Pablo Picasso, Il Manager europeo, Costume cubista ideato per il balletto Parade, 1917

La danza contribuì inoltre a rinnovare il repertorio pittorico tradizionale: le movenze naturali e non codificate del ballo liberarono l’estro creativo ed aprirono la strada a nuove forme di rappresentazione.

Cubismo, Astrattismo, Espressionismo, Futurismo, Dadaismo e Surrealismo influenzarono e furono a loro a volta influenzati dalla danza, con scambi e contaminazioni reciproche.

La danza stessa, come la pittura, fu oggetto, proprio in questo periodo, di un profondo e radicale cambiamento: alla danza accademica veniva sostituendosi una danza fluida ed armonica non più schiava delle scarpette a punta e di quei costumi costretti ed artificiosi, che avevano ispirato il genio pittorico di Degas.

Fautrice di questa rottura fu l’americana Isadora Duncan.

Edgar Degas, Scuola di danza, 1874

Edgar Degas, Scuola di danza, 1874

Donna spregiudicata ed anticonformista, la Duncan non si limitò a sovvertire le rigide leggi dell’accademia ma, con la passione che la contraddistingueva, rifiutò le lusinghe del successo per rincorrere i suoi amori e per inseguire la sua personale ricerca artistica.

Nata a San Francisco il 27 maggio 1877, Isadora fu educata dalla madre al gusto delle arti e del bello. I suoi esordi come ballerina non suscitarono molto interesse nel suolo americano, fu l’Europa, dove giunse agli inizi del 1900, a consacrarla come stella internazionale.

Gettate le stecche di balena e i rigidi corsetti, la Duncan sciolse l’emozione corporea ricoperta da sottili ed impalpabili veli: un culto ellenizzante e dionisiaco della danza che sedusse gli intellettuali dell’epoca e scandalizzò la borghesia benpensante.

Con le sue movenze ammaliatrici, Isadora sedusse ed incantò personaggi quali Gabriele d’Annunzio, Eleonora Duse, Gordon Craig, dal quale ebbe una figlia, Stanislavskij e August Rodin , che a lei si ispirò per realizzare numerose opere.

Ritratto di Isadora Duncan

Ritratto di Isadora Duncan

Per dire quello che penso uso il mio corpo, affermava la Duncan, e in quella danza quasi orgiastica, fluttuante come le onde del mare, si poteva ravvisare una certa utopia sovversiva, ossia la liberazione da ogni condizionamento gerarchico e sociale.

Con ardore ed impeto la Duncan partecipò, infatti, alla rivoluzione culturale russa, abbracciò il comunismo e si legò, in una relazione breve ma intensa, al poeta Sergej Esenin.

Anche se non elaborò una tecnica precisa e non fondò mai una vera e propria scuola, Isadora riuscì ad elevare la danza a forma d’arte primaria, una nuova arte che utilizzava il linguaggio del corpo consegnato alla sola ispirazione dell’anima.

La sua concezione innovativa avvicinò così la danza ai ritmi e ai movimenti della natura, dai quali traeva ispirazione costante: la danza come una forma di vita spontanea e naturale.

Antoine Bourdelle, Isadora Duncan mentre danza

Antoine Bourdelle, Isadora Duncan mentre danza

“Per me la danza non è solo l’arte che attraverso il movimento consente all’anima umana di esprimersi, è anche il fondamento di una concezione più sciolta, armoniosa, naturale della vita… L’unico grande principio su cui mi sento autorizzata a fondare la mia arte è la costante, assoluta, universale unità di forma e contenuto. Unità ritmica che si ritrova in tutte le manifestazioni di natura. Le acque, i venti, i vegetali, gli esseri viventi, le particelle minimali di materia, obbediscono a questo ritmo sovrano, la cui linea caratteristica è l’ondulazione. … cercare le forme più belle in natura e trovare il movimento che esprime l’anima di queste forme: questa è l’arte del danzatore.”

Le sue danze erano improvvisate, seguivano l’impeto del momento che la trascinava nei molli vortici del suono musicale. Il corpo come oggetto e soggetto di opera d’arte, un’opera d’arte vivente in grado di comunicare con un nuovo alfabeto fatto di movimento e di emozione.

“Cercare nella natura le forme più belle e scoprire il movimento che esprime l’essenza di queste forme: ecco il compito della danzatrice. La vera danza è un’espressione di serenità, controllata dal ritmo profondo di un’emozione interiore. La danza è il ritmo di tutto ciò che muore per poi rinascere, è l’eterno risorgere del sole.”

Antoine Bourdelle, Isadora Duncan

Antoine Bourdelle, Isadora Duncan

Una vita sopra le righe condotta con passione ed entusiasmo, rivoluzionaria sia in campo artistico che in quello sociale, Isadora ricercò tutte quelle emozioni che esprimeva nel suo particolare ballo.

Donna moderna e di successo la Duncan fu vittima di quella stessa modernità che aveva abbracciato con tanto ardore. Come i suoi figli erano annegati nella Senna in seguito ad un incidente d’auto, così la Duncan morì a causa della sua automobile da corsa Bugatti.

Il 14 settembre 1927, a Nizza, Isadora Duncan finì strangolata dalla sciarpa che indossava: le frange si erano impigliate nei raggi delle ruote dell’automobile sulla quale era appena salita.

Rimane famosa la frase che pare abbia pronunciato salutando gli amici, appena prima di morire: Adieu, mes amis. Je vais à la gloire! (Addio amici. Vado verso la gloria!), una tragica fatalità, un tragico scherzo del destino.

Henri Matisse, La danza coi nasturzi, 1912

Henri Matisse, La danza coi nasturzi, 1912

Isadora Duncan: l’arte del movimento ultima modifica: 2014-06-30T18:38:02+00:00 da barbara
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