"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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L’universo demoniaco di Hieronymus Bosch

L’universo demoniaco di Hieronymus Bosch

“Che significa, o Hieronymus Bosch, quel tuo occhio attonito? Quel pallore del volto? Come se tu stessi guardando i lemuri e gli spettri dell’Inferno svolazzarti davanti. Potrei credere che ti si siano spalancate le porte dell’avido Dite e le dimore del Tartaro poiché la tua destra ha potuto dipingere tanto bene tutto quello che il più profondo recesso dell’Averno contiene.”

(Dominicus Lampsonius, 1575)

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, particolare, 1500-1505

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, particolare, 1500-1505

L’arte antica e medioevale è ricca di rappresentazioni fantastiche e mostruose: combinazione tra parti umane e parti animali, tralci da cui spuntano volti, teste montate su gambe, demoni, draghi, ippogrifi, gnomi e chimere. Simili invenzioni si troveranno, nel repertorio figurativo, fino al Rinascimento per poi interrompersi durante il periodo della Controriforma.

L’immaginario Barocco, infatti, sarà pervaso solo da figure paradisiache ed il demonio verrà raffigurato, come prescritto dai dettami ecclesiastici, attraverso un normale modello antropomorfico senza eccessi di terrifica invenzione e spaventosa fantasia.

La concezione meravigliosa e terribile della realtà verrà sostituita da una visione più razionale e scientifica della natura delle cose: tutto ciò che è strano e singolare non incute più timore e stupore, ma diviene l’oggetto di un’indagine accurata e minuziosa.

Hieronymus Bosch, Trittico delle tentazioni di Sant'Antonio, particolare, 1501

Hieronymus Bosch, Trittico delle tentazioni di Sant’Antonio, particolare, 1501

Il mostro trovò un interprete esemplare ed unico nell’artista fiammingo Hieronymus Bosch: nell’opera di Bosch non vi è nulla di naturalistico o di scientifico, tutto prende forma attraverso la sua immaginazione allucinata e portentosa.

Di questo misterioso pittore ignoriamo la formazione ed i maestri, sappiamo che nacque ad Hertogenbosch nel 1453, un paese che si trova già in terra olandese, un fiammingo, dunque, ma non completamente.

Quello che è comunque certo è che la sua pittura risente fortemente dell’influsso di artisti fiamminghi quali Jan van Eyck e Rogier van der Weyden: pittori di una nitidezza visiva assoluta, adamantina, pittori della realtà specchiata e non della surrealtà.

Da questi autori Bosch prese le mosse per condurre una sua personale ricerca che lo portò a sprofondare in quell’abisso di mondo ancora non noto, sommerso entro le superstizioni ed i pregiudizi del medioevo: la limpidezza della visione posta al servizio delle tenebre più arcane ed impenetrabili.

Hieronymus Bosch, Trittico delle tentazioni di Sant'Antonio, particolare, 1501

Hieronymus Bosch, Trittico delle tentazioni di Sant’Antonio, particolare, 1501

Nella vasta produzione artistica ispirata al demoniaco, i demoni di Bosch hanno un posto a sé stante: immagini sconcertanti che mescolano e fondono mondo animato e realtà inanimata; deformazioni anatomiche che trasformano uomini ed animali in esseri incongrui e grotteschi; fantasie raccapriccianti che non trovano un diretto ed univoco riferimento culturale.

Le immagini che ne derivano destano turbamento misto a disgusto: esseri inquietanti che paiono incarnare l’intera esperienza umana del male.

Hieronymus Bosch, Sette peccati capitali, 1485-1500

Hieronymus Bosch, Sette peccati capitali, 1485-1500

La sua pittura così ricca e la libertà nell’interpretazione dello spazio prospettico, ci risultano meno strani, o straordinari, se consideriamo un dato importante, spesso trascurato, della sua educazione artistica: Bosch nacque come miniatore e, come tale, egli trasferì sul più ampio spazio pittorico l’ispirazione articolata e minuziosa tipica della miniatura.

Ecco che allora un’opera come i Sette peccati capitali, che ci appare così singolare per la sua impostazione, ci risulta più comprensibile se la immaginiamo ideata per la dimensione della miniatura: attorno all’occhio centrale con il Cristo si irradiano sette episodi, corrispondenti ad altrettanti vizi, perfettamente inquadrati in una prospettiva logica ed organizzata.

Bosch si dimostrò così perfettamente figlio del suo tempo, inserendosi in quel filone di ricerca spaziale portato avanti dai suoi illustri predecessori fiamminghi: dentro il suo tempo, ma estraneo per singolarità di visione.

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, 1500-1505

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, 1500-1505

Nel celebre Trittico delle Delizie Bosch eliminò l’unità dello spazio giustapponendo delle scene dotate di loro autonomia di azione e che, messe assieme, determinano una voluta composizione disordinata e disarmonica: il caos che nasce dalla volontà di sperimentare uno spazio che va oltre la realtà e la storia.

In questa tavola Bosch diede prova di tutta la sua grandiosa inventiva onirica: un’elaborazione totalmente fantastica dell’universo nella quale possiamo scorgere elementi riconoscibili stravolti, però, attraverso l’occhio deformato del pittore.

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, particolare dell'Inferno musicale, 1500-1505

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, particolare dell’Inferno musicale, 1500-1505

Lo sportello con l’Inferno musicale, ad esempio, pur essendo un esplicito omaggio al mondo demoniaco, appare totalmente assurdo e privo di senso: le enormi orecchie trafitte da una freccia che sembrano muoversi come delle gambe, stringendo fra loro la lama di un coltello; gli strumenti musicali degradati ad oggetti insensati o mezzi di tortura, come l’arpa dove vi è un uomo crocefisso sulle sue corde, o come l’essere umano legato al liuto che è esposto all’attacco di un drago; l’uovo-albero al centro della composizione, dove molti studiosi hanno visto l’autoritratto di Bosch, che sul cappello regge una zampogna e nel tondo ventre ospita una bettola.

Una rappresentazione estremamente complessa, dallo sterminato proliferare di particolari, pullulante di simboli e di enigmi, dove nessuno è centro, dove nessuno è protagonista, dove tutto ruota attorno ad un nucleo provvisorio come a testimoniare la perdita di centralità ed il totale degrado dell’essere umano.

Hieronymus Bosch, Ecce Homo, 1490

Hieronymus Bosch, Ecce Homo, 1490

Un’umanità frammentata, terremotata, convulsa e distorta, posseduta dal maligno e dal senso del peccato, che pare riacquistare una sua centralità in un’opera come l’Ecce Homo.

La mostruosità dell’essere umano qui è messa in evidenza senza l’uso di visioni astruse o di invenzioni abominevoli, ma solamente attraverso l’animalesco realismo di volti plebei deformati dall’ira e dalla crudeltà.

La dimensione del demonio si rivela, così, in tutta la sua orrenda realtà terrena: l’umanità bestiale che dileggia e irride il divino che è dentro ognuno di noi.

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, particolare del Giardino delle delizie, 1500-1505

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, particolare del Giardino delle delizie, 1500-1505

Mago, occultista, alchemico e stregone, la figura di Bosch è ancora avvolta nel mistero, certo è che nessuno dei contemporanei lo accusò di eresia: il suo tempo si limitò ad ammirarlo per la sua straordinaria potenza espressiva che continua, tutt’oggi, a catturare lo sguardo esterrefatto ed attonito dello spettatore.

La grandiosa opera di Bosch non offre certo spazio ad interpretazioni inequivocabili od esaustive; il pensiero dominante è la certezza che il male ed il mostruoso sono ovunque e sono connaturati all’uomo e alle sue opere: salvarsi è difficile seppure non impossibile.

L’umanità è malvagia ed ingannevole, incapace di compassione e di carità, eppure emergono, come fiori rari, dei santi costantemente esposti alle tentazioni del male e dei demoni più oscuri.

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, particolare dell'Inferno musicale, 1500-1505

Hyeronimus Bosch, Trittico delle delizie, particolare dell’Inferno musicale, 1500-1505

L’universo demoniaco di Hieronymus Bosch ultima modifica: 2014-06-28T14:13:30+00:00 da barbara
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