"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Vittorio Corcos: sogno di una Belle Époque

Vittorio Corcos: sogno di una Belle Époque

Vittorio Corcos, In lettura sul mare, 1910

Vittorio Corcos, In lettura sul mare, 1910

Un nome quasi sconosciuto, adombrato dai più noti Boldini, Sargent, de Nittis, Bonnat e Signorini, ma che, come questi, si ritrovò ad essere l’interprete dell’incanto di un’epoca che si andava volgendo verso la modernità.

Il ricordo di Vittorio Matteo Corcos, pittore prolifico e versatile, rimane, infatti, legato alla sua attività di ritrattista mondano, compiacente interprete della sofisticata e vezzosa ricca borghesia di fine Ottocento.

In un tempo in cui si avvertiva il desiderio di autocelebrare il proprio status, chi ne aveva le possibilità cercava un artista per rendersi immortale: ceti emergenti, dame della nobiltà, re e regine, furono i protagonisti delle tele di Corcos, istantanee di una clientela esclusiva e selezionata.

Vittorio Corcos, L'incontro, 1888

Vittorio Corcos, L’incontro, 1888

Nato nel 1859 a Livorno, dimostrò, fin da giovane, una spiccata predisposizione per l’arte.

Frequentò le scuole di Giuseppe Baldini, primo maestro di Giovanni Fattori, e di Domenico Morelli per poi trasferirsi, nel 1880, nella ville lumière, la capitale del gusto e dello stile.

A Parigi Corcos si inserì con successo nell’elite artistica, affermandosi nei salotti più prestigiosi della città.

La sua pittura brillante e piacevole allo sguardo gli fruttò numerose commissioni e consolidò la sua fama di autore di ritratti.

Vittorio Corcos, La morfinomane, 1899

Vittorio Corcos, La morfinomane, 1899

Le mode, le pose, gli eccessi, la vita pubblica e quella privata, i giochi, lo svago, tra vanità e lusso, alcool e morfina, vengono decantati nelle opere di Corcos che, audace e spavaldo, si spinse a ritrarre eroine sull’orlo della perdizione come ne La morfinomane.

L’opera di Corcos mette in mostra vizi e virtù della modernità, le ambiguità di una borghesia fiduciosa nel progresso dai risvolti delittuosi e torbidi: la frivola euforia della mondanità ove già serpeggia il virus di un malessere che sfocerà, poi, nel dramma della Grande Guerra.

Vittorio Corcos, Sogni, 1896

Vittorio Corcos, Sogni, 1896

La sua maniera dolce e ben finita divenne l’emblema di questo mondo dalle belle apparenze tanto che Sogni, opera del 1896, fu assunta come icona dell’atmosfera di fine secolo, sospesa tra sogni dorati e una sottile inquietudine.

Una bella ragazza, seduta su una panchina, ci guarda senza vederci, tutta assorta nei suoi pensieri; le gambe accavallate, un braccio a sorreggere il mento, accanto a lei un ombrellino, il cappello di paglia, tre libri e una rosa che va sfiorendo.

A lungo la critica si interrogò sui reconditi sogni di questa fanciulla graziosa dalle labbra carnose: la pena di un amore morto o il fremito di uno nascente? Desideri ardenti o torbide intenzioni? Non avremo mai una risposta, certo è che, al suo apparire, il quadro destò un notevole sconcerto ed assicurò a Corcos di sopravvivere all’oblio che fagocitò il resto della sua opera.

Vittorio Corcos, Il cucciolo, 1899

Vittorio Corcos, Il cucciolo, 1899

Accanto al fortunato filone che lo rese celebre fatto di crinoline, scene zuccherose e giovinette sospese tra l’innocenza ed il peccato, Corcos diede prova della sua abilità dedicandosi anche a quadri di carattere sacro e religioso, oltre ad una produzione che comprendeva immagini gioiose della vita rustica, tratte dai modelli francesi di Millet e di Breton.

I soggetti affrontati da Corcos riflettono le suggestioni letterarie del simbolismo e del naturalismo d’oltralpe che, in Italia, trovava i suoi corrispondenti in Carducci, Pascoli e d’Annunzio, autori che Corcos frequentò personalmente attraverso il cenacolo del “Marzocco”.

Vittorio Corcos, In giardino, 1892

Vittorio Corcos, In giardino, 1892

Pittore delle bellezze femminee, capace di spaziare dalla malizia dei ritratti delle ricche maliarde alla simpatia dei ritratti di amicizia, dall’introspezione psicologica alla compostezza dei ritratti ufficiali, Vittorio Corcos finì con il rimanere incatenato all’immagine di un mondo fatuo e  patinato attraverso il quale era divenuto così celebre.

“Chi non conosce la pittura di Vittorio Corcos? Attenta, levigata, meticolosa, ottimistica: donne e uomini come desiderano d’essere, non come sono.”

(Ugo Ojetti, 1948)

Vittorio Corcos, Guardando il mare

Vittorio Corcos, Guardando il mare


Vittorio Corcos, Sul balcone

Vittorio Corcos, Sul balcone


Vittorio Corcos, Pomeriggio in terrazza

Vittorio Corcos, Pomeriggio in terrazza

Vittorio Corcos: sogno di una Belle Époque ultima modifica: 2014-06-14T15:40:53+00:00 da barbara
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