"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Capolavori della National Gallery: Johann Liss, “Giuditta e Oloferne”

Capolavori della National Gallery: Johann Liss, “Giuditta e Oloferne”

Caravaggio, Giuditta che taglia la testa a Oloferne, 1598-1599

Caravaggio, Giuditta che taglia la testa a Oloferne, 1598-1599

La vicenda di Giuditta ed Oloferne ha eccitato la fantasia di numerosi artisti che si sono cimentati, nel corso dei secoli, su questo particolare soggetto.
La storia, raccontata nella Bibbia cristiana e non in quella ebraica, narra di come la bella e ricca vedova Giuditta sedusse il generale Oloferne per poi decapitarlo liberando, così, la città israelita di Betulia dal feroce assedio degli Assiri.

Una storia che mescola sapientemente sangue e lussuria, violenza e amor di patria, vizio e virtù, ingredienti assai ghiotti per una rappresentazione figurativa.

Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, 1612-1613

Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne, 1612-1613

Da Botticelli a Mantegna, da Giorgione a Michelangelo, da Caravaggio alla Gentileschi, da Cagnacci a Callot via via fino ad arrivare agli interpreti più moderni come Gustav Klimt ed il contemporaneo Alexander Daniloff, l’eroina biblica è diventata la protagonista di svariate opere.

Vedova timida e timorata, come ce la mostra il Caravaggio, oppure sanguinaria e vendicatrice, come ce la presenta la Gentileschi, Giuditta ha finito per incarnare sia il coraggio nel difendere la propria fede ed il proprio popolo, sia una più generale ritorsione delle donne contro gli uomini visti come viziosi e prepotenti.

In certi casi, soprattutto nell’estetica di fine Ottocento, l’ardita donna fu additata come l’incarnazione del male femmineo: la femme fatale, la donna serpente, che incanta il maschio per poi stritolarlo nelle sue spire lussuriose.

Gustav Klimt, Giuditta, 1901

Gustav Klimt, Giuditta, 1901

Santa e meretrice, pia e malefica, l’israelita è divenuta simbolo ambiguo di una donna forte e coraggiosa, ma nello stesso tempo violenta e spietata: la perversa e licenziosa decapitatrice in estatica adorazione della testa mozzata del maschio.
Le diverse raffigurazioni pittoriche mostrano una donna nell’atto di tagliare la testa di Oloferne, o nell’atto di contemplare il trofeo della sua vendetta.

Declinazioni diverse di uno stesso tema che pongono l’accento sulla fierezza del gesto o sul suo risultato finale.

Andrea Mantegna, Giuditta e l'ancella con la testa di Oloferne, 1495

Andrea Mantegna, Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne, 1495

Girovagando per la National Gallery mi sono imbattuta in un’opera a me sconosciuta: Giuditta e Oloferne, realizzata dall’artista tedesco Johann Liss.

Pur essendomi noto il tema, sono rimasta attonita di fronte al quadro per l’arditezza della sua figurazione: in primo piano, gettato in pasto all’occhio dello spettatore, troneggia il collo reciso di Oloferne da cui eruttano fiotti di sangue. Il delitto si è appena compiuto e l’artista esalta la violenza sanguinaria del gesto.

Johann Liss, Giuditta e Oloferne, 1622

Johann Liss, Giuditta e Oloferne, 1622


Sandro Botticelli, Scoperta del cadavere di Oloferne, 1472

Sandro Botticelli, Scoperta del cadavere di Oloferne, 1472

Una simile interpretazione vanta un prestigioso antecedente in una tela del Botticelli del 1492.

Anche Botticelli diede risalto all’anatomia del collo, punto focale del gesto delittuoso, ma mentre Liss si focalizza sui due protagonisti della vicenda, Giuditta e Oloferne, nell’opera dell’artista quattrocentesco Oloferne giace tra i suoi compagni d’armi.

Una differenza non da poco, poiché Liss, in questo modo, ci fa rivivere in prima persona la violenza perpetuata da questa donna che, voltando lo sguardo al pubblico pare intenzionata a sfidare ogni possibile ulteriore rivale.

“Hai visto di che cosa sono capace? Vuoi provare anche tu?”, pare voler dire la feroce Giuditta di Liss, reggendo per i capelli la testa livida della sua preda.

Francesco Furini, Giuditta e Oloferne, 1636

Francesco Furini, Giuditta e Oloferne, 1636


Francesco Felice Pradessio, Giuditta e Oloferne, prima metà del XVIII secolo

Francesco Felice Pradessio, Giuditta e Oloferne, prima metà del XVIII secolo

Una visione singolare e straordinaria che si ritrova in pochi altri autori successivi, come ad esempio in Francesco Furini e in Francesco Felice Predessio, che si rifà ad un’acquaforte di analogo tema di Carlo Maratta, dove il collo sgorga sangue con il medesimo vigore presente in Liss.
Giuditta, assieme alla danzatrice biblica Salomè, divenne poi una sorta di torbido cliché per indicare quel magico ed irresistibile oggetto del desiderio che reca con sé lo spettro della sua stessa autodistruzione: amore e morte, eros e thanatos, seduzione e violenza, come facce di una stessa medaglia.

“Leggendo il libro di Giuditta invidiavo il feroce eroe Oloferne per via della donna regale che lo decapitò con una spada, gli invidiavo quella bella fine sanguinaria.”

(Leopold von Sacher-Masoch, Venere in pelliccia, 1870)

Sandro Botticelli, Ritorno di Giuditta a Betulia, 1472

Sandro Botticelli, Ritorno di Giuditta a Betulia, 1472

Per maggiori informazioni sulla National Gallery, visitate il sito al seguente link:

http://www.nationalgallery.org.uk/

Capolavori della National Gallery: Johann Liss, “Giuditta e Oloferne” ultima modifica: 2014-06-11T18:38:54+00:00 da barbara
7 Comments
  • dbd
    Posted at 15:56h, 13 giugno Rispondi

    Divertente il mettere in bocca le parole alle varie Giuditte
    Ognuna delle quali sembrava prendere vita .
    Ometto il risultato , per stavolta .

    Buon lavoro e avanti tutta lady barbara small-apple 🙂

    • barbarameletto
      Posted at 18:08h, 13 giugno Rispondi

      Commento volutamente criptico mi pare di capire ;-), spero almeno che il risultato sia stato di tuo gusto 😀
      Comunque l’opera che ho visto alla National mi ha veramente colpita, e da qui è nata l’idea di un breve excursus tra le varie Giuditte nel corso dei secoli.
      Le riproduzioni, come sempre, valgono poco e me ne rendo conto soprattutto ora che ho ancora i ricordi assai freschi. 😀

  • Elisabetta Sirani: la virtuosa del pennello | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 22:21h, 31 luglio Rispondi

    […] Bruto, Timoclea che getta in un pozzo il soldato di Alessandro Magno che l’aveva violentata o Giuditta che stringe vittoriosa la testa mozzata di Oloferne: donne coraggiose ed intelligenti nelle quali […]

  • Lucas Cranach: l’arte riformata | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 18:43h, 17 settembre Rispondi

    […] che tentino Adamo con una mela, che minaccino Oloferne con una spada o che sfidino Tarquinio con un pugnale, le sinuose veneri di Cranach, dalla pelle […]

  • Alma Mahler: una moderna Salomè | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 18:22h, 18 settembre Rispondi

    […] lei la creatura eccezionale, l’affascinante Salomè, la terribile Giuditta, che ammalia l’uomo, lo tenta e lo esalta, per poi mozzargli la testa, sfuggendo, tradendo ed […]

  • valewanda
    Posted at 12:36h, 22 ottobre Rispondi

    il quadro del Caravaggio che sta a Palazzo Barberini è in assoluto uno dei miei preferiti. Grazie però per la tua bella carrellata!

  • Lucas Cranach: l'arte riformata | Barbarainwonderlart
    Posted at 16:15h, 22 ottobre Rispondi

    […] che tentino Adamo con una mela, che minaccino Oloferne con una spada o che sfidino Tarquinio con un pugnale, le sinuose veneri di Cranach, dalla pelle […]

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