"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Scatti d’artista: Henri Cartier-Bresson

Scatti d’artista: Henri Cartier-Bresson

“Il tuo occhio deve cogliere la composizione o l’espressione che la vita ti offre in quel momento, e devi sapere quando fare clic perché una volta che lo hai perso, se n’è andato per sempre.”

Henri Cartier-Bresson, Hyères, 1932

Henri Cartier-Bresson, Hyères, 1932

Da una parte Robert Capa, ebreo di origini ungheresi, donnaiolo, scommettitore impenitente e bevitore assiduo, passato ad eterna gloria morendo sul campo di battaglia; dall’altra parte, come una sorta di alter ego, Henri Cartier-Bresson, appartenente all’alta borghesia parigina, moderato e pacato nella sua condotta di vita, teorico della fotografia, spentosi serenamente di vecchiaia una decina di anni fa. Due personalità talmente diverse che, per un certo periodo di tempo, unirono le loro strade nella meravigliosa impresa della Magnum Photos.

Henri Cartier-Bresson, Valencia, 1933

Henri Cartier-Bresson, Valencia, 1933

Capa entrò nel mito di diritto, per la sua esistenza condotta al limite e impietosamente troncata nel fiore degli anni, Cartier-Bresson nel mito ci è entrato per la sua abilità fotografica, per il modo straordinario in cui sapeva mettersi di fronte ai suoi soggetti non rubando ma ricevendo i suoi scatti.

Per Bresson fotografare significava “porre sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore”, un’educazione di sentimento, sguardo ed intelletto che gli derivava dalla sua giovanile frequentazione con Bréton ed il circolo dei surrealisti.

Per Capa la fotografia fu, agli esordi, solo il modo più facile per inventarsi un lavoro: lo squattrinato esule Endre Erno Friedmann divenne il famoso fotografo americano Robert Capa, un accattivante pseudonimo coniato appositamente dalla compagna Gerda Taro, che lo proponeva alle redazioni dei giornali come “il grande fotografo americano”.

Un grande venditore di se stesso, un abile manipolatore d’identità, un prestigiatore della vita, che diede prova del suo innegabile coraggio acquisendo la sua fama sul campo, durante la guerra civile spagnola; evento che lo portò ai vertici del successo ma che gli costò la perdita dell’amata Gerda.
Cartier-Bresson ha sempre incarnato il prototipo dell’uomo colto: meno aneddoti intriganti, ma una vita normale che non manca, però, di sorprendenti cuop de théatre a voler ben guardare. A Cartier-Bresson stesso non piaceva essere Cartier-Bresson: rifugiava da qualsiasi etichetta rivendicando la propria libertà e rifiutando le regole, le convenzioni ed il potere.

Henri Cartier-Bresson, Bruxelles, 1932

Henri Cartier-Bresson, Bruxelles, 1932

Nato a Chanteloup-en-Brie nel 1928 da una ricca famiglia di industriali tessili, il giovane Henri fu uno studente disordinato, ma dotato e creativo.

Grazie all’influenza dello zio, artista affermato, si trasformò ben presto in aspirante pittore divenendo allievo di Jacques-Emile Blanche e di Andrè Lothe. Poi finalmente il colpo di fulmine: nel 1931, quando aveva ventitré anni, scoprì la bellezza del fotografare, acquistò ad un mercatino di Marsiglia una Leica che divenne la sua inseparabile compagna di vita.

Una curiosità insaziabile e la voglia di uscire dall’immobilismo borghese nel quale era cresciuto, lo portarono a girovagare per il sud della Francia, l’Italia, la Spagna ed il Messico, sempre scattando, sempre attento a cogliere brandelli di realtà che gli si presentavano dinanzi.

Henri Cartier-Bresson, Alberto Giacometti, 1958

Henri Cartier-Bresson, Alberto Giacometti, 1958

Per Cartier-Bresson la foto era una sorta di ricompensa, il frutto di una ricerca assidua e costante dell’ istante decisivo da immortal are. Un istante atteso, studiato, ponderato, con la pazienza di un cacciatore che aspetta la sua preda.

Il profeta dell’attimo fuggente era, in realtà, un investigatore metodico e razionale. Egli sceglieva con cura lo sfondo su cui lavorare per poi attendere il soggetto giusto: più che cacciatore da preda, Henri era un cecchino tenace, armato solamente della sua preziosa ed affidabile fotocamera.

La sua formazione artistica gli insegnò la geometria delle immagini, la misura formale di ogni luce ed ombra e quell’arcano equilibrio di linee che è il segreto di ogni istantanea ben riuscita.

Henri Cartier-Bresson, Il treno che trasporta le ceneri di Gandhi lascia Delhi, 1948

Henri Cartier-Bresson, Il treno che trasporta le ceneri di Gandhi lascia Delhi, 1948

Durante la guerra civile spagnola incontrò Robert Capa e David Saymour con i quali, nel 1947, fondò l’agenzia fotografica Magnum.

Dopo la guerra fu sedotto dall’Oriente e da una moglie giavanese sposata nel 1937; mentre Capa tra New York e Parigi sperperava i primi introiti dell’agenzia, Cartier-Bresson viaggiava tra Cina, India e Giappone, incontrando i protagonisti della storia: si trovò con Gandhi poche ore prima che fosse assassinato, registrò gli ultimi giorni del Kuomintang e i primi del nuovo regime di Mao, vivendo in prima persona diverse esperienze politiche.

La sua esistenza si trasformerà in un infaticabile cammino tra continenti a caccia di avventure e di eventi da documentare, mantenendosi sempre entro una sorta di riservato anonimato e di intima riservatezza. Le sue rivoluzioni Cartier-Bresson le compì senza clamori, ma con l’eleganza e lo stile di un maestro zen.

Henri Cartier-Bresson, Srinagar, Kashmir 1948

Henri Cartier-Bresson, Srinagar, Kashmir 1948

L’occhio del secolo, il Cartier-Bresson militante, il narratore dallo sguardo perfetto di un mondo in subbuglio, nel 1974 decise di non fotografare più.

Una scelta radicale ed eclatante da interpretare come una tacita protesta contro la mercificazione delle immagini e la perdita di motivazioni ideali nelle nuove leve del fotogiornalismo.

“Una fotografia è un bacio oppure uno sparo”. Dopo aver testimoniato frammenti di gioia ed attimi di orrore, Cartier-Bresson ritornò all’antico amore per la pittura, disegnando per quel puro piacere che in fotografia non riusciva più a trovare.

Henri Cartier-Bresson, Italia, 1933

Henri Cartier-Bresson, Italia, 1933

Scatti d’artista: Henri Cartier-Bresson ultima modifica: 2014-05-13T18:08:29+00:00 da barbara
1Comment
  • Ferdinando Scianna: un siciliano di Bagheria
    Posted at 14:00h, 28 marzo Rispondi

    […] Leonardo Sciascia, alla collaborazione come fotoreporter per L’Europeo, fino alla conoscenza di Cartier-Bresson, suo mito da sempre. Una vita dietro l’obiettivo consapevole del fatto che, se una fotografia non […]

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