"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Scatti d’artista: Elliott Erwitt

Scatti d’artista: Elliott Erwitt

Elliott Erwitt, Yokohama, 2003

Elliott Erwitt, Yokohama, 2003

“Henry è la ragione per cui sono diventato fotografo. Al di là dell’amicizia personale, durata molti decenni, ha rappresentato una fonte d’ispirazione perenne, un punto di riferimento costante ed un modello insuperato.”

Con queste parole Elliott Erwitt volle ricordare il suo grande amico Henry Cartier-Bresson e rendere omaggio al sodalizio che li aveva visti uniti nella grande avventura della Magnum Photos.

Nato nel 1928 a Parigi da genitori russi di origine ebrea che gli diedero l’italianissimo nome di Elio Romano, nel 1939 si trasferì con la famiglia negli Stati Uniti dove cominciò a studiare fotografia.

Elliott Erwitt, Che Guevara, Havana, 1964

Elliott Erwitt, Che Guevara, Havana, 1964


Elliott Erwitt, Che Guevara, Havana, 1964

Elliott Erwitt, Che Guevara, Havana, 1964

Un’altra grande guerra incombeva sullo scenario mondiale, un avvenimento che pretendeva di essere documentato ad ogni costo, ed Erwitt si trovò così accanto all’esercito americano in Francia ed in Germania come assistente fotografo.

Dopo quest’esperienza e l’incontro con altri fotografi famosi, fra cui Robert Capa, Edward Steichen e Roy Strycker, Erwitt affinò il suo scatto e si diede alla carriera di fotografo freelance collaborando per riviste, aziende e con il mondo del cinema.

L’occhio di Erwitt è un occhio divertito, dice di aver scattato le foto migliori durante le pause di lavoro perché “la fotografia è una professione per pigri”, non abbisogna di talento o di allenamento, “ogni tanto può accadere di scoprire un messaggio nella tua opera”, oppure di “trovarsi nel posto giusto al momento giusto.”

Una visione modesta, certamente in linea con la simpatica svogliatezza del personaggio, ma che sottende un modo di intendere la storia in un momento, nell’immediatezza dell’attimo colto al volo.

Elliott Erwitt, Parigi, 1970

Elliott Erwitt, Parigi, 1970

Il modo in cui Erwitt ha sempre parlato di sé e della sua professione è di una disarmante semplicità: di fronte ad un mondo dove tutti si sentono artisti e realizzano grandi opere, lui si è sempre distinto per l’umiltà della visione, fotografando di tutto e sapendo cogliere la magica essenza di ogni cosa.

Ha suonato diverse corde emotive, è stato protagonista di scoop e di reportage, di momenti di storia e di cronaca, rimanendo, però, entro i limiti di un’ironica leggerezza, senza mai prendersi troppo sul serio.

“Sono un fotografo dilettante e un osservatore professionista”.

Anche quando fu ammesso alla Magnum, una delle più prestigiose agenzie di foto, non perse mai il suo usuale modo di operare, silenzioso e attento dietro l’obiettivo della sua Leica a rincorrere brandelli di vita.

Elliott Erwitt, Parigi, 1949

Elliott Erwitt, Parigi, 1949

Davanti alla macchina di questo maestro pare che la realtà sia sempre stata pronta ad offrire il meglio ed il peggio di se stessa, merito anche della curiosità di Erwitt che seppe spingersi lì dove occorreva essere senza avere un preciso appuntamento.

La sua è un estetica che aderisce ai fatti, alle persone, ai luoghi e alle azioni, frammenti attesi, cercati, intuiti e colti nel breve clic di uno scatto.

La poesia di Erwitt nasce dalla capacità di rendere l’anima delle cose narrando emozioni inusuali, raccontando la sublime poesia che nasce da un’osservazione attenta e costante.

“Si tratta di reagire a ciò che si vede senza preconcetti. Si possono trovare immagini da fotografare ovunque, basta semplicemente notare le cose e la loro disposizione, interessarsi a ciò che ci circonda e occuparsi dell’umanità e della commedia umana.”

Elliott Erwitt, Robert e Mary Frank, Valencia, 1952

Elliott Erwitt, Robert e Mary Frank, Valencia, 1952

Nelle sue foto, rigorosamente in bianco e nero, possiamo cogliere tutte le sfumature e le tonalità della vita, un alternarsi di gioie e di dolori, di dolcezza e di crudeltà, di silenzi e di grida.

Dalla sua famosa predilezione per i cani colti in atteggiamenti bizzarri, alle foto più documentarie di Nixon che batte sul petto a Chruščëv o la tragedia che gela il volto di Jackie Kennedy ad Arlington; dalle inquietanti foto di famiglie americane, ai ritratti di divi sull’orlo del crepuscolo, come Marilyn Monroe o Clark Gable; dallo stravagante ed arcinoto accostamento fra Cristo e una lattina di Pepsi, ai ritratti di bambini; tutto o quasi pare avere immortalato Erwitt durante la sua magnifica epopea della vita quotidiana.

Elliott Erwitt, Nikita Chruščëv e Richard Nixon, Mosca, 1959

Elliott Erwitt, Nikita Chruščëv e Richard Nixon, Mosca, 1959

“Esco con la mia macchina, mi guardo intorno e scatto fotografie ai bambini perché ne ho avuti tanti, ai cani perché li amo, ai musei perché ho avuto la fortuna di vederne molti, avendo sempre viaggiato.”

Questa mutante e variegata vetrina umana è accomunata dalla garbata e sensibile visione del mondo di Erwitt: un sorriso che non è mai cinico nè distante, ma comunica una partecipazione con una vita che, malgrado tutto, non si ferma mai.

Eliott Erwitt, Parigi, 1951

Eliott Erwitt, Parigi, 1951

“A volte, l’aspetto umoristico è nella fotografia, non nella scena fotografata.

Voglio dire che può succedere di fotografare una scena meravigliosa e di ottenere una fotografia senza vita, che non trasmette nulla.

Poi scatti una foto senza importanza, di qualcuno che si gratta il naso, e viene fuori una grande fotografia.”

Eliott Erwitt, Parigi, 1989

Eliott Erwitt, Parigi, 1989


Eliott Erwitt, New York, 1974

Eliott Erwitt, New York, 1974

Scatti d’artista: Elliott Erwitt ultima modifica: 2014-05-11T14:13:00+00:00 da barbara
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