"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Rosalba Carriera: l’arte in punta di pastello

Rosalba Carriera: l’arte in punta di pastello

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Rosalba Carriera, Primavera, 1725

“Signora Rosalba io temo assai che la vostr’arte eccelsa vi conduca un giorno all’Inquisizione per un’accusa di cui ninun eresiarca è mai stato incolpato.

Voi vi assumete l’onnipotenza, che è il più riserbato pregio di Dio ed in vece d’imitar gli uomini, li create.

Ma che voi coi colori di terra formiate volti al naturale, l’intendo possibile, perchè così fu fatto una volta da Dio con Adamo.

Ma che co’ terreni colori dipingiate anche l’anima spirituale e insensibile, questa è un’eresia stravagante.”

(Lettera di Ferdinando Maria Nicoli a Rosalba Carriera, Bologna 26 giugno 1703)

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Rosalba Carriera, Ritratto di giovane ragazza con scimmia, 1721

Nella storia dell’arte, a partire dalla metà Cinquecento circa, le protagoniste al femminile della pittura non furono poche e neppure di trascurabile qualità artistica, eppure pare che una sorta di damnatio memoriae abbia relegato queste interpreti in una posizione marginale rispetto ai loro colleghi di sesso maschile.

Molte di queste donne si erano date alla pittura perché stimolate dai loro padri o perché erano figlie di pittori, come Artemisia Gentileschi. Altre erano dame o cortigiane, come Sofonisba Anguissola. Altre ancora, come Rosalba Carriera, pur provenendo dalla piccola borghesia avevano ricevuto un’educazione intellettuale molto raffinata.

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Rosalba Carriera, Ritratto del Cardinale Melchior de Polignac, 1732

Nata nel 1673 a Venezia, Rosalba Carriera si affermò, con la sua arte, nel controverso e variegato secolo XVIII.

Piacere e frivolezza, bellezza ed eleganza, si accompagnarono, durante il Settecento, ad una tensione verso l’infinito e alla consapevolezza dei limiti della percezione: ragione e sentimento furono i due poli entro i quali oscillò la volubile condizione delle forme, così sospesa tra realtà ed idealismo.

L’opera di Rosalba incarnò in modo sapiente e raffinato lo spirito del suo tempo: una svaporata superficialità rococò mista ad una ricerca dell’approfondimento emotivo dei personaggi da lei rappresentati.

Come notava il Longhi, infatti, sotto strati di belletto, Rosalba riusciva sempre “a intravedere un viso, a sentire una variazione minuta di temperatura interna.”

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Rosalba Carriera, Ritratto di giovane fanciulla della famiglia Leblond, 1730

Contesa da collezionisti, lord inglesi, principi dell’impero, aristocratici e amateurs che non lasciavano Venezia senza aver conquistato qualche suo ritratto a pastello o una sua miniatura, Rosalba Carriera godette, in vita, di una fama incontrastata ed universale.

Fu vezzeggiata e corteggiata dai più sofisticati conoscitori del tempo, accolta nelle accademie più prestigiose ed esaltata anche dai suo colleghi più reticenti.

Augusto III di Sassonia, suo più caparbio estimatore, giunse a possedere più di un centinaio di suoi pastelli raccolti, con cura ed amore, in una stanza della sua residenza di Dresda, il “Gabinetto della Rosalba”.

Giovanni Ludovico Bianconi, medico della casa reale di Sassonia, così ci descrive questa stanza voluta dal re in persona: “è una grande e luminosissima camera tappezzata di verde, che guarda sopra una larga e bella piazza. La lunga facciata che è dirimpetto alle finestre è ricoperta dalla cima a fondo dei più bei pastelli che sieno mai usciti dalle mani di questa valorosa pittrice, e forse saranno più di 100. In mezzo a loro, come nella sua reggia, si vede primeggiare il ritratto di questa immortal veneziana fatto da se stessa.”

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Rosalba Carriera, Ritratto di Caterina Sagredo Barbarigo, 1741

Figlia di una modesta ricamatrice e allieva del pittore veronese Antonio Balestra, Rosalba emancipò la miniatura dalla condizione subalterna di artigianato di lusso ed ebbe il merito di applicare alla ritrattistica la tecnica del pastello, fino ad allora considerata minore. Furono queste importanti novità a dare un carattere distintivo alla sua arte.

Il pastello si dimostrò un medium eccellente per esaltare e catturare gli effetti cangianti della luce alla stregua della cipria, di cui dame e cicisbei facevano largo uso nel Settecento per ravvivare la luminosità della pelle ed ammorbidire le irregolarità dei tratti.

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Rosalba Carriera, Estate, 1725

 

“Occorre altrettanta forza di fantasia, altrettanto vigore morale ad esprimer la levità che l’energia così che, infatti, non sarebbe inesatto, almeno per comodità didattica, dir che Rosalba seppe esprimere con forza impareggiabile la svaporata delicatezza dell’epoca sua.”

Lo stesso Longhi ammetteva una certa profondità di veduta nella pittrice che, sotto le parrucche, le crinoline e le sete, sapeva intravedere un’immagine meno vacua di un’epoca in cui la ricerca del piacere non fu fine a se stessa, ma sottendeva il gusto per una gioiosa vita di relazione.

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Rosalba Carriera, Felicita Sartori con vestito turco, 1741

Il suo essere donna e la sua venezianità contribuirono, senza dubbio, a restituire la freschezza di un’epoca così festosa e creativa, dove eleganza e spensieratezza connotavano la vita sociale ed artistica.

Niente pittura accademica oscura e tenebrosa, ma una pittura luminosa, chiara e dolce nel tocco.

Assieme a Tiepolo, Guardi, Marco e Sebastiano Ricci, Rosalba Carriera fu una delle grandi protagoniste della grande stagione veneta, accolta e venerata a livello internazionale.

Con i suoi ritratti leggeri e vaporosi, che ben si sposavano con il gusto evanescente ed intimista dell’epoca, Rosalba testimoniò gli ultimi bagliori della Serenissima destinati, di lì a poco, a tramontare per sempre.

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Rosalba Carriera, Autoritratto con la sorella, 1709

Rosalba Carriera: l’arte in punta di pastello ultima modifica: 2014-04-30T18:59:15+00:00 da barbara
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