"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Sofonisba Anguissola: una donna alla corte dei potenti

Sofonisba Anguissola: una donna alla corte dei potenti

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Sofonisba Anguissola, Partita a scacchi, 1555

A novant’anni la fortuna le sorrideva ancora se la celebre pittrice, Sofonisba Anguissola, poté figurare in un bellissimo ritratto di Antoon van Dyck.

Nel 1924 van Dyck si trovava, infatti, a Palermo per rendere i suoi omaggi alla grande artista, oramai quasi cieca, la cui fama continuava a risplendere.

Quello fra van Dyck e l’Anguissola fu l’incontro fra due mondi e due generazioni differenti: quello della pittura di Sofonisba, cresciuta nell’alveo della raffinata ed artificiosa corte spagnola, e quello della pittura di van Dyck, che diede l’avvio alla grande stagione seicentesca.

Entrambi gli artisti, tanto diversi per età, formazione e cultura, erano accomunati dal carattere internazionale: sia Antoon che Sofonisba, nel corso delle loro carriere, non esitarono ad affrontare trasferimenti e lunghi viaggi per affermarsi nella loro arte.

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Sofonisba Anguissola, Tre bambini con cane, 1570-1590

Nata a Cremona nel 1535 circa, dalla nobile famiglia piacentina degli Anguissola, Sofonisba fu la primogenita di sei sorelle, tutte pittrici come lei.

Lontana dalla figura impetuosa e tormentata di Artemisia Gentileschi, Sofonisba seguì il suo tirocinio presso la bottega di Bernardino Campi, uno dei più affermati artisti cremonesi dell’epoca.

Subito si fece notare per la sua grande abilità nel genere del ritratto, qualità questa che le valse la chiamata alla corte di Madrid nel 1559, quale dama per la Regina Isabella di Valois e istitutrice nell’arte del disegno per le figlie.

Sotto il regno di Filippo II, Sofonisba divenne la principale ritrattista della famiglia reale fino al 1568, anno della morte della sua protettrice.

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Sofonisba Anguissola, Ritratto delle infante di Spagna Isabella e Catalina, 1570

I ritratti di Sofonisba si caratterizzano per un’estrema cura nella resa dei particolari, anche i più minuti, unita ad un’attenzione per la descrizione sentimentale ed emotiva del personaggio, capace di andare oltre la pura descrizione fisiognomica.

Dopo la morte della regina Isabella, Sofonisba incrociò la sua esistenza con la Sicilia attraverso la persona di Fabrizio Moncada, appartenente ad una importantissima famiglia siciliana che godeva anche del rispetto del re di Spagna Filippo II.

Nel 1572 il re acconsentì al matrimonio tra Fabrizio e Sofonisba, dotando quest’ultima di una dote assai generosa.

Tra il 1573 ed il 1575, Sofonisba potè godere della posizione privilegiata di consorte di uno dei nobili Moncada: visse nel palazzo di famiglia a Paternò tra lussi ed agi adeguati alla sua nuova posizione sociale.

Il matrimonio durò solamente cinque anni: nel 1575 Fabrizio, sorpreso dai pirati mentre viaggiava verso la Spagna, morì e Sofonisba lasciò la Sicilia per trasferirsi a Genova, dove aprì una scuola di pittura e sposò, in seconde nozze, il nobile Orazio Lomellino.

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Sofonisba Anguissola, Ritratto di Filippo II, 1565

Il soggiorno a Genova fu assai proficuo per il rinnovamento dei suoi modi che, educati ad un manierismo di stampo cinquecentesco, si andavano aprendo alle nuove suggestioni del secolo XVII.

Certo è che la pittura della Anguissola si mantenne sempre entro una nettezza di disegno e limpidezza di colore, segno e sigla della sua formazione tardo rinascimentale.

Nel 1614 Sofonisba approdò per la seconda volta a Palermo, questa volta spinta dagli interessi economici del secondo marito.

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Sofonisba Anguissola, Ritratto di Minerva Anguissola, 1560-1564

Il giovane van Dyck, facendo visita all’ormai anziana artista, intese certamente omaggiarla, ma anche cercare un modo per introdursi nella prestigiosa colonia dei mercanti genovesi a Palermo, nelle cui mani passava la gran parte del traffico commerciale.

L’impresa di van Dyck mal celava, dunque, la sua grande e prepotente ambizione, ossia quella di entrare a far parte di quell’ambiente così ricco e fecondo di committenze, strettamente legato ai locali ceti dirigenti aristocratici da un fitto reticolo di matrimoni e di relazioni finanziarie.

Raffigurata di tre quarti, il capo coperto da una cuffia e lo sguardo offuscato dall’età, seppur vigile e attento, così il fiammingo ritrasse Sofonisba un anno prima della sua morte.

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Antoon van Dyck, Ritratto di Sofonisba Anguissola, 1624

Un ritratto, questo, che rappresenta la cartina di tornasole dell’entrata di van Dyck nella ricca società palermitana e l’evoluzione nei modi della ritrattistica: l’anziana Sofonisba legittimava così la nuova arte che stava prendendo piede agli albori del Seicento.

Sofonisba ci saluta così, con questa immagine impietosa, ma tenera, cruda, ma veritiera, sicura della propria persona non dallo splendore delle stoffe e degli ornamenti, ma da quella forza e consapevolezza interiore, caratteristica principe del ritratto moderno.

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Sofonisba Anguissola, Auroritratto al cavalletto, 1554

Sofonisba Anguissola: una donna alla corte dei potenti ultima modifica: 2014-04-28T18:51:42+00:00 da barbara
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