"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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William Blake: l’arte come visione

William Blake: l’arte come visione

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William Blake, Hecate, 1795

Uomo di grandi passioni, ma anche di repentini cambiamenti, William Blake condusse un’esistenza da libero intellettuale, fuori ed oltre il comune sentire del suo tempo e dei suoi contemporanei.

Artista, artigiano, poeta e mistico, egli dedicò la sua vita a coltivare, con il pensiero e con l’arte, il suo personale mondo onirico e visionario.

“L’immaginazione non è uno stato mentale: è l’esistenza umana stessa”, soleva ripetere Blake, rivendicando, così, la scelta di ricercare nella sua intima realtà spirituale la fonte d’ispirazione delle sue opere.

Egli vagheggiava un’arte che fosse memoria dell’eterno e che non si facesse irretire dalle lusinghe edonistiche della natura: la schiavitù della Ragione e dei Sensi è la condanna a cui l’uomo deve sottrarsi.

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William Blake, Dio giudica Adamo, 1795

Il suo temperamento anticonformista e non convenzionale, lo portò a nutrire una certa avversione per il materialismo ed il razionalismo imperante, convinto che tale atteggiamento portasse solo ad imprigionare la mente e a generare oppressione e miseria.

Contro quella che era la ratio diffusa dell’epoca, fu un deciso sostenitore della capacità dell’uomo di superare, attraverso la sublimazione della propria dimensione interiore, la mera percezione sensoriale: “se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.”

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William Blake, L’Onnipotente, 1794

William Blake nacque il 28 novembre del 1757 a Soho, nel cuore di Londra, secondo dei sei figli di James Blake, un commerciante di maglieria.

Fin dall’infanzia si dedicò, con assiduità e passione, alla lettura e dimostrò un precoce talento per l’arte, che i genitori non esitarono ad incoraggiare.

Gli studi tradizionali non riuscirono a soddisfare il giovane Blake: allievo solitario ed isolato, si sottrasse all’educazione ufficiale, per sviluppare le sue naturali inclinazioni e i suoi originali interessi.

In un’epoca dove la pittura inglese era dominata dal gusto per il ritratto e, in misura minore, da quello per il paesaggio, William Blake si dedicò ai temi tratti dalle sue visioni dimostrando, inoltre, un inusuale interesse per l’arte gotica e medievale.

“L’arte greca – scriveva è una forma matematica, l’arte gotica una forma viva”: un universo immaginario popolato di demoni, diavoli, esseri grotteschi ed orripilanti, venne così a popolare l’opera dell’artista. Un interesse pionieristico, quest’ultimo, che gli diede un ruolo di primo piano in una Weltanschauung romantica ed allucinata.

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William Blake, Inferno Canto V, Illustrazione per la Divina Commedia di Dante Alighieri, 1825-1827

Rifiutando le categorie predefinite, Bene e Male, Ragione ed Immaginazione, Grazia e Perdizione, William Blake incrinò la fede nell’Illuminismo fondando, a sua volta, un credo, unico ed inimitabile, incline all’indocilità e irrispettoso verso ogni norma precostituita.

Con i suoi testi poetici ed il suo patrimonio figurativo, William Blake si spinse a realizzare una sorta di Testo Sacro che trovava i suoi fondamenti nella Bibbia e nella mitologia greca, sospinto dalla necessità di crearsi un proprio personale sistema di valori per non “finire”, come lui stesso affermava, “schiavo di quello di un altro uomo”.

Incline alla libertà e restio a sottostare a dogmi decodificati, Blake non si appiattì sui precetti indotti da una chiesa, fosse quella anglicana o quella cattolica. La sua religiosità fu tutta interiore e tesa nella ricerca dell’originaria unità dell’uomo, cosa che divenne per lui una sorta di ossessione.

Blake, infatti, era convinto che, in seguito al peccato originale, l’uomo avesse perduto la sua unità e i che i singoli componenti – ragione, immaginazione, sensi, emozioni – combattessero tra di loro generando uno stato di malessere e di tensione.

“Gli uomini vengono ammessi in Paradiso non perché abbiano dominato e frenato le proprie passioni o non ne abbiano avute affatto, ma perché hanno coltivato la loro capacità di conoscere. Il Tesoro del Paradiso non è la negazione della passione, ma la realtà dell’intelletto, da cui tutte le passioni fuoriescono libere nella loro eterna Gloria.”

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William Blake, Cristo Redentore, 1808

L’iconografia cristiana compare spesso nelle stampe e nei dipinti di Blake: le immagini esulano però dalla tradizione e danno vita ad una realtà onirica e fantastica, mistica ed esoterica, nello stesso tempo.

Una specie di viaggio nell’inconscio e nella visione extrasensoriale che anticipò l’universo freudiano e le conquiste della pittura moderna.
Dal punto di vista stilistico, Blake si espresse con forme vigorose e con colori energici ed infuocati, tali da riprodurre l’intensità delle sue visioni che appaiono, così, straordinariamente nitide e reali.

Egli affermava, infatti, che la sua arte non avesse nulla di “evanescente o intangibile”, ma fosse invece solida e ben organizzata, “ben al di là di ciò che l’effimera natura mortale riesce a produrre.”

Quanto alla tecnica, anche in questo caso, l’inglese si fece notare per il suo ruolo di outsider: rifiutò l’usuale pittura ad olio, che considerava un cedimento al formalismo e al piacere tattile, preferendo l’acquerello utilizzato, al tempo, per gli schizzi e i bozzetti più che per le rappresentazioni finite.

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William Blake, Isaac Newton, 1795

Dotato di uno spirito fiero, eccentrico, indipendente ed altero, William Blake non fece mai nulla per ingraziarsi il pubblico che, in verità, lo ricambiò con il più assoluto disinteresse.

La su arte fu definita come “un’accozzaglia di assurdità… le folli esternazioni di una mente alterata.” Di tutto ciò, però, non si diede mai pena, fermamente convinto che la sua opera non avesse bisogno del comune consenso e che, anzi, dovesse e potesse risplendere di vita propria.

“Vedere un Mondo in un granello di sabbia, e un Cielo in un fiore selvatico, tenere l’Infinito nel cavo della mano e l’Eternità in un’ora.”

Il 12 agosto 1827, all’età di sessantanove anni, William Blake morì in seguito ad una lunga malattia. Considerato uno squilibrato e guardato, dai più, con sufficienza, venne riscoperto e rivalutato solamente un secolo dopo la sua morte, quando venne osannato come uno degli artisti più geniali della sua epoca.

“Non c’è dubbio che questo poveraccio fosse pazzo, ma c’è qualcosa nella sua pazzia che attira il mio interesse più dell’equilibrio di Lord Byron e Walter Scott.”

(William Wordsworth)

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William Blake, Beatrice, Illustrazione per la Divina Commedia di Dante Alighieri, 1825-1827

William Blake: l’arte come visione ultima modifica: 2014-04-14T17:53:25+00:00 da barbara
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