"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Scatti d’artista: Robert Doisneau

Scatti d’artista: Robert Doisneau

“I ragazzi che si amano si baciano in piedi
Contro le porte della notte
E i passanti che passano li segnano a dito
Ma i ragazzi che si amano
Non ci sono per nessuno
Ed è la loro ombra soltanto
Che trema nella notte
Stimolando la rabbia dei passanti
La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia
I ragazzi che si amano non ci sono per nessuno
Essi sono altrove molto più lontano della notte
Molto più in alto del giorno
Nell’abbagliante splendore del loro primo amore”

(Jacques Prévert, “I ragazzi che si amano”, 1946)

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Robert Doisneau, Il bacio all’Opera, 1950

Una Parigi senza tempo, dalle magiche atmosfere rarefatte; una Parigi oramai scomparsa, se mai fosse veramente esistita, ma viva e presente nell’immaginario collettivo grazie agli scatti di Robert Doisneau, superbo interprete di una città da cartolina, romantica e sentimentale, favolosa e teneramente affettuosa.

Tutta l’opera di Doisneau ha come protagonista la città di Parigi, il palcoscenico privilegiato dove si mosse la sua macchina alla ricerca di attimi di vitalità da cogliere ed immortalare.

A guerra finita, in un bianco e nero fotograficamente perfetto, Doisneau impresse nella sua pellicola un’epoca in cui tutto poteva e doveva ancora accadere: un racconto corale dove spensieratezza e gioia di vivere erano i protagonisti assoluti.

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Robert Doisneau, Gli scolari della Rue Damesme, 1956

“Il mondo che cercavo di mostrare era quello in cui io stesso mi sarei sentito bene. Fra persone gentili, dove trovare la tenerezza di cui sentivo il bisogno. Le mie foto volevano essere la prova che un mondo così può esistere.”

Robert Doisneau era un poeta delle piccole cose, andava “lì dove non c’è niente da vedere”, come lui stesso affermava, e invece sapeva ben guardare la vita di tutti i giorni, ammantando di dignità anche i lavori più umili e restituendo l’identità dell’animo popolare.

Robert Doisneau nacque nel 1912 a Gentilly, alle porte di Parigi, nelle ultime propaggini di quella periferia che fu per decenni il suo soggetto preferito.

“Mi piacciono le barricate, i luoghi in cui senti il cuore battere. Non amo i quartieri dove la vita è segreta.” E Doisneau si teneva ben lontano dalle case residenziali della rive gauche o da quelle borghesi del sedicesimo arrondissement lui, che aveva lavorato come fotografo industriale della Renault, conosceva bene la vita operaia ed i quartieri periferici dove era ancora possibile “impossessarsi dei tesori che i suoi contemporanei trasmettono inconsciamente.”

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Robert Doisenau, Fox-terriersul Pont des Arts,1953

Le rive della Senna, i bistrot, le portinaie nella loro guardiola, i bimbi che giocano in strada, i fruttivendoli di quartiere, gli innamorati, fotogrammi che narrano una storia minore intrisa di purezza e di un tocco di garbata ironia.

La Parigi di Doisneau è una Parigi aneddotica e vernacolare, un po’ surreale nella sua perfetta levità, un’immagine che ha però fatto scuola ed è divenuta l’emblema di quella Parigi graziosa e pittoresca della vie en rose e dei buoni sentimenti.

Una Parigi vernacolare, umana, provinciale, sempre dolce come una crêpe e zuccherina come un Pastiss. E proprio qui risiede tutta l’abilità e la bravura di Doisneau, nel farci credere all’esistenza reale di una Parigi di questo tipo, che invece lui aveva costruito anno dopo anno, scatto dopo scatto.

“Parigi è un teatro il cui biglietto d’ingresso si paga col tempo perduto”, diceva, dando a tutti l’illusione di essere un cantore fedele ed oggettivo, mentre la sua visione reinterpretava la realtà esistente.

Colto, istruito e padrone dei propri mezzi espressivi, Doisneau fu un abile fabbricante di immagini e non un oggettivo collezionista di frammenti di umanità. E’ importante tenere in considerazione questo elemento per capire l’arte di Doisneau che è tutto tranne il prodotto spontaneo di un ingenuo osservatore delle cose. Ciò non toglie nulla alla grandezza della sua opera, ma va rilevato anche a fronte delle inutili polemiche e dei casi giudiziari sorti attorno alla sua foto simbolo: Il bacio dell’Hotel de Ville.

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Robert Doisneau, Il bacio dell’Hotel de Ville, 1950

Il bacio fotografico più famoso e riprodotto del mondo, emblema dell’amore gioioso e dell’eterno incanto di Parigi: due innamorati che camminando sul marciapiede si baciano tra i passanti, lei con la testa leggermente inclinata all’indietro, e sullo sfondo la sagoma sfumata dell’Hotel de Ville, il Municipio di Parigi.

Ebbene una delle foto più celebri in assoluto, ritenuta per anni uno scatto spontaneo di Doisneau è stata costruita a tavolino, come lo stesso autore rivelò poi successivamente. Una foto attentamente studiata e non, come si era sempre pensato, lo scatto rubato a due amanti appassionati: “non avrei mai potuto fare uno scatto del genere” – ebbe a dire Doinsneau – “perché raramente chi si bacia in mezzo alla strada è una coppia legittima.”

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Robert Doisneau, La cavalleria del Champ-de-Mars, 1969

Robert Doisneau fu, in sostanza, un abile manipolatore della retorica delle forme di cui si servì per offrire una nuova immagine alla sua città: dopo la  Belle Époque e gli années folles prebellici, Parigi aveva bisogno di un mito diverso, di un volto che fosse coerente con un’epoca storica completamente mutata.

Ed ecco che Doisneau venne a colmare un bisogno generale di poesia, restituendo un’immagine di Parigi ad uso e consumo di un mondo che, credendola vera, la verrà a cercare negli anni a venire.

“Lasciare alle future generazioni una testimonianza della Parigi dell’epoca in cui ho tentato di vivere è stata l’ultima delle mie preoccupazioni”, meglio rifugiarsi in un mito sognante, anche se premeditato.

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Robert Doisneau, Bolidi, 1946

Scatti d’artista: Robert Doisneau ultima modifica: 2014-04-12T13:06:30+00:00 da barbara
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