"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Michelangelo Pistoletto: “C’è dio? Sì, ci sono”

Michelangelo Pistoletto: “C’è dio? Sì, ci sono”

 “Il mio lavoro è molto vicino alla scienza. Cerco di cogliere la trasformazione, guardo la realtà da uno specchio che la riflette.” (Michelangelo Pistoletto)

Michelangelo Pistoletto, Uomo in piedi, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 1962-1982

Michelangelo Pistoletto, Uomo in piedi, serigrafia su acciaio inox lucidato a specchio, 1962-1982

L’arte contemporanea non è quasi mai bellezza intesa nel senso classico di proporzione, armonia e simmetria.

Molto più spesso l’arte contemporanea propone una riflessione sul presente e sulla contemporaneità, un pensiero visivo, un interrogativo sul mondo a cui cerca di dare risposta attraverso la forma.

Può essere arte, dunque, anche ciò che sfugge alla canonica definizione di bello o ciò che riflette un gesto di violenza o di ferita come, ad esempio, i “tagli” di Fontana.

Nell’arte contemporanea, a volte, parlano più le idee che le immagini che possono essere sgradevoli ed esteticamente brutte.

In questo marasma è spesso difficile orientarsi: non esistendo più un valore assoluto, è lecito avere delle difficoltà nel giudicare un’opera ed il suo valore.

L’arte contemporanea andrebbe valutata più attraverso gli autori che attraverso le loro opere: imparare l’arte significa conoscere gli uomini e le donne che ne sono gli artefici.
Un panorama caotico e frammentario dove tutto può o non può essere arte.

Nel suo significato più profondo, però, l’arte c’è ed è facilmente individuabile: la vera arte non rinuncia al tentativo di rappresentare il sospetto di un’altra bellezza; essa è titubante su ogni cosa, ma non nel desiderio di essere un’apparizione rara, un’epifania della vita, una manifestazione fuggitiva dello spirito del tempo.

Certamente vi sono delle cose che possono piacere o non piacere, ma certamente l’arte contemporanea è meno semplice, abbisogna di una maggiore riflessione e conoscenza per poterla comprendere e, una volta compresa, può sempre piacere o non piacere, non rispondendo essa a delle categorie estetiche assolute e predefinite.

Michelangelo Pistoletto, C'è dio? Sì, ci sono, 1976

Michelangelo Pistoletto, C’è dio? Sì, ci sono, 1976

C’è una foto che mi ha sempre incuriosita e che potrebbe essere già , di per se stessa, un’opera d’arte compiuta.

Un uomo con barba e capelli lunghi indica con un pennello la scritta che ha appena dipinto sul muro in un corsivo sobrio e pulito: C’è dio? Sì, ci sono.

Devo ammettere che l’ambientazione da factory anni Settanta ed il contenuto della scritta hanno giocato un ruolo di primo piano nel catalizzare la mia attenzione, tanto che desideravo saperne di più di quella foto: che cosa realmente rappresentava? Chi erano i personaggi? In quale contesto era stata scattata?

Dietro alle fattezze dell’uomo barbuto si cela un grande interprete dell’arte contemporanea, grande non solo per il nome, che lo colloca nell’empireo dei grandi classici, ma soprattutto per la sua inesausta ricerca su nuovi linguaggi figurativi: Michelangelo Pistoletto.

Il suo lavoro ha sempre avuto, come caratteristica unificante, la tematica della moltiplicazione: secondo l’artista l’umanità oggi ha varcato la soglia del Terzo Paradiso, dopo aver vissuto il primo, nel quale eravamo totalmente integrati con la natura, ed il secondo, quello artificiale della tecnica e delle arti, ora siamo pronti a coniugare le due visioni al fine di rendere la nostra vita e l’intero pianeta fertile e creativo. L’arte, per Pistoletto, ha dunque il compito di esprimere e rivendicare questa visione collettiva.

“E’ vago e pretestuoso parlare di democrazia in senso meramente populistico. Si devono innescare le pratiche di conoscenza, consapevolezza e discernimento del singolo individuo nei rapporti diretti tra persona e persona, fino a comprendere l’intera società democratica. […] Condividere vuol dire apportare all’altro la propria coscienza, consapevolezza e conoscenza. Inoltre se il guadagno e la gratuità, in un bilanciamento degli opposti, saranno compresenti in egual misura, lo scambio inter-individuale porterà ad una ricchezza comune.”

La foto in questione è stata scattata durante una performance del 1976, proprio a testimoniare dell’esistenza di dio in ognuno di noi: cadono così le gerarchie strutturate e codificate a favore di una visione collettiva e onnicomprensiva della realtà.

“Durante una performance, nel 1976, ho scritto sul muro C’è dio? Sì, ci sono. Questa affermazione decostruisce la struttura piramidale in cima alla quale è posto un capo assoluto, proprio del monoteismo. I monoteisti hanno contribuito alla strutturazione gerarchica e politica dei diversi popoli, tra i quali si generano mostruosi conflitti. Sì, ci sono, significa che ognuno è Dio, e dunque dio non è più uno solo, ritrovandosi in tutte le persone: al concetto di monoteismo si sostituisce quello di omniteismo. Se mia figlia o mio nipote mi chiedessero C’è dio? risponderei Sì, ci sei! Nell’omniteismo il concetto di dio non è escluso, ma non è esclusivo. Anzi è inclusivo poiché si identifica in ogni persona, cioè in tutti.”

Pistoletto ci indica una nuova via dell’arte, quella di un’arte responsabile capace di coniugare assieme creazione e fruizione della vita. In questo modo egli intende proteggerci dalla bellezza, dalla sterile bellezza della pura forma, arricchendo il fare artistico di valori ulteriori e più autentici. Aleggia sopra tutti noi l’era del Terzo Paradiso, costellazione protettiva e simbolica di un futuro migliore che solo l’arte può assicurare, garantendo la coesistenza delle differenze.

Un’arte sociale e socialmente rilevante, dunque, atta a proporre crescita e cambiamento, un’arte per tutti e frutto di una creazione collettiva.

“… se io faccio una mostra la faccio totalmente in senso non tradizionale. Non penso alla possibilità di esporre oggetti portandoli da fuori e piazzandoli in mostra ma penso a una modalità diversa, come quella che ho scelto quando ho curato l’Evento di Bordeaux, per creare una situazione creativa con persone e opere nate lì, con la gente che vive lì e facendo un’operazione insieme alle persone, in un luogo dove vive la gente, questo mi interessa.”

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967-1974

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967-1974

Michelangelo Pistoletto: “C’è dio? Sì, ci sono” ultima modifica: 2014-04-10T18:21:25+00:00 da barbara
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