"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Scatti d’artista: Ugo Mulas

Scatti d’artista: Ugo Mulas

 “Non ho mai amato fotografare paesi lontani, esotici, non ho visto la Cina, né l’India, né il Giappone. Perché penso che un fotografo possa correre avventure non meno eccitanti e istruttive girovagando a piedi tra Porta Romana e Porta Ticinese.”

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Ugo Mulas, Lucio Fontana, Milano, 1964

Nato nel 1928 a Pozzolengo, figlio di un maresciallo dei carabinieri, Ugo Mulas voleva fare il poeta.

Lasciò gli studi di giurisprudenza per prendere lezioni di disegno all’Accademia di Brera.

Nel 1953 il primo scatto al Bar Jamaica, ritrovo di intellettuali e di artisti nella Milano degli anni Cinquanta. Fu un amore a prima vista: da quel momento la fotografia e l’arte divennero per Mulas due realtà imprescindibili e totalizzanti. Tutte le foto di Mulas bisogna vederle con un occhio rivolto anche alla storia dell’arte, perché nessun altro come lui ha saputo raccontare e capire le avanguardie.

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Ugo Mulas, Tancredi Parmeggiani, 1961

I suoi esordi furono il frutto della casualità, di un gesto compiuto con una macchina presa a prestito, perché, a quei tempi, di soldi ne giravano pochi, ma tanta era la curiosità di fare, di vedere e di sperimentare.

La periferia della città che inizia a svegliarsi, i poveri che dormono alla stazione Centrale, dove qualche volta anche Mulas trovò ricovero, questi sono i suoi primi soggetti, scatti di tono neorealista che affondano le radici nel dibattito culturale sulla città ed il suo avvenire nell’epoca industriale.

E poi i grandi amici del Bar Jamaica, da Lucio Fontana a Piero Manzoni, che amavano riunirsi tra caffè, vino, libri e sigarette a parlare di neoavanguardia, un piccolo mondo di individui e di idee straordinarie.

Il suo bar, quello del quartiere in cui viveva, il luogo culturalmente più ricco di Milano, dove tanti altri provinciali come lui fecero la loro fortuna. Il primo servizio fotografico che lo rese noto ritrae proprio gli esterni e gli interni del Jamaica, una sorta di piccolo bistrot parigino dove intellettuali ed artisti si mescolavano a bottegai ed artigiani in un caleidoscopio umano unico e irripetibile.

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Ugo Mulas, Bar Jamaica, Milano, 1953

Da qui Mulas prese le mosse per il suo meraviglioso viaggio nel mondo dell’arte contemporanea che lo portò ad essere protagonista e testimone del lavoro dei grandi nomi del Novecento.

Mulas, con le sue foto, dimostrò di saper raccontare l’opera e l’artista in modo sincero e genuino: il fotografo riconosce l’artista e ne diventa l’interprete esemplare.

“Al fotografo il compito di individuare una sua realtà, alla macchina quello di registrarla nella sua totalità.”

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Ugo Mulas, Man Ray, parigi, 1972

In seguito alla scoperta della nuova arte americana alla Biennale di Venezia del 1964, Mulas trascorse tre lunghi periodi della sua vita a New York, dando vita a degli scatti che saranno un importantissimo documento della pop art americana.

“In un primo momento, negli Stati Uniti sono stato più stordito che convinto; poi, mi sono entusiasmato, perché non si trattava soltanto di prendere contatto con una certa pittura, quanto di entrare nel mondo dei pittori, e al tempo stesso di condividere un momento straordinario, di essere il testimone di una cosa veramente importante nel momento in cui capitava e si affermava.”

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Ugo Mulas, John Cage, New York, 1964

E Mulas riuscì ad entrare perfettamente nella vivace realtà artistica d’oltreoceano, indagando e ritraendo gli artisti attraverso la condivisione, emotiva prima che fotografica, della loro esperienza, alla scoperta del magico attimo in cui l’arte si fa.

Scrutò con acutezza John Cage nella sua dimora, Rauschenberg nel suo loft con il materasso a terra per dormire, Lichtenstein con i suoi fumetti, Andy Warhol nella sua Factory, Marcel Duchamp e molti altri ancora.

Il risultato fu un vero e proprio reportage di un momento fatidico, non solo per la storia dell’arte, ma per la cultura in generale.

Una presenza appassionata, costante, discreta accanto a chi fa arte fu quella di Mulas che riuscì a penetrare, con una foto, nell’identità segreta dell’artista, nell’enigma remoto che non si fa vedere.

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Ugo Mulas, Roy Lichtenstein, New York, 1964

“Fotografavo tutto perché mi interessava registrare l’atmosfera di ogni evento artistico.”

Dopo aver praticato la fotografia da autodidatta per oltre vent’anni, ecco che Mulas, negli anni Settanta, sentì l’esigenza di pensare alla propria vita e al proprio lavoro.

Le Verifiche nacquero proprio come una riflessione sull’arte della fotografia a posteriori: una serie di immagini dal grande potere evocativo, tese ad esibire le possibilità del mezzo fotografico.

Dopo una vita spesa a guardare la vita degli altri, alle soglie della sua prematura scomparsa, Mulas rivolse lo sguardo verso se stesso: l’uomo che guardò fuori per guardarsi dentro.

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Ugo Mulas, Andy Warhol nella sua Factory, New York, 1964

“Nel 1970 ho cominciato a fare delle foto che hanno per tema la fotografia stessa, una specie di analisi dell’operazione fotografica per individuarne gli elementi costitutivi e il loro valore in sé.

Per esempio, che cosa è la superficie sensibile? Che cosa significa usare il teleobiettivo o un grandangolo? Che legame corre tra una foto e la sua didascalia? ecc.

Sono i temi, in fondo, di ogni manuale di fotografia, ma visti dalla parte opposta, cioè da vent’anni di pratica, mentre i manuali sono fatti, e letti, di solito, per il debutto.

Può darsi che alla base di queste mie divagazioni ci sia quel bisogno di chiarire il proprio gioco, così tipico degli autodidatti, che essendo partiti al buio, vogliono mettere tutto in chiaro, e conservano rispetto al mestiere conquistato giorno dopo giorno, un certo candore e molto entusiasmo.

Ho chiamato questa serie di foto Verifiche, perché il loro scopo era quello di farmi toccare con mano il senso delle operazioni che per anni ho ripetuto cento volte al giorno, senza mai fermarmi una volta a considerarle in se stesse, sganciate dal loro aspetto utilitaristico.”

 

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Ugo Mulas, Autoritratto riflesso nell’opera di Michelangelo Pistoletto “Vitalità del negativo”, 1970

 

 

 

Scatti d’artista: Ugo Mulas ultima modifica: 2014-04-04T17:34:49+00:00 da barbara
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