"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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La Cappella Sansevero: la Cappella filosofica

La Cappella Sansevero: la Cappella filosofica

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Francesco Maria Russo, Gloria del Paradiso, affresco della volta della Cappella Sansevero, 1749. Pare che i colori usati per l’affresco siano stati ideati dallo stesso principe Raimondo di Sangro, essi, pur non essendo mai stati restaurati, appaiono ancora vividi e brillanti.

Un personaggio dalle tinte fosche che pare uscito dalle pagine di un romanzo di Carolina Invernizio.

Mago, stregone, negromante o ciarlatano, per lungo tempo ritenuto un folle eccentrico, il principe di Sansevero Raimondo di Sangro fu una personalità controversa e chiacchierata e forse, proprio per questo motivo, ricca di grande fascino.

In anni recenti è avvenuta una riabilitazione del principe, attraverso una seria rilettura dei suoi scritti che lo collocano come uno scienziato, inventore di macchine idrauliche e pirotecniche, colto erudita ma, soprattutto, alchimista.

Raimondo di Sangro fu un pò il simbolo del Barocco e dei fermenti che in tutta Europa percorrevano le classi agiate.

Egli si identificò perfettamente con la sua città, Napoli, la città più europea e caleidoscopica della penisola, dove sopravvivevano credenze di un antichissimo passato in un alternarsi di modernità e cieca superstizione; la Napoli dei borbone e di quella aristocrazia parassitaria che viveva in palazzi patrizi circondati da una plebe lercia e chiassosa, alimentando leggende e dicerie cariche di suggestione.

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Francesco Queirolo, Il Disinganno, dettaglio, 1754

Nato nel 1710, erede di una delle più grandi famiglie del regno, proprietario di immensi feudi in Calabria ed in Puglia, amico personale del Re, studioso di strategie militari, inventore, sperimentatore, massone ma, in particolare, noto per l’edificazione della Cappella Sansevero.

La Cappella, ideata e concepita da Raimondo, rappresenta una sorta di labirinto iniziatico: una mappa architettonica atta a conseguire la conoscenza.

Con quest’opera egli intese lasciare un messaggio eterno che avrebbe permesso di decifrare i segreti della palingenesi e le tappe del perfezionamento interiore.

Una cappella filosofica, dunque, dove l’allegoria cela un complesso piano intellettuale e conoscitivo.

alla luce delle lampade

Giuseppe Sanmartino, Cristo Velato, dettaglio, 1753

Uno dei soggetti più interessanti della complessa struttura è sicuramente il Cristo Velato, raffinata statua marmorea eseguita da Giuseppe Sanmartino, artista celebre per la sua misurata eleganza ed il virtuosismo barocco del suo scalpello.

La scultura venne posta nella parte centrale della Cappella, opera conclusiva e insieme iniziale del percorso formativo-iniziatico, poiché in essa la definitiva negazione della morte si scontrava con l’allusione alla resurrezione.

Il Cristo poggia su di un materasso con due cuscini, il sottilissimo drappeggio del sudario nasconde e rivela l’umanità del corpo abbandonato nel baratro della fine, che pare sul punto di essere rianimato: un misterioso risveglio che incarna lo spirito con il quale il tempio fu eretto.

Ciò che maggiormente desta meraviglia è l’esecuzione del velo, un’esecuzione realistica con sorprendenti effetti plastici: Canova stesso, stupito di fronte a tale maestria, provò ad acquistare l’opera a qualsiasi prezzo.

increspatura del velo

Giuseppe Sanmartino, Cristo Velato, dettaglio dell’increspatura del velo, 1753

Ma quale segreto si cela dietro questo drappo così finemente formato?

Il mistero venne risolto dalle carte d’archivio in cui è stato rintracciato il contratto stipulato tra Raimondo di Sangro ed il Sanmartino per la realizzazione della statua.

In esso si legge che il 25 novembre 1752 le due parti si accordarono per l’esecuzione del Cristo Velato.

Lo scultore si impegnò a creare “di tutta bontà e perfezione una statua raffigurante Nostro Signore Morto al Naturale da porre situata nella Chiesa Gentilizia di D. Sig. Principe (…) cioè un Cristo Velato steso su d’un materazzo che sta sopra a un panneggio e appoggia la testa su due cuscini”, Raimondo di Sangro, oltre a procurare il marmo necessario, siobbligava “ad apprestare una Sindone di tela tessuta, la quale doverà essere depositata sovra la scultura; acciò, dipoichè, esso Principe l’haverà lavorata secondo sua propria creazione; e cioè una deposizione di strato minutioso di marmo composito in grana finissima sovrapposto al velo. Il quale strato di marmo dell’idea del Sig. Principe, farà apparire per la sua finezza il sembiante di Nostro Signore dinotante come fosse scolpito di tutto con la statua.”

Il velo non è quindi di marmo, ma di finissima stoffa marmorizzata con un procedimento alchemico di cui, in un altro documento, viene rivelata dal Sansevero stesso la ricetta per la fabbricazione.

Questa scoperta ha certamente ridimensionato l’abilità del Sanmartino e degli altri artisti che operarono nella Cappella, mettendo in rilievo, nello stesso tempo, il talento alchemico del Principe; fatto questo che ci consente di riconsiderare la figura di quest’uomo, per troppo tempo superficialmente bollato come stregone.

In effetti egli non fece mai nulla per placare le dicerie che si alimentavano su di lui, sia tra il popolino, che tra gli aristocratici, non c’è dubbio, però, che questa rappresenta solo una testimonianza della sua vasta cultura e delle sue ampie ricerche scientifiche degne di una più attenta e seria considerazione.

Cristo velato

Giuseppe Sanmartino, Cristo Velato, 1753

La Cappella Sansevero: la Cappella filosofica ultima modifica: 2014-03-29T17:28:56+00:00 da barbara
4 Comments
  • lillyslifestyle
    Posted at 12:20h, 30 marzo Rispondi

    Quanti ricordi. Una perla poco conosciuta.
    Interessantissimo articolo.
    Buona domenica

  • dbd66
    Posted at 13:19h, 31 marzo Rispondi

    il Cristo S-Velato dunque …. un’ opera davvero notevole per un ciarlatano !
    “vedi Napoli e muori” , a maggior ragione ora 🙂

    • barbarameletto
      Posted at 17:35h, 01 aprile Rispondi

      Ciarlatano non tanto a questo punto … andrebbe vista dal vivo, è veramente incredibile. 😉 Se ti capita un viaggetto a Napoli … 😀

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