"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Lucio Fontana: il Gran Maestro del rasoio

Lucio Fontana: il Gran Maestro del rasoio

Fontana

Lucio Fontana

“Quello dei tagli”, implacabili, precisi, chirurgici, dai cui non esce nemmeno un fiotto di sangue come a testimoniare la mancanza assoluta di un cuore entro il cavo della tela così lacerata.

Lucio Fontana deve la sua fama proprio a questa forma di profanazione del quadro: dopo secoli di storie, di facce, di avvenimenti, di gesti, di passioni e di sentimenti che avevano colmato le tele, ecco che uno squarcio si apre su di esse.

Uno squarcio in grado di travalicare i confini tra pittura e scultura, rompendo, in modo radicale, con ogni tradizione: un taglio capace di aprire le porte ad una nuova visione della prospettiva, dello spazio e della luce.

I tagli di Fontana rappresentano, dopo anni di sperimentazioni artistiche connotate dalla banalità e dalla volgarità, un tentativo di ricondurre l’arte a quel suo concetto di purezza e di idealità: la tensione verso un bello perturbante.

Qui risiede tutta la modernità ma anche la forte classicità di Fontana: sollevò un lembo su quello spazio aperto all’infinito, dove giace l’idea stessa della pura bellezza.

Gran Maestro del rasoio, Fontana deve la sua popolarità proprio a queste opere, icona e simbolo di una violenza pulita, indolore, necessaria.

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Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attesa, 1965

Nato in Argentina, a Santa Fè, nel 1899, lo troviamo poi a Milano nel 1927 per frequentare i corsi di scultura di Adolfo Wildt all’Accademia di Brera.

Da questo formidabile scultore funereo, Lucio apprese che la pienezza della scultura risiede nel vuoto e nella tensione delle linee, più che nella retorica dei volumi: una lezione, questa, che diverrà un elemento prezioso del suo percorso artistico.

Materia ed assenza di materia furono i due poli entro i quali si alternò la sua opera, succedendosi con regolarità e una naturalezza artificiosamente studiata.

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Lucio Fontana, Signorina seduta, 1934

Dagli anni Trenta dedicati all’astrazione più rigorosa, alle fastose, lussuose e prepotentemente corpose ceramiche del 1936, eseguite presso le manifatture di Albissola e di Sèvres: l’aria di privazione fu spazzata via da uno straordinario ritorno di figure.

Fontana, dunque, per circa un decennio passò indifferentemente e con agio dalle contrizioni astrattiste alle barocche e vivaci farfalle, meduse e maschere.

Personalità introversa e solitaria, Fontana fu refrattario sia al ruolo di leader che a quello di discepolo, portando avanti una sua riflessione personale entro lo spirito del suo tempo.

A Parigi conobbe Mirò, Tzara e Brancusi e, con quest’ultimo, strinse dei forti legami di amicizia anche se dissentivano nella concezione della forma: Brancusi era attirato dal chiuso di un blocco inviolabile, mentre Fontana prediligeva lo spazio aperto.

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Lucio Fontana, Concetto Spaziale, Attese, 1959

Nel 1946, suggerì, ma non firmò il Manifesto Blanco e l’anno dopo, in Italia, stese il Primo Manifesto dello Spazialismo, dove mise a punto le sue convinzioni teoriche, sancendo la nascita di un’arte che sviluppasse, contemporaneamente, tempo, spazio e movimento.

Dopo alcuni Concetti spaziali ecco comparire i primi buchi: “i buchi! Nessuna rivoluzione, una forma come un’altra di decorare la tela”, così affermava l’artista.

Con i buchi ed i tagli, Fontana cercò di esplorare quell’universo che è infinito in tutte le dimensioni, superando la pittura e sconfinando nella scultura, egli tentò di afferrare anche il suono ed il movimento.

Attraverso successive visioni ed ambizioni, dunque, Fontana giunse alla lucida infallibilità di quei tagli: un carico di energia creativa che si consumò in un attimo rapido di eleganza fulminea.

“Il buco, passa l’infinito di lì, passa la luce, non c’è bisogno di dipingere… tutti hanno creduto che io volessi distruggere: ma non è vero, io ho costruito…”

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Lucio Fontana, Concetto spaziale, Attese, 1968

Lucio Fontana: il Gran Maestro del rasoio ultima modifica: 2014-03-27T19:27:38+00:00 da barbara
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