"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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I Preraffaelliti: la riscoperta del primitivo.

I Preraffaelliti: la riscoperta del primitivo.

“Andare verso la natura con onestà di cuore, non rifiutando niente, non scegliendo niente, non disprezzando niente, credendo a tutte le cose buone e giuste ed esultando sempre nella verità.”

(John Ruskin)

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William Holman Hunt, La dama di Shalott, 1889

Non tutti i letterati e gli artisti inglesi che visitarono l’Italia durante il loro Grand Tour furono conquistati dalla bellezza classica degli antichi o da quella idealizzata del rinascimento maturo.

Molti di loro trovarono nella pittura arcaica del medioevo e del Quattrocento modelli più consoni alla loro sensibilità e alla realtà a loro contemporanea.

Un manipolo di questi artisti, accomunati dalla predilezione per l’arte italiana primitiva in opposizione allo stile accademico imperante, strinse un sodalizio a Londra, nel 1848, per dare vita alla confraternita preraffaellita.

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Edward Burne-Jones, Le nozze di Psiche, 1895

I protagonisti di questa associazione, di vita breve ma che lascerà degli strascichi fino alla fine del secolo, furono Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hut e John Everett Millais, a cui si unirono, in seguito, lo scultore Thomas Woolner, il pittore James Collison ed i letterati Frederick George Stephens e William Michael Rossetti.

Le idee di John Ruskin, espresse nei primi due volumi di The modern painters (1843 e 1846), furono fondamentali per lo sviluppo della poetica dei Preraffaelliti: guardare alla natura con sguardo limpido e lasciarsi guidare da essa, questi erano i principi a cui attenersi.

Essi vedevano nell’arte primitiva un’arte sincera e non corrotta dalle convenzioni artistiche: la realtà andava indagata di per se stessa, riscoprendo il lato divino e simbolico che ogni particolare della natura è in grado di assumere.

Il compito supremo dell’artista è così quello di lasciarsi guidare dall’opera di Dio, senza modificarla od alterarla.

Lo stesso nome che adottarono esprimeva chiaramente il rifiuto di Raffaello e di tutta quell’arte che, per realizzare il bello ideale, aveva tradito la verità della natura.

Naturalismo e primitivismo saranno quindi i due poli su cui si giocherà, all’inizio, l’avventura preraffaellita.

Con declinazioni e interpretazioni diverse, l’opera di questi artisti sarà connotata da un medievalismo di temi e di gusto, dall’uso di colori puri, dall’inclinazione a trattare in modo prosaico soggetti poetici, storici o religiosi, e dalla vocazione a ritrarre anche episodi della vita contemporanea.

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Dante Gabriel Rossetti, Ecce ancilla domini, 1850

I confratelli costituirono un’associazione chiusa, una sorta di setta per ispirati, cadenzata da regole e da incontri segreti, con la precisa intenzione di uniformare le loro esistenze secondo un’etica comune espressa attraverso l’arte.

Essi, utilizzando i modi artistici e percettivi del presente, intendevano recuperare la sensibilità del passato: la rappresentazione fedele della realtà diviene così non solo un valore estetico, ma, soprattutto, un mezzo di rinnovamento morale.

Fin dall’inizio degli anni cinquanta, all’interno del gruppo preraffaellita, si evidenziarono contradditorie tendenze che, negli anni successivi, diedero vita a due indirizzi contrapposti: da un lato i cultori ossessivi della verità di natura cappeggiati da Holman Hunt, e dall’altra la singolare e prestigiosa figura di Dante Gabriel Rossetti, immerso nella particolarità del suo mondo e circondato da entusiasti seguaci.

Non possiamo dunque parlare di un movimento, ma di un manipolo di persone che, in un determinato luogo e in determinato momento, si riunirono sotto una comune egida: un universo composito e disomogeneo dove, pian piano, emergeranno fratture e tensioni dovute alle peculiarità caratteriali ed espressive dei singoli membri.

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John Everett Millais, Ophelia, 1851-1852

Caratteristica comune al variegato universo preraffaellita è la sua matrice fortemente poetica, secondo un antico precetto ut pictura poësis: Keats, Shelley, Browning, Tennyson, ma anche Dante, Caucher e Shakespeare, dominano come grandi maestri in grado di fornire una gran numero di interpretazioni figurali, spesso originali ed inedite.

Temi religiosi reinventati in modo primitivo, l’attualità adombrata nella storia o l’attualità ricoperta di una patina antica, ritratti femminili misteriosi e seducenti, interesse iperrealistico per i dettagli siano essi di persone o cose, tutto e molto altro ancora pervase l’arte preraffaellita che, iniziata come un’unione di intenti, si affermerà nella visione particolare dei suoi protagonisti.

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Dante Gabriel Rossetti, Penelope, 1869

A poco a poco, infatti, quel senso etico e morale che aveva reso così attraente l’arte cristiana primitiva, si spegnerà sostituito da altri ideali: l’aspirazione estetizzante all’arte per l’arte, il culto della bellezza fine a se stessa, il ritorno al classicismo nutrito di fervore romantico.

Abbandonata oramai la speranza di trovare un linguaggio in grado di rappresentare la vita, il movimento preraffaellita si rifugerà, così, in un sogno bellissimo ma, irrimediabilmente, lontano dalla realtà delle cose.

“Così l’intera Tavola Rotonda si è dissolta”, dirà Rossetti, “siamo emersi da insulti avventati ad una posizione di riconoscimento generale”: la Confraternita, seppur disgregata, aveva assolto i suoi compiti, la strada per la personale affermazione di ciascun affiliato era così aperta.

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Edward Burne Jones, Ultimo sonno di Artù a Avalon, dettaglio, 1898

I Preraffaelliti: la riscoperta del primitivo. ultima modifica: 2014-03-10T19:40:46+00:00 da barbara
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