"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Francesco Guardi: l’impressione di Venezia

Francesco Guardi: l’impressione di Venezia

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Francesco Guardi, Piazza San Marco, 1760

Dal maggio del 1746 al 1755, Canaletto soggiornò a Londra sostenuto da lettere di referenze del console Smith; questo fortunato viaggio ebbe il merito di confermare la fama di Canaletto come pittore di vedute e, al contempo, di stimolare e rafforzare l’interesse dei collezionisti inglesi verso questo genere pittorico.

Le vedute di Venezia erano infatti molto richieste tra gli aristocratici inglesi, per i quali la città lagunare rappresentava una tappa essenziale del Grand Tour.

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Francesco Guardi, Concerto di dame al casino dei Filarmonici, 1782

Città di notevole pregio artistico e centro di una vivace vita mondana, Venezia esercitava un fascino particolare tra i visitatori stranieri: accademie, teatri, caffè ed osterie animavano la notte ed erano a disposizione per ogni gusto e per ogni borsa.

“Non immischiatevi degli affari di governo, e fate tutto ciò che vi piacerà”, questo saggio consiglio di Charles de Brosses, conte di Tournay, era l’unico da dover tenere a mente per godere appieno dei divertimenti della città lagunare.

Il mito di Venezia prendeva forma e si ingigantiva anche attraverso la grande promozione esercitata dalle tele di Canaletto: tele assai richieste e assai costose ma, non per questo, meno ricercate.

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Francesco Guardi, Gondola sulla laguna, 1750-1790

Gondola sulla laguna di Francesco Guardi è una tela che, al suo apparire, destò non poco sconcerto per la diversa interpretazione che diede della pittura di paesaggio, rispetto alla visione fotografica di Canaletto: un alfabeto essenziale di segni definisce la composizione, frutto di una visione più sentimentale ed emotiva della veduta.

Con quest’opera, la cui datazione oscilla tra il 1750 ed il 1790, Guardi anticiperà di un secolo le scoperte dell’impressionismo.

Segni impercettibili di colore posti a definire l’orizzonte, lievi tratti verticali a segnare i campanili: una pittura che ricrea l’atmosfera di un pomeriggio d’autunno ove solo s’ode il fluire della gondola che attraversa la laguna.

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Francesco Guardi, Capriccio con arco ponte e chiesa, 1770

Nato a Venezia nel 1712, Francesco Guardi apprese i rudimenti della pittura dal padre Domenico, pittore di cui si ignora l’attività. All’inizio della sua carriera, il Guardi sperimentò vari soggetti pittorici per poi focalizzarsi su quella che era la moda più redditizia del tempo: la pittura di vedute.

Oppresso dall’astro di Canaletto, egli cercò di dipingere secondo il gusto dominante imposto dal vecchio maestro per poi, un po’ alla volta, liberarsi da questo giogo dando libero sfogo all’estro del suo pennello ed esaltando le vibrazioni della luce.

Lo stile così originale ed innovativo del Guardi non era però molto apprezzato: i collezionisti cercavano vedute precise e reali di Venezia, per le quali erano disposti a pagare fior di quattrini.

La sua opera venne considerata alla stregua di un ripiego per chi non poteva permettersi una veduta “alla Canaletto”: “restano le cose del Guardi, scorrette quanto mai, ma spiritosissime, e di queste vi è adesso molta ricerca, forse perché non si trova di meglio”, diceva a proposito Pietro Edwards.

I turisti desideravano portare a casa un souvenir “da cartolina” di Venezia e ciò mal si accordava con le interpretazioni soggettive ed emozionali delle opere di Guardi.

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Francesco Guardi, Martedì grasso di carnevale nella Piazzetta, 1782

Nella grande tradizione del vedutismo veneto, Guardi occupò un posto assai ingrato: trascurato dai collezionisti e schiacciato dall’astro di Canaletto, condusse un’esistenza molto misera, costretto ad adoperarsi in ogni modo per sbarcare il lunario.

Alla sua morte, nel 1793, il suo nome fu, per lo più, dimenticato malgrado avesse ricevuto anche delle importanti commesse pubbliche da parte della Serenissima.

Un artista trascurato e relegato nel limbo degli accidenti fino a che, verso la metà dell’Ottocento, la Francia riscoprì il valore della sua arte.

La patria di Fragonard e di Watteau fu decisamente più propensa e disponibile ad intendere i suoi svolazzi grafici e le sue irrequietezze cromatiche.

Malgrado la sua esistenza sfortunata, Guardi, nelle tele più riuscite, diede prova di una leggerezza di tratto e di un’allegria semantica tale da rendere vivi e presenti le emozioni delle diverse stagioni e delle varie ore del giorno: una pittura che scioglie e dissolve, esaltando il sapore dell’attimo colto nel trascorrere ineluttabile del tempo.

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Francesco Guardi, Capriccio con tenda e pescatori, 1770

Canaletto, con la sua opere, contribuì a diffondere il mito di Venezia come città simbolo dell’Occidente: sospesa tra cielo ed acqua, sede del lieto vivere, dove abitanti e visitatori fanno parte di un insieme sociale e spaziale organico e omogeneo.

Guardi, nato quindici anni dopo Canaletto, colse una Venezia al suo tramonto: la sera andava calando e le ombre avvolgevano la città, una quiete innaturale sovrastava uomini e cose.

La Venezia trionfale e magnifica del Canaletto cedeva il passo ad una visione più struggente e malinconica, segno e sintomo di un tracollo che, di lì a poco, sarebbe sopraggiunto.

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Francesco Guardi, Il ponte di Rialto, 1764

Francesco Guardi: l’impressione di Venezia ultima modifica: 2014-03-05T20:11:31+00:00 da barbara
6 Comments
  • dbd66
    Posted at 07:48h, 06 marzo Rispondi

    Buongiorno Blogger !
    La Gondola sulla laguna ha una resa cromatica
    davvero “impressionante” . La grana mi ricorda effetti cinematografici vintage .
    Tuttavia altre riproduzioni in rete della medesima opera ne danno una resa completamente diversa .
    Mi chiedo come sia dal vero la tela 🙂

    • barbarameletto
      Posted at 18:54h, 06 marzo Rispondi

      Diciamo che per capire come sia dal vero, è necessario vederla dal vero appunto, il che non è così complicato visto che si trova, a Milano, al Museo Poldi Pezzoli.
      Purtroppo per quanto uno possa scriverne, l’arte si può comprendere veramente solo con un contatto diretto con l’opera, limite e pregio 😉
      Ho visto anch’io che in rete girano varie riproduzioni, ma direi che quella che ho messo si avvicina di più al reale, i colori che predominano sono i grigi e gli azzurri, la tela, infatti, viene anche chiamata Laguna grigia.
      Spero di esserti stata di aiuto 😀

  • Venezia: la laguna del cuore | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 20:14h, 19 marzo Rispondi

    […] l’antecedente diretto, sia della pittura analitica di Canaletto, sia di quella più romantica di Guardi: dimostrò, infatti, la sua abilità nell’avvalersi dei motivi pittoreschi, che trovarono […]

  • venezia aeroporto hotel
    Posted at 08:48h, 23 aprile Rispondi

    E ‘un pezzo accattivante di storia veneziana. Di sicuro, ha una storia ricca e suggestiva.

  • Rosalba Carriera: l’arte in punta di pastello | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 18:59h, 30 aprile Rispondi

    […] a Tiepolo, Guardi, Marco e Sebastiano Ricci, Rosalba Carriera fu una delle grandi protagoniste della grande stagione […]

  • Venezia: l’illusione di un mito | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 16:52h, 30 gennaio Rispondi

    […] dell’Italia” vagheggiato dai numerosi visitatori stranieri. E così fra un Canaletto, un Guardi e un Bellotto si annidavano nomi relativamente sconosciuti, ma tutti con qualche cosa da […]

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