"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
Tag

Canaletto: Venezia da collezione

Canaletto: Venezia da collezione

“Venezia è l’impressionismo nella pietra.”

(Claude Monet)

canal_detto_canaletto_012_ritorno_del_bucintoro_1730y

Canaletto, Ritorno del Bucintoro, 1730

Antonio Canal, divenuto noto come Canaletto, nacque a Venezia, nella parrocchia di San Lio, il 28 ottobre del 1697.

Il padre, Bernardo Barbieri, era uno scenografo di notevole fama, un pittore teatrale, come viene ricordato da alcune fonti settecentesche. Il giovane Canaletto iniziò a lavorare accanto al padre e al fratello Cristoforo per gli allestimenti di alcune opere sia a Venezia che a Roma, dove si recarono nel 1719.

Il viaggio a Roma e la visione delle tele di famosi pittori paesaggisti che quivi operavano, dovette produrre una grande impressione nel veneziano, tant’è che, subito dopo, decise di abbandonare la scenografia per dedicarsi completamente alla veduta. Questa svolta artistica fu certamente il frutto di una lunga meditazione, ciò non toglie che essa sia avvenuta immediatamente dopo la sua avventura nell’Urbe.

canal_detto_canaletto_005_ponte_rialto_1727

Canaletto, Ponte di Rialto,1727

Il successo di Canaletto come pittore di vedute fu rapido ed immediato: si narrava che Carlevarijs fosse morto di crepacuore vedendosi soppiantato dal nuovo artista nelle preferenze dei collezionisti.

Sicuramente un racconto esagerato, ma che conferma la repentina affermazione di Canaletto nella scena veneziana.

“Antonio Canale, che fa in questo paese stordire universalmente ognuno che vede le sue opere, che consiste sul ordine del Carlevari ma vi si vede Lucer entro il Sole”, con queste parole, il pittore veronese Alessandro Marchesini dimostrava tutto il suo entusiasmo le vedute di Canaletto e, al contempo, ne coglieva l’assoluta novità nella straordinaria resa della luce atta ad esaltare la resa dei particolari e la definizione delle architetture.

canal_detto_canaletto_007_arsenale_1732

Canaletto, Arsenale, 1732

Le tele del Canaletto si contraddistinsero, rispetto alla tradizione precedente, per la precisione e la cura nella resa dei dettagli non per questo, però, devono essere viste come delle vedute fotografiche.

Nell’artista vi è un’ interpretazione della realtà che supera una mera descrizione fedele e naturalistica: una realtà adattata alla propria poetica e alle proprie esigenze espressive. Il Canaletto, infatti, non dipingeva dal vero, en plein air, ma elaborava le sue opere al chiuso del suo studio: una gestazione attenta e meditata, frutto di rilevamenti e schizzi eseguiti in loco.

Possiamo così capire certe distorsioni prospettiche o alcuni ampliamenti innaturali dei luoghi, che derivano proprio da questo modo di procedere dell’artista: una veduta che si compone come invenzione del genio di Canaletto, non necessariamente e per forza interessato alla perfetta riproduzione del vero.

Ecco che allora le vedute canalettiane, generalmente ammirate dai più per la loro fedeltà realistica, si aprono ad una nuova e più completa considerazione come dei capricci dell’artista, derivanti da collages di rilievi precisi ed esatti effettuati con l’aiuto della camera ottica.

E’ quindi da sfatare il mito di Canaletto come precursore della fotografia, la sua resta e rimane un’elaborazione artistica della realtà, la ricerca dell’effetto che la realtà produceva in lui, secondo un elaborato gioco di scomposizione e di rimontaggio del mondo visibile.

canal_detto_canaletto_016_riva_degli_schiavoni_1730

Canaletto, Riva degli Schiavoni, 1730

La fama di Canaletto non rimase un fatto locale ma si diffusa rapidamente nel resto dell’Europa.

Molti erano i visitatori che accorrevano a Venezia, turisti danarosi attratti sia dalle bellezze monumentali della città, sia dalla vita spensierata ed allegra che vi si respirava. Le vedute di Venezia divennero così un genere artistico molto in voga tra i ricchi signori appartenenti, soprattutto, all’alta aristocrazia inglese, per la quale era una sorta di obbligo sociale esibire vedute veneziane nelle proprie lussuose dimore.

La grande richiesta di questo tipo di opere fece, altresì, sorgere una sorta di industria: i quadri venivano copiati sia nella bottega del Canaletto, sia da altri pittori con esiti, molto spesso, di bassa o infima qualità.

Le vedute del Canaletto, rispetto agli imitatori che continuarono fino all’Ottocento inoltrato, si distinguono per la lucidità della messa a fuoco dei dettagli, siano umani o architettonici, e per lo scrupolo tecnico nell’uso dei colori che fece sì che i suoi quadri, nel corso del tempo, non persero le loro originarie qualità cromatiche e la loro naturale brillantezza.

canal_detto_canaletto_010_festa_san_rocco_1735

Canaletto, Festa di San Rocco, 1735

La grande notorietà permise al Canaletto di trattare al rialzo sul prezzo delle sue opere, dimostrando un carattere assai scontroso perfino nei confronti dei suoi committenti.

Owen Mc Swiney, nel 1727, così scrisse al duca di Richmond: “il tipo è difficilissimo e non fa che cambiare i prezzi ogni giorno; e se si vuole avere un quadro, occorre stare ben attenti a non farglielo capire troppo perché si rischia di rimetterci, sia nel prezzo che nella qualità.”

O ancora, in una lettera a Jhon Conduit, così si espresse riguardo all’avidità dell’artista: “è un uomo avido e ingordo, ed essendo famoso la gente è felice di pagare tutto quello che vuole.”

Truffaldino ed imbroglione, avaro ed avido, pieno di pretese ed impertinente, così risulta la personalità del Canaletto dalle testimonianze del tempo: un artista pienamente convinto della forza della sua opera e, anche per questo, dedito a comportamenti alteri ed irriverenti.

Comportamenti che, data la sua abilità, poteva in un certo senso permettersi: il grande pregio di Canaletto sta, infatti, nel saper reiventare all’infinito la propria ispirazione di fronte al medesimo motivo, una poesia rinnovata all’infinito e non pregiudicata dal ruolo che incarnava, ossia quello di pittore di vedute per stranieri.

canal_detto_canaletto_022_londra_ponte_westminster_1746

Canaletto, Ponte di Westminster, 1746

A partire dalla metà del quinto decennio del Settecento, anche a Venezia si fecero sentire i contraccolpi delle mutate condizioni politiche europee: la guerra di secessione austriaca aveva ridotto drasticamente l’afflusso di turisti a Venezia e anche le fruttuose committenze straniere pian piano vennero a mancare a Canaletto.

Da qui, forse, derivò la decisione dell’artista di lasciare Venezia per recarsi in Inghilterra, dove giunse nel maggio del 1746.

A Londra Canaletto ottenne importanti commissioni e lasciò opere di notevole pregio e qualità, pari alle vivaci e luminose vedute veneziane.

Tornato in patria nel 1755, vi rimase fino alla sua morte, continuando la sua opera di artista di vedute per gli stranieri che, mutate le condizioni politiche, erano tornati a visitare l’affascinante Venezia.

canal_detto_canaletto_027_canal_grande_presso_chiesa_della_salute_1742

Canaletto, Canal Grande presso la Chiesa della Salute, 1742

Il 18 aprile 1768, “dopo lungo compassionevole male”, Antonio Canal, detto il Canaletto, si spense nella sua casa veneziana in corte Perina.

Pittore celebrato in tutta Europa per le sue cartoline di Venezia lucenti come smalti e brillanti come gemme preziose, il Canaletto non morì di certo ricco, ma lasciò dietro di sé un prezioso testamento spirituale portato avanti dal nipote Bellotto e da altri sapienti interpreti delle magie della magnifica città lagunare.

canal_detto_canaletto_026_prospettive_1765

Canaletto, Prospettive, 1765

Canaletto: Venezia da collezione ultima modifica: 2014-02-25T18:07:34+00:00 da barbara
9 Comments

Post A Comment