"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Raffaello: un moderno classicista ovvero un classico modernista

Raffaello: un moderno classicista ovvero un classico modernista

Raffaello, Autoritratto, 1504-1506

Raffaello, Autoritratto, 1504-1506

Raffaello nacque ad Urbino nel 1483, figlio del pittore e letterato Giovanni de’ Santi, si dedicò assai presto all’arte del dipingere tanto che, a soli diciassette anni, veniva appellato come magister.

Già nelle sue prime prove è possibile ravvisare una caratteristica che resterà poi immutata nella sua pittura: la finezza e precisione del disegno, perno e fulcro della struttura compositiva dell’opera.

La grande capacità di Raffaello fu quella di utilizzare un patrimonio iconografico preesistente rinnovandolo dal suo interno; egli non inventò nulla, ma indagò le possibilità di variazione presenti nella struttura stessa delle immagini: una rivoluzione compiuta entro un sistema consolidato.

Raffaello, Studio di nudi maschili

Raffaello, Studio di nudi maschili

Si discute, ed è tuttora argomento di erudite discussioni, circa il suo alunnato presso Pietro Vannucci detto il Perugino, comunque sia, ai suoi esordi l’impronta peruginesca risulta presente attraverso una sorta di assimilazione e di selezione compiuta dall’urbinate.

Il Matrimonio della Vergine rappresenta il primo grande capolavoro di Raffaello: il momento di massimo avvicinamento e, nello stesso tempo, di superamento della pittura di Perugino.

Confrontando l’opera con quella di analogo tema del vecchio maestro, si nota la grande differenza nella nuova soluzione spaziale proposta da Raffaello: lo spazio non è più solo ed esclusivamente derivante da un rigido asservimento alla prospettiva, ma emerge dalla profondità della materia cromatica.

Un tema antico, dunque, ancora rivolto verso il passato, ma che si apre ad una personale, originale e sorprendente interpretazione.

Raffaello, Matrimonio della Vergine, 1504

Raffaello, Matrimonio della Vergine, 1504


Perugino, Matrimonio della Vergine, 1501-1504

Perugino, Matrimonio della Vergine, 1501-1504

Attorno al 1505, il giovane Raffaello si sentiva pronto per approdare a Firenze dove, oltre a ricevere importanti commissioni, avrebbe avuto la possibilità di stusiare i capolavori della capitale della rinascenza artistica.

Abbandonati oramai i modi perugineschi, Raffaello a Firenze realizzò opere di grande pregio e di notevole importanza: alla vigilia della sua partenza per Roma si poteva dire un pittore d’incomparabile qualità rappresentativa e d’insuperabile forza pittorica.

Secondo una notazione del Vasari, sarebbe stato Bramante a consigliare al pontefice di chiamare Raffaello a Roma, comunque sia, l’arrivo dell’artista dovrebbe collocarsi attorno alla fine del 1508.

Qui Raffaello eseguì le opere più importanti, quelle opere che lo consacrarono nel regno dell’immortalità concesso solo ai sommi artisti e alla divina arte.

Raffaello, Scuola di Atene, 1509-1510

Raffaello, Scuola di Atene, 1509-1510

Degna di nota è certamente la decorazione eseguita per la Stanza della Segnatura, decorazione che rientrava in un ciclo più ampio di riadattamento di un gruppo di stanze degli appartamenti vaticani, avviato da papa Giulio II.

Non volendo il papa abitare nell’appartamento inferiore, che era stato dei Borgia, famiglia da lui profondamente disprezzata, si apprestò così ad abbellire le stanze superiori servendosi della mano di Raffaello.

Raffaello eseguì alle pareti quattro lunette che si ispiravano alle quattro facoltà delle università medioevali, teologia, filosofia, giurisprudenza e poesia, ed i celeberrimi affreschi raffiguranti La scuola di Atene, Il Parnaso e La Disputa del Sacramento.

L’intero ciclo pittorico è cifra ed emblema di quel compiuto e perfetto classicismo, che farà di Raffaello il punto di riferimento per il classicismo europeo fino alle soglie del ventesimo secolo.

Raffaello, Scuola di Atene, particolare con i personaggi di Platone e di Aristotele, 1509-1510

Raffaello, Scuola di Atene, particolare con i personaggi di Platone e di Aristotele, 1509-1510
Pare che Aristotele, posto nel centro dell’affresco, sia un ritratto di Bastiano da Sangallo (probabile autore della prospettiva dell’opera), mentre Platone ha le sembianze di Leonardo da Vinci

La qualità che desta maggiormente stupore in Raffaello è l’incredibile uso del ductus pittorico: una prodigiosa abilità tecnica unita ad un particolare utilizzo dei colori. Non è mai presente, infatti, un colore puro ed assoluto, ma vi è sempre un colore mescolato ad un altro, creando effetti di straordinaria armonia ed uniformità compositiva.

Il senso della misura, l’equilibrio spaziale, la calibratura della luce, sono altre caratteristiche da ascrivere al genio di Raffaello: conquiste dell’arte preesistente fuse in uno stile personalissimo e con una tecnica unica ed originale.

Raffaello, Trionfo di Galatea, dettaglio dell'affresco per Villa Farnesina, 1511

Raffaello, Trionfo di Galatea, dettaglio dell’affresco per Villa Farnesina, 1511

L’attività romana di Raffaello non si limitò solo alle Stanze, ma fu varia e prodigiosa: dagli affreschi in Santa Maria della pace con le Sibille alla decorazione delle Logge, dai numerosi ritratti agli affreschi della Farnesina, dalla produzione di cartoni per arazzi e mosaici alla straordinaria attività di archeologo e conservatore delle antichità dell’Urbe, fu infatti sopraintendente delle antichità di Roma e tra gli scopritori della Domus Aurea.

Una personalità dunque variegata e dai molteplici interessi che non si limitavano solo all’arte, ma spaziavano nei campi della musica, dell’architettura e dell’archeologia.

Questa apertura culturale trovava inoltre una perfetta corrispondenza nel suo temperamento aperto e solare, pronto ad immergersi in ogni piacere della vita: amava l’arte tanto quanto amava le belle donne, la buona società e gli eccessi erotici.

Raffaello, La Fornarina, 1518-1519

Raffaello, La Fornarina, 1518-1519

Il 17 aprile 1520 Pandolfi Pico della Mirandola, in una lettera ad Isabella d’Este, così descrisse della morte di Raffaello: “la notte passata che fu quella del Venerdì Santo, lasciando questa corte in grandissima e universale mestitia. Di questa morte li cieli hanno voluto mostrare uno de’ signi che mostrarono sulla morte del Christo quando lapides scissi sunt; così il palazzo del papa minaza ruina, et sua Santità per paura è fuggito dalle sue stantie.”

Un racconto che autorizzò fantasiose dicerie attorno la persona di Raffaello e che fu da stimolo ad accrescerne la fama di mago e di santo.

Raffaello, La Trasfigurazione, 1520

Raffaello, La Trasfigurazione, 1520
La leggenda vuole La Trasfigurazione quale ultima opera pittorica di Raffaello: esposta a capo del suo letto di morte, da lui non completata, testimonianza estrema della sua evoluzione artistica.

Raffaello: un moderno classicista ovvero un classico modernista ultima modifica: 2014-02-23T15:30:39+00:00 da barbara
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