"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Pisanello: la fiaba del mondo cortese

Pisanello: la fiaba del mondo cortese

“Arte mensura aere et desegno

Manera, prospectiva et naturale

gli ha dato el celo per mirabil dono

Le sue figure son si propre et tale

che a parer vive sol gli manca il sole.

Però de eterna fama è lui sol degno.”

(Ottavia Ubaldini)

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Pisanello, La Lussuria, disegno a penna e bistro, 1420-1430 circa

Antonio Pisano, soprannominato Pisanello, nacque attorno al 1395, non si sa esattamente se a Verona o a Pisa.

Il padre, Puccio di Giovanni da Cerreto, era sicuramente di origine pisana e, probabilmente, se Pisanello vide i suoi natali nella città scaligera, doveva appartenere a una di quelle famiglie che trasmigrarono tra Pisa e Verona sul finire del XIV secolo, quando le due città furono, per un certo periodo, sotto il dominio visconteo.

Poco o nulla sappiamo della sua formazione artistica e scarse sono le opere pittoriche giunte fino ai nostri giorni.

La maggior parte degli affreschi di Pisanello sono, infatti, andati distrutti a causa delle varie traversie a cui furono soggetti gli edifici in cui operò e sono scarse anche le pitture su tavola sopravvissute nel tempo.

Pisanello, purtroppo, fu uno di quegli artisti che furono travolti da una spietata damnatio memoriae nei secoli che lo seguirono: a causa del mutare del gusto e dello stile, la sua pittura venne trascurata o, addirittura, distrutta, generando così profonde lacune nella comprensione esaustiva di questo mirabile artista.

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Pisanello, San Giorgio e la Principessa, 1436-1438

Uno degli affreschi più noti di Pisanello, di cui si è preservata solo una parte staccata dal muro, è quello che ritrae San Giorgio che si accinge a liberare la principessa, in origine dipinto sulla facciata della Cappella Giusti nella chiesa di Sant’Anastasia a Verona.

Lo strappo e la cattiva manutenzione del brandello di affresco, hanno compromesso una lettura autentica ed esaustiva dell’opera, potendo solo intuire quelle che doveva essere stata la pittura originale e le autentiche intenzioni espressive dell’artista.

Da quello che ci rimane, tuttavia, possiamo comprendere la grande capacità di resa naturalistica di Pisanello: l’intera scena, oltre l’apparenza fiabesca ed immaginaria, si snoda infatti come una sorta di dettagliata cronaca medioevale.

Vi sono vari e diversi particolari disseminati nella rappresentazione che ci inducono a collocare la vicenda proprio nel mondo in cui il Pisanello visse ed operò.

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Pisanello, San Giorgio e la Principessa, dettaglio degli impiccati, 1436-1438

Sebbene la città sembri prendere forma da un racconto fantastico, i due impiccati che penzolano fuori dalle mura costituiscono, ad esempio, una notazione assai realistica. Fino al XVIII secolo tutte le città europee esibivano questo spettacolo fuori dalle mura: le persone condannate a morte venivano infatti così esposte, fino a che i loro corpi non si erano putrefatti, al fine di essere da ammonimento per chiunque si accingesse a compiere fatti delittuosi.

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Pisanello, San Giorgio e la Principessa, dettaglio del personaggio orientale, 1436-1438

Un’altra notazione storica è data dal personaggio dai tratti spiccatamente orientali, presente nella schiera dei guerrieri.

Nella seconda metà del Trecento giunsero fino alla città di Firenze, diffondendosi poi nel resto dell’Italia settentrionale, le terribili descrizioni dell’Orda d’Oro di Tamerlano che aveva invaso l’Europa orientale.

Il tipo orientale, dai baffi arricciati e dall’aspetto mongolo, si diffuse così nella pittura italiana: una notazione alla moda che denunciava, però, una realtà dell’epoca.

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Pisanello, San Giorgio e la Principessa, dettaglio, 1436-1438

I dettagli del paesaggio, i movimenti del santo che sale a cavallo, la principessa riprodotta come un’autentica dama cortese, la barca che si avvicina con la vela gonfia, il cane da caccia con la museruola, la grossa lucertola che si muove tra ossami animali ed umani, particolari di fogge e di armature, sono tutti particolari che ci immergono in un mondo che è quello del primo Quattrocento: un racconto delle meraviglie che prende le mosse dalla realtà dell’esistente

Nonostante l’apparente aspetto irreale della composizione, resa ancor più irrazionale dalla mancanza di una prospettiva logica e definita, ad una visione più attenta e ravvicinata si può notare come il Pisanello abbia ritratto fedelmente un’epoca a lui nota: lo sfarzoso ed elegante universo delle corti dell’autunno del medioevo.

Il mondo irreale e fiabesco dell’arte gotica si rivela, così, ad una più attenta e consapevole osservazione, un mondo concreto e preciso dove lo stile cortese non è altro un manto di velluto che abbellisce una realtà che è quella del primo Quattrocento.

Pisanello si dimostra dunque un abile e lucido osservatore della realtà nella cura con cui ci rappresenta questo episodio leggendario ,innestato in un mondo vivo e presente ai suoi occhi di artista e di uomo.

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Pisanello, Visione di Sant’Eustachio, 1433-1438

Pisanello: la fiaba del mondo cortese ultima modifica: 2014-02-13T19:26:37+00:00 da barbara
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