"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Pontormo: la crisi del Rinascimento

Pontormo: la crisi del Rinascimento

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Pontormo, Giuseppe in Egitto, 1517-1518

Jacopo Carucci, detto il Pontormo, nacque a Pontorme, un piccolo paesino toscano non lontano da Firenze, nel 1494.

La sua formazione e maturità artistica si compì in un momento storico, culturale e politico molto particolare: il Cinquecento.

Il Cinquecento fu un secolo di profonda crisi che seguì l’apogeo del Rinascimento, il suo declino fu una vera e propria catastrofe che travolse arte e cultura: impose, con le scoperte geografiche, una dilatazione del mondo fino ad allora noto, segnò la nascita della moderna finanza e, grazie a Machiavelli, della politica, vide lo scontro tra Lutero e la chiesa romana e, attraverso le scoperte di Keplero, entrò in scena il sistema eliocentrico che scardinò completamente le antiche certezze sulla realtà.

Gli artisti del Cinquecento furono, dunque, protagonisti di un universo che andava frantumando i tradizionali sistemi di sapere: la prospettiva rinascimentale di un mondo armonioso ed ordinato si ruppe così di fronte alla nuova complessità delle cose.

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Pontormo, San Matteo, tondo decorativo della Cappella Capponi nella chiesa di Santa Felicita a Firenze, 1525-1526

Pontormo fu pienamente partecipe di questo clima di grande stravolgimento: personalità complessa e tormentata, visse di ansie e crisi profonde che trovarono forma nella sua pittura.

L’arte del Pontormo spezzò i legami con la tradizione figurativa fiorentina: alla serena e composta pittura del rinascimento egli sostituì uno stile del tutto personale fatto di tocchi vibranti e nervosi, di guizzi emozionali e soggettivi.

Con Pontormo si manifestò pienamente la crisi dell’uomo moderno dinanzi ad una realtà che sente come confusa e inaccettabile, una realtà ostile e nemica alla quale non può che opporsi, non riuscendo più a sentirsi come parte integrante.

L’abbandono dei canoni di proporzione, la perdita della prospettiva classica, l’annientamento del chiaroscuro, sono tutti elementi espressivi che denunciano una rottura con il realismo della tradizione e con la maniera dei grandi maestri.

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Pontormo, La visitazione, 1528

Per lungo tempo, a causa anche della critica partigiana promossa da Vasari, l’arte di quest’epoca fu trascurata e godette, per lo più, di poca o scarsa stima.

Lo stesso termine con cui si definì questo periodo artistico, Manierismo, è un termine che nel corso dei secoli ha assunto un’accezione negativa, evocando nelle nostre menti qualcosa di affettato e di sterile, “alla maniera di” come a voler snaturare la genuinità di quest’ arte che pare essersi votata alla maniera dei grandi del passato senza, peraltro, riuscire ad ottenere gli esisti sperati.

La maniera del Pontormo, come quella dei suoi contemporanei, primo fra tutti Rosso Fiorentino, è invece una maniera autonoma ed originale, sigla e sintesi di un nuovo modo di vedere e di sentire la realtà esistente: un primo tentativo promosso dagli artisti di fare chiarezza sul senso dell’arte e sul suo ruolo nella società.

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Pontormo, La deposizione, particolare, 1526-1528

Giunto nel 1507 a Firenze, appena tredicenne, entrò nella bottega di Leonardo per poi, attraverso successive e ravvicinate esperienze, approdare, nel 1512, presso la scuola di Andrea del Sarto.

Questi continui cambiamenti di maestro e le diverse culture figurative apprese, offrirono alla naturale e curiosa intelligenza di Pontormo varie suggestioni che ritorneranno nella sua opera.

Egli dimostrò da subito una certa autonomia espressiva e un’insofferenza per i modi del suo maestro Andrea del Sarto, da lui sentiti come troppo finiti e classicheggianti.

L’opera di Pontormo supererà infatti le regole precostituite della tradizione rinascimentale per esplodere con tutta la sua prepotenza linguistica e compositiva: la ricerca di una maniera nuova e inusitata attraverso i suggerimenti più arcani che poteva offrire l’arte di Michelangelo, Raffaello e Leonardo.

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Pontormo, Martirio di San Maurizio, 1531

Dopo il ritorno dei Medici a Firenze nel 1530, Pontormo divenne il pittore ufficiale della restaurata signoria medicea: uno strano pittore di corte in effetti, tanto è vero che, dato il suo singolare carattere, non si inserì mai completamente nel gusto della corte e non cadde nelle più basse compiacenze cortigiane.

Molte delle opere che eseguì in questi anni, infatti, non piacquero molto ai medici e trovarono molti oppositori nella schiera dei benpensanti, quali lo stesso Vasari che bollò negativamente dei suoi affreschi dove le “femonone” sono immortalate in “stravolgimenti e attitudini … senza misura e molto strane.”

Questo gusto così tortuoso e annodato, superbo e nervoso, dell’ultimo Pontormo rimase così inviso ai circuiti artistici ufficiali che tendevano ad asservire l’arte e la cultura ai voleri della Signoria cittadina.

Il primo gennaio 1557, Jacopo Carrucci si spense a Firenze, di lui, oltre alla sua pregevole opera, ci rimane un Diario, traccia preziosa dei pensieri più intimi dell’artista e della sua travagliata e complessa psiche.

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Pontormo, cena in Emmaus, 1525

Pontormo: la crisi del Rinascimento ultima modifica: 2014-02-12T20:17:43+00:00 da barbara
3 Comments
  • carlo.dainese
    Posted at 20:01h, 13 febbraio Rispondi

    E’ incredibilmente moderno. Il San Matteo potrebbe esser uscito oggi fresco fresco di bottega.

    • barbarameletto
      Posted at 17:50h, 14 febbraio Rispondi

      E’ vero, sono d’accordo con te. La forza della grande arte e dei grandi artisti risiede proprio in questo, essere cioè in grado di parlare un lingiaggio che supera i luoghi e le epoche, ecco perchè continuiamo ad ammirare un Leonardo, un Caravaggio od un Pontormo per l’appunto.
      Le immagini che ci hanno lasciato questi artisti sono il segno della resistenza che ha l’arte nei confronti del tempo.

  • Agnolo Bronzino: il poeta della bellezza | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 12:59h, 27 novembre Rispondi

    […] apprendistato da Raffaellino del Garbo, Bronzino, allora quindicenne, entrò nella bottega del Pontormo con il quale instaurò un rapporto di collaborazione e di profonda […]

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