"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Andrea Mantegna: la riscoperta dell’antico

Andrea Mantegna: la riscoperta dell’antico

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Andrea Mantegna, Decorazione del soffitto della Camera degli Sposi, Castello di San Giorgio, Mantova, 1465-1474

“Ma con tutto ciò ebbe sempre opinione Andrea che le buone statue antiche fussino più perfette et avessino più belle parti, che non mostra il naturale. Atteso che quelli eccellenti maestri, secondo che e’ giudicava e gli pareva vedere in quelle statue, aveano da molte persone vive cavato tutta la perfezione della natura, la quale di rado in un corpo solo accozza et accompagna insieme tutta la bellezza, onde è necessario pigliarne da uno una parte, e da un altro un’altra; et oltre a questo gli parevano le statue più terminate e più tocche in su’ muscoli, vene, nervi et altre particelle, le quali il naturale, coprendo con la tenerezza e morbidezza della carne certe crudezze, mostra talvolta meno, se già non fusse un qualche corpo d’un vecchio o di molto estenuato; i quali corpi però, sono per altri rispetti dagl’artefici fuggiti” (Giorgio Vasari)

Fino alla metà del Quattrocento, l’Italia settentrionale fu terra di proliferazione del gotico internazionale, in questo senso, con la sola eccezione di Padova, la sua cultura figurativa fu legata più alla Francia e alla Germania che all’umanesimo toscano.

Andrea Mantegna, con la sua opera, trasformò radicalmente l’arte padana portando alle estreme conseguenze le ricerche prospettiche di Piero della Francesca.

Spirito colto ed erudito, il Mantegna tentò di riconciliare la frattura che si era creata tra Natura e Storia, fondendole, oppure dando preminenza all’una di fronte all’altra, sempre in funzione del messaggio che intendeva trasmettere.

Andrea Mantegna nacque nel 1431, dalla modesta famiglia di un falegname, ad Isola di Carturo, un piccolo paese tra Padova e Vicenza. La sua formazione artistica si svolse a Padova, presso la bottega del sarto-pittore Francesco Squarcione.

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Andra Mantegna, San Sebastiano, 1480

Padova all’epoca era un fiorente centro di studio e di diffusione della cultura classica, sia per la presenza della prestigiosa Università, sia per l’influenza di artisti e letterati, quali il Petrarca che, già un secolo prima, diedero un notevole impulso al recupero del mondo antico. Lo stesso Squarcione nutriva un forte interesse per l’archeologia e la sua scuola ne fu esemplare testimonianza.

Il giovane Mantegna maturò dunque in un ambiente dotto e raffinato, volto alla riscoperta dell’arte romana e, nel contempo, aperto alle coeve novità rivoluzionarie della pittura fiorentina, che a Padova lasciarono numerose testimonianze.

All’età di venticinque anni Mantegna poteva già definirsi un artista maturo e formato: tra il 1457 ed il 1459 fu, infatti, chiamato a Verona per dipingere la sua opera forse più nota, il trittico per la Basilica di San Zeno.

Sebbene sia tripartita secondo una consuetudibe gotica, la pala ha una sua precisa unità nell’organizzazione spaziale che coinvolge la stessa cornice, facendo sì che gli elementi di spartizione diventino elementi architettonici della composizione.

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Andrea Mantegna, Crocifissione, predella della Pala di San Zeno, 1457-1459

La parte inferiore dell’elemento centrale del trittico, rappresenta una Crocifissione: culmine ed apice dell’espressione del dolore e della pietà.

Qui la Natura viene dal Mantegna prepotentemente asservita alla Storia: la Natura perde le sue connotazioni autonome per piegarsi alle ragioni della vicenda rappresentata.

Una Storia che, in questo caso, si fa qui ed ora: il fatto religioso acquista infatti la sua tragica dimensione drammatica proprio per il fatto di essere il prodotto di una realtà compiuta, ma immutabile; nella Storia tutto si fissa e permane, si ripete e si attualizza.

Attraverso la Storia il passato perde, così, la sua dimensione di attimo eterno, per rinnovare continuamente le sue ansie ed i suoi conflitti nel tempo presente.

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Andrea Mantegna, Morte della Vergine, 1462

Nella sua produzione più tarda, il Mantegna recupererà la Natura nella sua dimensione idillica e poetica, come ad esempio nella Morte della Vergine, dove, sul fondo della scena, si apre dinnanzi ai nostri occhi un vero paesaggio (forse dei laghi mantovani) del tutto a sè stante rispetto al fatto religioso narrato.

La Natura riconquista così il suo spazio; si fa strada in Mantegna l’idea che la Natura non sia solamente il libro dove si scrivono i fatti della Storia, ma abbia una propria esistenza ove s’intreccia l’esistenza degli uomini.

Un’esitenza che, con il Cristo Morto, è portata alle sue estreme conseguenze: la Natura sancisce, infatti, la morte della Storia e delle sue implicazioni mistiche e spirituali.

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Andrea Mantegna, Cristo Morto, 1475-1478

La tela ci pone dinanzi al cadavere di Cristo, un cadavere tumefatto, dai piedi e dalle mani livide: in quest’immagine, da reportage di cronaca, non vi è speranza di ressurrezione, ma solo la certezza ineluttabile della morte.

Il Cristo è ritratto con un taglio ardito ed innovativo: uno scorcio dal basso verso l’alto che evoca l’immagine di un tavolo settorio.

San Giovanni Evangelista e la Madonna si affacciano accanto al corpo comunicando, con i loro volti, un dolore che è umano e universale allo stesso tempo.

L’intera composizione è una dettagliata e minuta messa in scena della Morte, nel suo significato più totalizzante ed assoluto.

Il Cristo di Mantegna è veramente e per sempre morto e, in tal modo, rivela la sua natura umana, non divina ma profondamente terrena e mortale.

“Mostrò costui con miglior modo, come nella pittura si potesse fare gli scorti delle figure al di sotto in sù, il che fu certo invenzione difficile e capricciosa; e si dilettò ancora, come si è detto, d’intagliare in rame le stampe delle figure, che è commodità veramente singularissima, e mediante la quale ha potuto vedere il mondo non solamente la baccaneria, la battaglia de’ mostri marini, il Deposto di croce, il sepelimento di Cristo, la Ressuressione con Longino e con S. Andrea, opere di esso Mantegna, ma le maniere ancora di tutti gl’artefici che sono stati.”

(Giorgio Vasari)

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Andrea Mantegna, Madonna della Vittoria, 1496

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Andrea Mantegna: la riscoperta dell’antico ultima modifica: 2014-01-23T19:56:49+00:00 da barbara
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