"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Sandro Botticelli: un raffinato evocatore di favole

Sandro Botticelli: un raffinato evocatore di favole

“Non si sdegni Apelle di essere eguagliato a Sandro: già il suo nome è noto ovunque”

(Ugolino di Vieri)

Sandro Botticelli, Madonna col bambino e un angelo, 1465-1467

Sandro Botticelli, Madonna col bambino e un angelo, 1465-1467

Alessandro di Mariano Filipepi, detto il Botticelli dal soprannome dato ad uno dei fratelli, nacque a Firenze nel 1445.

Dopo un periodo di alunnato presso la scuola di Filippo Lippi, nel 1470, ricevette la sua prima commissione pubblica: l’esecuzione della spalliera di un seggio per il tribunale della Mercanzia, destinata alla sala ove i giudici sedevano in udienza. L’opera faceva parte di una serie di sette decorazioni che rappresentavano le Virtù Teologali e le Virtù Cardinali.

Il Botticelli rappresentò la Fortezza: tema da lui trattato con ardita raffinatezza intellettualistica, che lascia immaginare già un contatto con i colti ambienti neoplatonici, molto vicini alla governo mediceo.

Fu così che, attraverso questo tramite, l’artista poté stringere dei legami molto significativi per lo sviluppo della sua futura attività.

Sandro Botticelli, Fortezza, 1470

Sandro Botticelli, Fortezza, 1470

Nel 1481 il Botticelli, assieme a Pietro Perugino, Domenico Ghirlandaio e Cosimo Rosselli, venne convocato a Roma per dipingere, su richiesta di papa Sisto IV, le pareti della cappella che il papa aveva fatto costruire in Vaticano, tra il 1475 ed il 1477.

Quest’opera rientrava in un progetto più ampio di recupero e di rivalutazione della città, perseguito attraverso il restauro degli edifici antichi e l’innalzamento di nuove fabbriche. Tale incarico denotava un riconoscimento di Botticelli come artista di fama.

Rientrato a Firenze, Botticelli cominciò una frequentazione diretta ed assidua con la casa dei Medici e le famiglie a loro alleate: un coinvolgimento sempre più stretto con la vita politica e culturale di Firenze, che lo portò ad esserne l’interprete privilegiato.

La sua arte, in questi anni, sulle orme di un credo raffinato ed estetizzante, tentò di conciliare aspetti laici e profani, classicità e cristianesimo, verità rivelata e verità naturale, in una sintesi elegante e sottilmente ermetica, nello stesso tempo. Un’opera che mirava alla piacevolezza dello sguardo, quindi, ma che racchiudeva in sé significati dotti ed arcani sull’onda delle teorie neoplatoniche di Marsilio Ficino e di Pico della Mirandola.

Sandro Botticelli, Pallade e il Centauro, 1482

Sandro Botticelli, Pallade e il Centauro, 1482

Forme languide, colori delicati, linee fluenti, uno spazio libero dal rigore della prospettiva tradizionale, sono le caratteristiche distintive dell’universo espressivo di Botticelli, sottile evocatore di storie e di fiabe, elegante interprete del bello ideale e di un estetismo puro e cristallino.

Spirito “sofisticato”, come lo definì il Vasari, il Botticelli mirò a superare l’antitesi tra natura e storia, cercando qualcosa che fosse al di là della natura e della storia.

Al periodo centrale della sua attività appartengono le opere più note, alle quali è legata la sua fama di allegorista: La Primavera e la Nascita di Venere, eseguite per Lorenzo di Pierfrancesco de’ Medici, cugino in seconda di Lorenzo il Magnifico.

“Fece […] femmine ignude assai, delle quali oggi ancora a Castello, luogo del Duca Cosimo di Fiorenza, sono due quadri figurati, l’uno Venere che nasce, e quelle aure e venti, che la fanno venire a terra con gli amori; e così un’altra Venere, che le grazie la fioriscono, dinotando la Primavera.”

(Giorgio Vasari)

Sandro Botticelli, La Primavera, 1482

Sandro Botticelli, La Primavera, 1482

Molto è stato scritto sui significati di queste due opere che sfidano tuttora, con la loro universale bellezza, la comprensione degli esegeti.

Con il suo continuo aspirare all’inafferrabile, trascendendo la mera realtà delle cose, il Botticelli oltrepassò l’esperienza per giungere alla perfezione dell’idea non contaminata dalle bassezze del mondo. Una visione, questa, che lo spinse ad esprimersi attraverso allegorie: rispetto ad una visione ideale della realtà le sembianze delle cose non sono che semplici allegorie.

Sandro Botticelli, Nascita di Venere, 1484

Sandro Botticelli, Nascita di Venere, 1484

L’ansia spirituale che si rivela nel ritmo intenso e spesso bruscamente troncato della linea botticelliana finì per assumere, nell’ultimo periodo della sua attività, una connotazione fortemente ascetica.

La morte di Lorenzo de’ Medici del 1492 e la contemporanea affermazione del Savonarola, decretarono il tramonto della cultura laurenziana e l’ascesa di un misticismo pregno di umori anti-medicei.

Con il passare degli anni, e il precipitare degli eventi fiorentini, la pittura di Botticelli fu pronta a registrare i contenuti del visionarismo utopico del frate domenicano: l’ansia divenne angoscia, solitudine, disperazione.

Sandro Botticelli, Natività mistica, 1501

Sandro Botticelli, Natività mistica, 1501

Natività mistica (1501) o la Crocifissione (1500-1505), sono tra le opere più alte da lui mai dipinte, ma esprimono una disperazione lucida e stridente; nel loro inquietante arcaismo possono essere considerate l’equivalente figurativo delle infiammate visioni di morte e di rigenerazione del Savonarola.

Il modulo figurativo della tradizione Quattrocentesca viene qui portato alle sue estreme possibilità, ritrovando il fervore e l’irrazionalismo prospettico dei primitivi.

Sandro Botticelli, Crocifissione, 1502

Sandro Botticelli, Crocifissione, 1502

Siamo oramai nei primi anni del Cinquecento, a Firenze due altri grandi si contendono la scena per dipingere storie di guerra nel Palazzo della Signoria: Leonardo e Michelangelo.

Botticelli, inasprito e sfiduciato, si chiuderà in un lungo silenzio condannando, così, tutta la cultura del suo tempo volta a porre tra l’uomo e Dio il tramite della natura e della storia.

Nel suo arcaismo polemico Botticelli anticiperà dolorosamente le istanze spirituali che, di lì a pochi anni, saranno enunciate ad Augusta da Martin Lutero: l’incanto delle favole si era così definitivamente spezzato.

Sandro Botticelli, Nascita di Venere, particolare, 1484

Sandro Botticelli, Nascita di Venere, particolare, 1484

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Sandro Botticelli: un raffinato evocatore di favole ultima modifica: 2014-01-12T15:05:52+00:00 da barbara
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