"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Il cinema come arte ossia l’arte del cinema

Il cinema come arte ossia l’arte del cinema

“La luce del cinema è una luce molto spirituale e molto fisica nello stesso tempo.

Il cinema afferra gli esseri e gli oggetti insoliti, più invisibili ed eterei che le apparizioni delle mussoline spiritiche.

Ogni immagine cinematografica è la cattura d’una spiritualità incontestabile.”

(Salvador Dalì, 1927)

occhio squarciato

Salvador Dalì e Luis Buñuel, Un chien andalou, occhio squarciato, 1929

Il cinema, al suo apparire, dopo l’iniziale stupore generale, dovette attingere alle arti tradizionali per poi potersi dare una configurazione autonoma ed acquisire, pian piano, un linguaggio peculiare.

Musica, letteratura e, soprattutto, pittura furono le muse ispiratrici di questa nuova forma espressiva che, per la prima volta, donava al pubblico delle immagini in movimento.

La storia del cinema coincise con la storia delle avanguardie: i problemi figurativi si sovrapposero e gli stessi protagonisti dei movimenti operarono sia in campo pittorico che cinematografico. Basti pensare solo a Salvador Dalì, Marchel Duchamp e Man Ray che furono attivi sia nel campo del surrealismo cinematografico che in quello pittorico.

Uno scambio proficuo e vivificante avvenne dunque tra pittura e cinema divenendo, quest’ultimo, il terreno fertile per la sperimentazione di molti artisti che vi trovarono un terreno privilegiato per nuove sperimentazioni.

Scenografie, ambientazioni, tagli di inquadrature, costumi, furono sia citazioni dirette di quadri esistenti che nuove elaborazioni prodotte specificatamente per questo nuovo medium comunicativo.

scena con Gaston Modot

Salvador Dalì e Luis Buñuel, L’âge d’or, scena con Gaston Modot, 1930

Un chien andalou del 1929 e L’âge d’or di Buñuel e Dalì furono precisi veicoli per l’estetica surrealista, presentando analoghe atmosfere e sensazioni, ma non vi appare nessun quadro surrealista: il cinema diventava così un altro mezzo per diffondere una medesima concezione della realtà.

La stessa cosa accadde per il cinema futurista ed espressionista: ogni riferimento palese alla produzione pittorica delle avanguardie è impossibile, mentre è forte il legame con il contesto culturale da cui scaturisce.

dottor Caligari

Robert Wiene, Il gabinetto del dottor Caligari, fotogramma, 1920

Non solo i protagonisti delle avanguardie, ma anche alcune personalità dell’arte ufficiale, si sentirono coinvolte nello sviluppo del linguaggio filmico, sentendosi così prepotentemente ispirate dalle potenzialità che il cinema poteva offrire: il Mistero di Galatea (1918) di Giulio Aristide Sartorio e Le ballet mécanique (1924) di Fernand Léger, ne sono esemplare testimonianza.

fotogramma

Fernand Léger, Le ballet mécanique, fotogramma, 1924

L’arte cinematografica fu, dunque, una diretta o mediata filiazione delle avanguardie artistiche o, comunque, di grandi personalità che con l’arte pittorica avevano una certa familiarità e dimestichezza. Si può quindi tranquillamente affermare la forte valenza artistica dei film d’autore, per cui è valida e riconosciuta l’equazione “film uguale arte”.

Una grande quantità di fonti iconografiche si riversò in questa nuova arte, che trasformò le immagini, fino ad allora statiche, in una nuova narrazione dinamica di alto valore e pregio estetico.

Metropolis

Fritz Lang, Metropolis, fotogramma, 1927

Renoir, Léger, Lang, Buñuel, Dalì, Weine, Ejzenštejn, Pudovkin, solo per citarne alcuni, contribuirono a nutrire l’opera cinematografica di suggestioni figurative tratte dal mondo della pittura, un mondo a loro ben noto e conosciuto.

Tutti i grandi autori del muto, infatti, possedevano una straordinaria cultura storica-artistica e una grandiosa padronanza delle fonti iconografiche, quando non provenivano direttamente da un’attività di pittore o di disegnatore preesistente a quella del regista.

Il film storico e il kolossal storico-religioso furono il terreno privilegiato per la riproduzione di immagini tratte dal mondo della pittura: il rapporto tra fonti iconografiche e la ricostruzione narrativa delle scene filmiche diventò un’esatto gioco di giustapposizioni oleografiche assumendo, spesso, toni melodrammatici e calcando la mano sull’enfasi dell’inverosimiglianza.

Quo vadis?

Enrico Guazzoni, Quo vadis?, scena con Marcantonio e Cleopatra, 1912

Con l’affermarsi del fil storico, dunque, era naturale il ricorrere ai grandi classcici dell’arte per quelle cose in cui le loro peculiarità potevano dare una giusta guida: da Mantegna a Tintoretto per gli scorci, da Giotto a Caravaggio per le atmosfere drammatiche, da Piero della Francesca a Leonardo per i tagli di scene.

La cultura pittorica influenzò non solamente i modi di esprimersi del cinema, ma anche il modo stesso di atteggiarsi e di recitare degli attori: la pittura determinò tutta quella vasta retorica di atteggiamenti e pose divistiche, tipiche degli esordi di questa nuova arte.

Pose languide ed esagerate, teste chinate e braccia prostrate, gesti inediti e forzatamente marcati, tutto un repertorio di rappresentazioni che furono dirette filiazioni di una maniera decadente di fine Ottocento, tipica delle rappresentazioni femminili preraffaellite e, più in generale, della cultura simbolista.

Cabiria

Giovanni Pastrone, Cabiria, fotogramma, 1914

In Italia, del resto, l’estetica dannunziana, allora imperante, contribuì ad alimentare questo cliché della femme fatale dove la massima fascinazione era rappresentata da accorati sospiri ed esagerate smorfie delle labbra: “le teste si chinano forse troppo, per la meditazione; le braccia si torcono a volte più sottilmente di quello che non sia necessario, per ottenere un gesto inedito o per esprimere qualche cosa di nuovo del corpo umano. Il desiderio di rendere più intensa l’espressione dei più piccoli atteggiamenti spesso giunge sino alla mania.”

Locandina di Cabiria

Locandina di Cabiria, 1914, realizzata per il mercato anglosassone

Il cinema come arte ossia l’arte del cinema ultima modifica: 2013-12-15T13:44:05+00:00 da barbara
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