"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Francis Bacon: i denti aguzzi della pittura

Francis Bacon: i denti aguzzi della pittura

“Qualsiasi cosa in arte sembra crudele, perchè la realtà è crudele.

Forse è questa la ragione per cui così tanti amano l’arte astratta, perchè nell’astrazione non si può essere crudeli.”

(Francis Bacon)

Francis Bacon, Autoritratto, 1971

Francis Bacon, Autoritratto, 1971

Repulsione, attrazione, sgomento, sorpresa, disgusto, fastidio, nausea, turbamento, sono solo alcune delle reazioni che si provano di fronte all’opera del grande Francis Bacon; un uomo, prima che un artista, che, sprofondato nei recessi più bassi della disperazione umana, ha saputo ritrarre al meglio il malessere e i disagi del mondo contemporaneo.

Corpi deformati, volti sfregiati, immagini distorte, sovrapposizioni di uomini e bestie, contaminazioni di bestie e uomini, mettono a nudo tutto l’orrore che si cela al di là della superficie brillante e levigata della realtà.

Francis Bacon, Trittico n. 2, 1944

Francis Bacon, Trittico n. 2, , 1944

Cresciuto in Irlanda nella tenuta di famiglia Cannycourt House, ben presto si allontanò da un ambiente che sentiva troppo rigido e socialmente costretto, per avventurarsi nell’esplorazione del mondo e, soprattutto, nella ricerca della propria individualità ed affermazione personale.

Berlino e Parigi furono le città fondamentali nella formazione artistica di Bacon: la Berlino cruda e determinata nelle sue sperimentazioni di un moderno freddo e strutturale postespressionista, e la Parigi degli anni Trenta, raffinata ed elegante, attenta alla moda e al design più innovativo.

Il giovane Bacon si formò, quindi, in modo autonomo, da autodidatta, solamente attraverso la sua estrema sensibilità e delle esperienze dirette di vita e di arte: “io vedo tutto”, diceva Bacon, riferendosi proprio alla sua innata capacità di assorbire tutto ciò che lo circondava e che lo colpiva a livello culturale ed emotivo.

Nicolas Poussin, Strage degli innocenti, 1625-1629

Nicolas Poussin, Strage degli innocenti, 1625-1629

La prima immagine che ebbe un forte impatto su Bacon fu la “Strage degli innocenti” di Poussin, opera che ebbe il privilegio di ammirare nel Castello di Chantilly durante la sua permanenza presso la residenza della ricca Yovonne Bocquentin, donna di mondo e amante delle arti che, per un certo periodo di tempo, fu da stimolo all’educazione sociale ed artistica del giovane Bacon.

Nell’opera di Poussin ciò che maggiormente colpì l’immaginario di Francis fu l’urlo della madre che cerca di salvare il giovane figlio dalla spada del soldato romano: “il miglior grido mai dipinto”, come ebbe a dire, un grido che divenne, per lui, espressione dell’angoscia e della tragicità dell’esistenza umana.

Per Bacon, infatti, fu sempre importante ricercare e scavare oltre il manto levigato della realtà, esplorando le ferite, le lacerazioni, le crepe e le tumefazioni che questo mondo cela e nasconde all’occhio comune e non avvezzo al dolore.

Francis Bacon, Tre studi per una crocifissione - 1, 1962

Francis Bacon, Tre studi per una crocifissione – 1, 1962

La sua vita fu una lotta incessante per l’autoaffermazione personale, individuale, sociale ed artistica, una lotta combattuta con i preconcetti della società e del “ben pensare” e, come tale, si istruì precocemente a sentimenti quali la diversità, la malattia e l’alienazione.

Nel 1928, appena diciannovenne ma con una maturazione scolpita nella pelle, Francis si trasferì a Londra dove allestì uno studio tutto suo al 17 di Queensbury Mews West, a South Kensington.

Qui si proponeva al pubblico nella inusuale veste di arredatore e designer: un’attività legata al gusto corrente e alla necessità, che pare sfuggire del tutto alla logica della pittura per la quale è universalmente noto.

Tale esperienza, forse stimolata da ciò che poté vedere a Berlino e a Parigi, fu ben presto abbandonata da Bacon, per dedicarsi totalmente ai suoi interessi principali: il disegno e la pittura.

Schegge di immagini, frammenti di visioni, spezzoni di filmati, Buñuel, Lang, Ejzenštejn, brandelli di opere note, Picasso, i Surrealisti, Velázquez, un repertorio vasto e diversificato che, smontato e rimontato, squassato e ricucito, entrò a far parte dell’originale e personalissima visione pittorica di Francis Bacon.

Francis Bacon, Tre studi per una crocifissione - 2, (seconda versione),1962

Francis Bacon, Tre studi per una crocifissione – 2, 1962

L’opera di Bacon, al suo apparire, destò un certo scalpore e una certa ripugnanza: l’Inghilterra non era ancora avvezza all’intensità emotiva e alla violenza delle sue opere.

Dopo diversi anni di tribolazioni, di fallimenti, di rinunce e di ripensamenti, Francis finalmente riuscì a farsi notare come artista con l’opera Tre studi per figure alla base di una Crocifissione, esposta alla Lefevre Gallery di Londra nell’aprile del 1945.

Shock, sconcerto e turbamento furono le reazioni immediate della critica che, però, non escludevano una comprensione della novità e peculiarità dell’artista Bacon: “… metà umani, metà animali…non avevamo un nome per loro, e non sapevamo come chiamare ciò che provavamo di fronte a loro”, scrisse a tal riguardo Russel, denunciando l’incapacità della critica di incanalare in un movimento preciso il fenomeno Bacon.

Francis Bacon, Tre studi per una crocifissione - 3, (seconda versione),1962

Francis Bacon, Tre studi per una crocifissione – 3,1962

Nel frattempo le porte della fama si erano aperte per l’artista: facoltosi collezionisti cominciarono ad interessarsi alla sua opera che veniva esposta nelle gallerie più prestigiose.

Il nome di Bacon, sul finire degli anni Quaranta, era sempre più conosciuto e le sue opere venivano recensite dai maggiori giornali dell’epoca.

Durante gli anni Sessanta Francis Bacon era oramai un artista di grande fama, un pittore di statura internazionale che poteva guadagnare cifre da capogiro e, nonostante questo, egli continuava a lavorare e a viaggiare, spostandosi senza tregua alla ricerca di visioni e di emozioni.

Nel 1992, durante il suo ultimo viaggio in Spagna, Francis Bacon, allora ultraottantenne, morì in una clinica assistito da due suore: l’uomo che si era sempre dichiarato estraneo alla tematica religiosa, diventò noto con una crocifissione, trionfò con la rappresentazione di un papa e spirò tra le braccia di due figlie delle Serve di Maria.

Francis Bacon, Trittico August, 1972

Francis Bacon, Trittico August, 1972

“Lavoro per me stesso; cos’altro ho per cui lavorare?

Come si può lavorare per un pubblico?

Non devo eccitare nessuno tranne me stesso, perciò sono sempre sorpreso quando capita che qualcun altro ami il mio lavoro.

Suppongo di essere molto fortunato, naturalmente, di potermi guadagnare da vivere facendo qualcosa che davvero mi prende, se questa è quella che si chiama fortuna.”

(Francis Bacon)

Francis Bacon: i denti aguzzi della pittura ultima modifica: 2013-12-08T15:46:21+00:00 da barbara
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