"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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René Magritte: parlare per enigmi per capire la vita

René Magritte: parlare per enigmi per capire la vita

“Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.”

Rene Magritte, Lo specchio magico, 1929René Magritte è un artista che, più di ogni altro, è riuscito ad entrare nell’immaginario collettivo al pari di un’icona della pop art.

Le sue immagini, riprodotte e ricontestualizzate, nel corso del tempo sono divenute una sorta di oggetti autoreferenziali svuotandosi del loro originario significato e perdendo, quasi del tutto, il legame con il loro creatore ed ideatore: l’opera di Magritte è infatti universalmente nota anche solo come un prodotto decorativo o di merchandising, ossia indipendentemente dalla sua originaria funzione e dal suo intrinseco valore artistico.

La grande forza di Magritte risiede proprio in questa sua apparente semplicità di espressione: i suoi quadri, realizzati in uno stile da illustratore, parlano un linguaggio comune, conservando un’evidenza quasi infantile. Oltre la superficie dell’evidenza comunicativa si celano, in realtà, acute e difficili sentenze sulla realtà umana e sul modo di considerare le cose.

“Non c’è motivo di accordare all’invisibile più importanza che al visibile, né l’inverso. Ciò che non manca d’importanza è il mistero evocato di fatto dal visibile e dall’invisibile, e che può essere evocato di diritto dal pensiero che unisce le cose nell’ordine che evoca il mistero.”

René Magritte, Il falso specchio, 1928

René Magritte, Il falso specchio, 1928

René Magritte nacque nel 1898 a Lesines, in Belgio, salvo brevi e sporadici viaggi, trascorse la sua esistenza e svolse la maggior parte della sua attività nella sua terra natia.

La sua sua giovinezza fu precocemente segnata dalla morte della madre, trovata annegata nel fiume Sambre, con la testa avvolta da una camicia da notte. Il ricordo della camicia che ricopriva il volto della madre tornerà, con insistenza, in molti lavori di Magritte: un evento doloroso che si sublimerà in una seria di immagini ripetute e reiterate.

René Magritte, Gli amanti, 1928

René Magritte, Gli amanti, 1928

A diciott’anni Magritte si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles anche se, per sua stessa ammissione, non amava dipingere, ossia non amava quel fare pittura che implica un uso sperimentale ed articolato del mezzo espressivo. Ne sono prova esemplare le sue opere, fredde e levigate, che non tradiscono alcun guizzo o estro di pennello: per Magritte la cosa importante è l’idea, mirabilmente isolata attraverso la lucida cerebralità delle immagini.

Nel 1926 entrò a far parte del gruppo dei surrealisti belgi che si riunivano nella Société des Mystères.

Nella sua formazione importante fu un viaggio compiuto a Parigi tra il 1927 ed il 1930, che lo portò in contatto con personalità quali Mirò, Éluard, Arp e soprattutto De Chirico.

De Chirico ebbe un ascendente molto forte su Magritte ed impresse una svolta fondamentale nella sua ricerca tutta protesa a scandagliare il mistero del visibile e l’illogicità della realtà.

La pittura metafisica aveva, infatti, molte affinità con la sensibilità di Magritte: una pittura pura e senza artifizi capace di sospendere lo spazio ed il tempo e dove, come affermava lo stesso Magritte, “lo spettatore ritrova il suo isolamento e intende il silenzio del mondo.”

Attraverso la pittura metafisica, la vena surrealista di Magritte trovò la via privilegiata per l’elaborazione di un linguaggio espressivo del tutto personale e talmente peculiare da renderlo uno dei più celebri tra gli autori surrealisti.

La novità introdotta da Magritte nella poetica surrealista fu quella di dare centralità alla realtà rispetto al sogno: la surrealtà, il senso e il non senso, non appartengo né alla dimensione onirica né all’inconscio, ma fanno parte della vita quotidiana e comune.

Non c’è bisogno del sogno è sufficiente guardare: la realtà visibile e tangibile non è altro che un sogno. Il mondo diurno, così come lo vediamo, è carico di tutte quelle contraddizioni che riviviamo come incubi nel mondo notturno.

René Magritte, I sei elementi, 1928

René Magritte, I sei elementi, 1928

“L’arte, come la concepisco io, è refrattaria alla psicoanalisi: evoca il mistero senza quale il mondo non esisterebbe, ossia il mistero che non si deve confondere con una sorta di problema, per quanto difficile sia.”

Con una pittura precisa e finita, Magritte, rivolse dunque la sua attenzione all’analisi della realtà oltre e al di là della sua banale ed immota apparenza: l’occhio non solo vede, ma soprattutto riflette attraverso la mediazione della ragione: modelli logici del pensiero che teorizzano, nelle sue tele, l’illogicità del mondo.

“L’importante nella mia pittura è ciò che essa mostra”, diceva Magritte, proprio a testimonianza della capacità evocativa delle sue figurazioni in grado di penetrare nella magia del visibile e di esplorare la profondità del pensiero.

“Le cose visibili possono essere invisibili. se qualcuno va a cavallo nel bosco, prima lo si vede, poi no, ma si sa bene che c’è, nella Firma in bianco, la cavallerizza nasconde gli alberi e gli alberi la nascondono a loro volta: tuttavia il nostro pensiero comprende tutte e due, il visibile e l’invisibile. E io utilizzo la pittura per rendere il pensiero visibile.”

René Magritte, Il vaso di Pandora, 1951

René Magritte, Il vaso di Pandora, 1951

Atmosfere indefinite, trame impossibili, contenuti ermetici, soggetti ed oggetti senza apparente relazione tra loro, spazi interni e spazi esterni s’intersecano con le architetture della mente e con i luoghi dello spirito: giochi di nonsense che inducono allo spaesamento e alla riflessione.

Nell’opera di Magritte gli oggetti perdono la loro usuale funzione, divenendo così l’alfabeto di un linguaggio dove le convenzioni cedono il passo alla nuova grammatica dell’artista. Il linguaggio diviene un vestito intercambiabile, ridistribuito all’interno di un sistema che lo assegna a diverse e differenti realtà: una mela al posto di una testa, un leone in compagnia di un angelo.

René Magritte, Il principio del piacere, 1937

René Magritte, Il principio del piacere, 1937

Il non senso, dunque, non appartiene allo spazio rimosso o a quello occultato del subconscio, ma abita lo stato del giorno e della veglia, bisogna solamente vedere meglio e vedere di più.

Il silenzio che avvolge le immagini, il mistero che le connota, la distanza che le collega e le scollega, contraddistinguono l’esistenza al di là ed oltre qualsiasi definizione logica che, a questo punto, risulta un elemento irrilevante.

“Il mondo è così totalmente e meravigliosamente privo di senso che riuscire ad essere felici non è fortuna: è arte allo stato puro.”

René Magritte, La gigantessa, 1929

René Magritte, La gigantessa, 1929

 

René Magritte: parlare per enigmi per capire la vita ultima modifica: 2013-10-23T18:56:03+00:00 da barbara
6 Comments
  • Fabrizio Guerrini
    Posted at 15:04h, 24 ottobre Rispondi

    L’ha ribloggato su Base d'Asta.

  • sclarandis
    Posted at 10:33h, 29 ottobre Rispondi

    Raggio estraneo conficcato in cerchio
    a fendere linea costantemente curva
    anche così nasce complessa vita
    spillo piantato in palloncino gonfio
    atto a far esplodere sorriso in bimbo
    e intorno al fatto disposte in tondo
    innumerabili irrazionali proporzioni
    auree sezioni quadre diagonali
    frammenti autosomigliantisi
    tutti in indicibile contemplazione
    nessuno che da solo abbia un senso.

    Marco Sclarandis

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