"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Jacopo Tintoretto: la fantasia della luce

Jacopo Tintoretto: la fantasia della luce

Jacopo Tintoretto, Trasfigurazione del corpo di San Marco, particolare, 1562-1566

Jacopo Tintoretto, Trasfigurazione del corpo di San Marco, particolare, 1562-1566

Jacopo Robusti, detto il Tintoretto dalla professione di tintore del padre Giambattista, nacque a Venezia nel 1519, e, a Venezia, si svolse la sua intera vicenda artistica e biografica.

Attorno ai vent’anni Tintoretto era già un maestro indipendente con una propria bottega.

Carlo Ridolfi, nelle sue Meraviglie dell’arte del 1648, narra che Jacopo si formò nella bottega di Tiziano trattenendosi, però, per un periodo molto breve: Tiziano geloso della bravura del suo allievo lo avrebbe infatti allontanato molto presto dalla sua bottega.

Che si voglia o meno dare credito all’episodio del biografo veneto, che ripete il luogo comune della gelosia del maestro verso l’allievo troppo promettente, esso conferma lo stile particolare di Tintoretto: un pittore che fin dagli esordi si espresse con tratti distintivi rispetto ai modi tizianeschi allora imperanti.

Jacopo Tintoretto, Lavanda dei piedi, 1547 circa

Jacopo Tintoretto, Lavanda dei piedi, 1547 circa

Nessun accenno alla vibrante poetica del Tiziano si trova nelle prime opere del Tintoretto, databili attorno al 1540.

Certamente l’esempio dell’arte del maestro cadorino fu importante nella formazione di Jacopo, anche se altri furono gli insegnamenti che impressero una cifra peculiare alla sua opera: lo studio delle sculture antiche e contemporanee, le novità artistiche fiorentine e romane, soprattutto michelangiolesche, l’opera di pittori, meno noti di Tiziano, attivi nella città lagunare, quali Bonifacio de’ Pitati, Giovanni Antonio Pordenone, Jacopo Sansovino e Pietro Aretino.

Il clima culturale nel quale maturò l’opera del Tintoretto fu quello di un manierismo tosco-romano, giunto nel veneto con un ventennio di ritardo, addolcito dalla componente elegante e decorativa dello stile di un Parmigianino, reso noto a Venezia tramite i toscani Francesco e Giuseppe Salviati, e tramite il dalmata Andrea Schiavone.

Queste influenze, varie e diversificate, si stratificarono nella sua maturazione artistica fino all’esecuzione, nel 1548, del Miracolo di San Marco, la prima vera affermazione pubblica dell’artista, risultato di un percorso formativo che aveva trovato, con una certa sicurezza, la propria posizione tra tradizione ed innovazione.

Jacopo Tintoretto, Miracolo di San Marco, 1548

Jacopo Tintoretto, Miracolo di San Marco, 1548

Nel 1548, infatti, Tintoretto cominciò il suo rapporto di lavoro con la Scuola Grande di San Marco per la quale dipinse il Miracolo, opera che costituisce il culmine delle esperienze giovanili dell’artista: il vigore plastico delle figure, la pennellata ora densa ora sottile e rapida nei tocchi, l’attenzione per la costruzione architettonica, la luce come elemento unificatore della composizione, costituiscono le caratteristiche determinanti della sua opera.

In questa tela si avverte, inoltre, la grande abilità di Tintoretto nella resa dei corpi nudi e delle masse muscolose, risultato degli studi anatomici dal vero compiuti dall’artista.

Ridolfi ricorda, infatti, come il Tintoretto “si pose anco à disegnare da corpi naturali, formandone varie attitudini, alle quali dava gratia ne’ movimente, cavandone ancora infiniti scorci. Talvolta scorticava membra di cadaveri, per vedere la ragione de’ muscoli, procurando di accoppiare, ciò che osservava nel rilievo, col naturale.”

Il Miracolo di San Marco suscitò immediatamente profondo scalpore nell’ambiente veneziano: una sorta di sintesi tra il colorito tizianesco e il disegno plastico michelangiolesco, che unificò e fece incontrare la tradizione cromatica veneziana con quella disegnativa fiorentina.

Jacopo Tintoretto, Caino e Abele, 1550-1553

Jacopo Tintoretto, Caino e Abele, 1550-1553

Nella sua piena maturazione artistica, Tintoretto diede sempre più ampio respiro alla composizione riducendo, pian piano, il paesaggio ad un commento luministico: la luce, indiscussa protagonista della sua opera, non è una luce naturale, ma pura entità spaziale.

La costruzione luminosa, che solo parzialmente coincide con quella prospettica, diviene, infatti, cifra e stile dell’opera del veneziano, essa arricchisce, complica e rende ancor più misteriose le sue tele.

Jacopo Tintoretto, Il ritrovamento del corpo di San Marco, 1562-1566

Jacopo Tintoretto, Il ritrovamento del corpo di San Marco, 1562-1566

Il lavoro di Tintoretto proseguì inarrestabile fino all’anno della sua morte: l’Ultima cena (1592-1594) per la chiesa veneziana di San Giorgio Maggiore, confermò la sua speciale capacità di far convivere toni visionari con vaghi accenni di realtà sempre, però, resa irreale e fantastica dalla luce, caratteristica questa in linea con la sua visione religiosa: un’immediata percezione del significato trascendente dell’evento calato, come sempre, nella realtà quotidiana, ritratta attraverso umili e vivaci dettagli.

Jacopo Tintoretto, Ultima cena, 1592-1594

Jacopo Tintoretto, Ultima cena, 1592-1594

Il 31 maggio 1594 Jacopo Tintoretto morì, dopo una breve malattia, a settantacinque anni di età. Venne sepolto nella chiesa della Madonna dell’Orto a Venezia, uno dei luoghi dove aveva lasciato testimonianza della sua arte.

Attorno al 1588, qualche anno prima della sua morte, Tintoretto aveva dipinto un Autoritratto, una sorta di testamento visivo della sua persona.

Qui l’artista si ritrasse senza alcun strumento che potesse alludere alla sua professione, ma solo come un vecchio: il tema della vecchiaia, indagato in una serie di intensi ritratti, divenne quello della sua vecchiaia.

Lo sguardo triste e severo rivela la consapevolezza del proprio destino, ineluttabile e spietato. Pare quasi, usando le parole del Ridolfi, che il pittore avesse rallentato “in qualche parte il furore dell’operare, dandosi alla contemplatione delle cose celesti, preparandosi come buon Christiano alla via del cielo.”

Jacopo Tintoretto, Autoritratto, 1588 circa

Jacopo Tintoretto, Autoritratto, 1588 circa

 

Jacopo Tintoretto: la fantasia della luce ultima modifica: 2013-10-05T20:22:16+00:00 da barbara
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