"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Giovanni Bellini: la ragione della pittura

Giovanni Bellini: la ragione della pittura

“Uomo di meditazioni instancabili, mai pago di evocare l’antico, d’intendere il nuovo”

(Roberto Longhi)

Madonna del Prato

Giovanni Bellini, Madonna del Prato, 1500-1505

La vita di Giovanni Bellini fu interamente legata al suo lavoro di pittore: una vita senza storia dedicata alla sua arte.

In un’epoca e in un contesto regionale affastellato di personalità artistiche, fautrici di una e vera e propria rivoluzione culturale, pare che Giovanni sia rimasto quasi distaccato, quieto osservatore di ciò che si stava compiendo attorno a lui, silenzioso avventuriero nelle terre inesplorate del nuovo.

L’opera di Bellini riesce a comunicarci il presentimento della scoperta senza però arrovellarsi in inutili astrazioni o elaborazioni intellettuali: per Bellini la pittura era una sorta di fede da coltivare con mestiere, rispetto e dedizione.

Madonna dei cherubini

Giovanni Bellini, Madonna dei cherubini rossi, 1490 circa

Dal cognato Andrea Mantegna e da altri grandi maestri che conobbe tra Padova e Venezia, quali Giorgione, Tiziano, Donatello, egli apprese suggerimenti ed esperienze, rielaborandole con la sua meticolosa attenzione, ma senza porsi mai in una situazione di rivalità o di opposizione: l’arte per lui era come religione, scevra da ogni sorta di orgogliosa esaltazione intellettuale.

Giovanni Bellini nacque a Venezia, attorno al 1425, in una casa di pittori : dipingere non fu una scelta ma una predestinazione.

La bottega del padre Jacopo, già allievo di Gentile da Fabriano, fu lo spazio dove si mossero le prime esperienze di Giovanni: un luogo popolato di santi e madonne attraverso cui mediò l’esperienza della realtà.

Accanto a Jacopo e al fratello Gentile, Giovanni fece dunque il suo noviziato dimostrando, fin da subito, una certa remissività e rasserenante saggezza che lo tenne, per quanto era in suo potere, lontano da incarichi ufficiali o da commissioni prestigiose.

Giovane donna

Giovanni Bellini, Giovane donna alla toilette, 1515

Diversamente dal fratello Gentile, ambizioso e assetato di gloria, Giovanni cercò di obbedire esclusivamente alle ragioni della sua pittura, lavorando con coscienza e anelando la libertà da ogni costrizione che potesse distrarlo dalla sua arte.

La libertà suprema fu per Giovanni quella di poter trattare l’iconografia tradizionale con uno spirito nuovo: un accordo contemplativo tra le sacre figure da una parte e l’uomo e la natura dall’altra, una poesia in grado di legare la realtà ultraterrena a quella terrena.

Giovanni Bellini liberò la sua arte dalle rigidezze del gotico rimanendo, però, sempre fedele ai temi della tradizione, convinto che la battaglia per un rinnovamento pittorico potesse e dovesse essere effettuata entro le strutture del passato: la libertà dell’artista ritrovata attraverso l’integrità dell’uomo interiore.

Polittico di San Vincenzo Ferrer

Giovanni Bellini, Polittico di San Vincenzo Ferrer, particolare dell’ordine superiore, 1465-1468

Giovanni fu dunque un pacifico rivoluzionario, confinato su pochi e limitati soggetti, cifra della sua arte e della sua intera esistenza: una sorta di Morandi ante litteram, un quieto poeta del quotidiano.

Nessun clamore è legato alla sua figura, nessun scalpore alla sua opera, solamente una cifrata lirica del linguaggio pittorico.

Il 26 novembre 1516, come attesta il Diario di Marin Sanudo, Giovanni Bellini morì:

“Se intese, questa mattina essere morto Zuan Belin optimo pytor, havia anni … la cui fama è nota per il mondo, et cussì vecchio come l’era, dipenzeva per excelentia. Fu sepolto a San Zane Polo in la soa arca, dove etiam è sepulto Zentil Belin suo fradelo etiam optimo pytor.”

Le quattro allegorie

Giovanni Bellini, Le quattro allegorie: Prudenza e Menzogna, 1490

 

Giovanni Bellini: la ragione della pittura ultima modifica: 2013-09-14T14:22:30+00:00 da barbara
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