"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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El Greco: il tormento e l’estasi

El Greco: il tormento e l’estasi

Cardinale Fernando

El Greco, Cardinale Fernando Niño de Guevara, 1596-1600

Mistico, paranoico, geniale, drammatico, in questi e in tanti altri modi potrebbe essere definita l’opera e la figura di El Greco, errante nell’esistenza così come nello spirito, costantemente immerso nella tormentata ricerca di una verità sovrumana e superiore.

Doménikos Theotokòpoulos, noto come El Greco, nacque a Candia, capoluogo dell’isola di Creta, nel 1541.

Al tempo l’isola, sotto il dominio della Serenissima, era un vivace punto di scambio e di incontro tra la civiltà occidentale e quella orientale. In questo attivo crocevia culturale, dove la borghesia locale assimilava modi e gusti dell’aristocrazia veneziana dando vita ad un vero e proprio rinascimento delle arti, prese forma l’educazione artistica di El Greco.

Cacciata dei mercanti

El Greco, Cacciata dei mercanti dal tempio, 1570 circa

Nel 1567 El Greco, allora ventiseienne, si trasferì a Venezia abbandonando a Creta la donna con cui era unito in matrimonio spinto, forse, dall’urgenza di confrontarsi con i grandi maestri della pittura.

Il classicismo di Tiziano, lo spazio luminoso di Veronese, il chiaroscuro nevrotico di Tintoretto, il naturalismo palpitante di Jacopo Bassano, furono fonte d’ispirazione per rinnovare la maniera, ancora bizantina, del linguaggio pittorico di El Greco: la sconvolgente realtà occidentale ebbe sull’artista la forza di una sorta di rivelazione religiosa.

L’irrefrenabile sete di conoscenza spinse, nel 1570, El Greco ad avventurarsi fuori dai confini di Venezia per giungere a Roma passando, durante il suo viaggio, per Padova, Verona, Parma, Bologna, Firenze e Siena, dove potè ammirare l’opera di altri importanti artisti del tempo.

Cristo crocifisso

El Greco, Cristo crocifisso con due donatori, 1585-1590

A Roma il cretese venne a contatto con i circoli culturali più raffinati ed esclusivi, nutrì la sua fantasia di classicismo, assorbì l’opera monumentale di Michelangelo e quella più decorativa di Raffaello: l’anima visionaria e sognatrice di El Greco si unì dunque alla realtà manierista romana in bilico tra sacro e profano.

Nell’Urbe l’artista si fece subito notare per il suo carattere anticonformista, altero e superbo, cosciente della propria originalità rispetto allo statico ambiente pittorico della capitale, si scontrò con varie personalità di dotti eruditi, tant’è che lo stesso Pirro Ligorio, architetto e scrittore d’arte, ebbe a definirlo come un “goffo forestiero venuto oltremarino.”

Incoronazione

El Greco, Incoronazione della Vergine, 1592

L’insofferenza che nutriva verso l’élite intellettuale romana e lo scoppio della peste nel 1575, furono alcuni dei motivi che spinsero El Greco, nel 1576, ad abbandonare Roma per la Spagna, terra in cui trovò modo di esprimere pienamente la sua creatività.

Fu infatti proprio in Spagna, a Toledo, dove l’artista dimorerà fino alla morte avvenuta nel 1614, che si affermò la magnifica arte di El Greco, un’arte sempre più irreale ed allucinata, un’esplosione di vertigine e di misteriosa bellezza.

quinto sigillo dell'Apocalisse

El Greco, Il quinto sigillo dell’Apocalisse, 1604

Già negli anni Ottanta del Cinquecento, El Greco disponeva a Toledo di una propria bottega e di un’ampia clientela costituita da nobili, dignitari ecclesiastici e ordini religiosi.

Temi sacri e ritratti si alternarono nella produzione dell’artista che giunse a mettere a punto un proprio personale repertorio di immagini, tipologie e iconografie.

Lo stile si fece sempre più fluido e dinamico: la luce vivida e frammentata si compose con uno spazio smaterializzato e vibrante.

Il linguaggio di El Greco si era fatto così pienamente maturo e brillava per la sua inusitata originalità: una sintassi pittorica completamente scissa dalla realtà, lirica ed onirica, inquieta e grandiosa, drammatica e scomposta.

Lacoonte

El Greco, Lacoonte, 1610

L’arte estrosa del cretese si diffuse rapidamente per tutta la Spagna: la sua grammatica in bilico tra oriente ed occidente, sospesa tra elementi cattolici ed ortodossi, era diversa da quella di qualsiasi altro maestro spagnolo o italiano: mistica di luce e dinamismo di forme.

“Grande filosofo dai detti acuti”, così ebbe a definirlo Francisco Pachebo: un artista colto e letterato, un pittore-filosofo di stampo umanistico, quasi del tutto ignorato nei secoli a seguire.

Disadattato, megalomane, degenerato, anticipatore dell’astrattismo e completamente folle, così è stato a lungo bollato El Greco, un artista troppo originale e particolare che rifuggì da ogni etichetta e in questo trovò tutta la sua splendida grandezza.

conde de Orgàz

El Greco, Entierro del conde de Orgàz, 1585-1590

 

El Greco: il tormento e l’estasi ultima modifica: 2013-09-03T18:44:55+00:00 da barbara
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