"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Edgar Degas: la verità nello stile

Edgar Degas: la verità nello stile

“Nessuna arte è meno spontanea della mia. Quel che faccio è il risultato della riflessione e dello studio sui grandi maestri.”

(Edgar Degas)

Edgar Degas, L’assenzio, 1875-1876

Edgar Degas, L’assenzio, 1875-1876

Edgar Degas, notoriamente menzionato all’interno della generale e generica corrente impressionista, fu in realtà un artista che si inserì in quella particolare linea di ricerca del dato naturale, emersa nella seconda metà dell’Ottocento, interpretandola, però, in modo altamente sofisticato ed intellettualizzato. La sua pittura non fu infatti una pittura veloce, alla ricerca della sensazione effimera e transitoria, ma si rivelò come una pittura ricercata e studiata, costantemente sottoposta alla rigida disciplina della storia dell’arte.

Il dato occasionale, attraverso un’accurata esecuzione mediata dalla rilettura dei classici, venne elevato da Degas come motivo unico ed assoluto: la verità nello stile e lo stile nella verità, questo era lo scopo principale da raggiungere.

In linea con la poetica di Baudelaire, Degas sosteneva che l’opera d’arte avesse il compito d’innalzare il mero elemento naturale attraverso le corrispondenze superando, nel contempo, sia la via della trascrizione mimetica, sia quella dell’astrazione: “la poesia è ciò che vi è di più reale, ciò che è completamente vero solo in un altro mondo” – come sosteneva lo stesso Baudelaire.

Edgar Degas, La classe di danza, 1871-1874

Edgar Degas, La classe di danza, 1871-1874

L’opera di Degas, dunque, si articolò nella costruzione di una realtà che, pur radicando le proprie fondamenta nel mondo sensibile, se ne discostava intraprendendo una strada parallela e distinta: la ricerca di una verità artistica autentica ed integrale, che dall’occasionale fosse in grado di esprimere l’universale. Degas, in questo modo, cercò di rendere eterno il presente attraverso la forma riducendo così la dimensione esistenziale del tempo a quella estetica dello spazio.

Edgar Degas, Donna che si asciuga il collo, 1895-1898

Edgar Degas, Donna che si asciuga il collo, 1895-1898

Il teatro, la danza, gli amici, i caffè, le corse di cavalli, le modelle, furono oggetto degli attenti studi di Degas: il vero così come appariva nell’esperienza quotidiana dell’artista, uomo ricco e colto, perfettamente inserito nell’alta società aristocratica e borghese del tempo.

La scelta di temi contemporanei non implicava però in Degas alcun intento di tipo ideologico o polemico: la modernità fu solo un generico veicolo per trasmettere la sua personale visione dell’arte. Il dato fenomenico, spogliato di ogni sovrastruttura, diventa, in questo modo, evidenza di se stesso, senz’ altra ragione di interesse se non il suo stesso “essere”: situazioni, oggetti, personaggi sono unicamente simboli autoreferenziali e nella loro finita presenza recano la cifra della pura bellezza.

Edgar Degas, Le défilé (Cavalli da corsa davanti alle tribune), 1866-1868

Edgar Degas, Le défilé (Cavalli da corsa davanti alle tribune), 1866-1868

La carica innovativa di Degas, che lo avvicina agli artisti del Novecento più che ai triti esperimenti impressionisti, risiede proprio in quest’ansia ed ossessione stilistica, in questo tormento verso la ricerca dell’autonomia dell’arte e dei suoi mezzi espressivi.

La sintassi di Degas si fece dunque struttura e la struttura si fece forma per cogliere l’attimo effimero dello spettacolo naturale: una limpida costruzione armonica capace di cristallizzare, attraverso un’improvvisa illumination, il moto vitale; la purezza formale elevata a stilema universale.

La natura fu il punto di partenza della produzione di Degas, ma diversa e peculiare fu la trascrizione che egli ne fece: piuttosto che riprodurre il magma agitato del mondo, Degas adottò una linea fredda e celebrale atta a fermare in un’istantanea quel complesso gioco di specchi che si attua costantemente nella scacchiera della vita: una partita a dama che più che al cuore parla alle nostre menti.

Edgar Degas, Le tub (La tinozza), 1886

Edgar Degas, Le tub (La tinozza), 1886

“Degas si è sempre sentito solo, è stato solo in tutte le forme possibili di solitudine. Solo per carattere; solo per la specificità e particolarità della sua natura; solo per l’onestà, solo per l’orgoglio del suo rigore, per l’inflessibilità dei principi e giudizi, solo per la sua arte, vale a dire per ciò che esigeva da sé. […]

Alcune ricerche, la cui difficoltà è smisurata, isolano chi vi si immerge. Questo isolamento può essere impercettibile […].

Una parte della sua mente può certo applicarsi a rispondere agli altri, e persino brillare davanti a loro; ma, lungi dal confondersi con quell’oblio di sé che genera l’eccitante commercio delle somiglianze di impressioni e dei contrasti di idee, questi si ritrae attraverso questo stesso scambio che gli fa sentire più nettamente il suo isolamento […].

Così si forma, per reazione, una seconda solitudine, che gli è come necessaria per rendersi segretamente, studiatamente, gelosamente incomparabile.”

(Paul Valéry)

Edgar Degas, Mademoiselle La La al circo Fernando, 1879

Edgar Degas, Mademoiselle La La al circo Fernando, 1879

 

Edgar Degas: la verità nello stile ultima modifica: 2013-08-27T18:10:19+00:00 da barbara
10 Comments
  • stupendizia
    Posted at 19:56h, 27 agosto Rispondi

    Vero, ma vestiva le persone con il suo genio inconfondibile,

    • barbarameletto
      Posted at 20:44h, 27 agosto Rispondi

      “La verità nello stile”, come tu dici ed io sostengo 😉

  • F
    Posted at 22:22h, 29 agosto Rispondi

    Approccio singolare, Degas e Baudelaire che fanno il salto del canguro insieme saltando oltre l’impressionismo e arrivando ai confini delle prime avanguardie del Novecento. Ci sta tutto e ce la fanno. Ricorderei anche della fotografia, che nata nei suoi stessi anni, non può non averlo convinto ad immergersi nel colore prima che nel disegno. Risulta inutilmente ermetico “Degas, in questo modo, cercò di rendere eterno il presente attraverso la forma riducendo così la dimensione esistenziale del tempo a quella estetica dello spazio”, che rompe la riuscita limpidità dell’intero pezzo.

    • barbarameletto
      Posted at 10:50h, 30 agosto Rispondi

      Non credo che questa affermazione sia così arcana o, come preferisci, ermetica.
      L’opera di Degas prese vita da uno studio attento e proprio la fotografia, che con sollecita attenzione rammenti nelle tue parole, fu uno dei mezzi prediletti dall’artista per ritrarre i suoi soggetti.
      Egli, dunque, mirò ad immortalare in una scena, perfettamente meditata, l’attimo fuggevole della realtà, dando così forma esteticamente finita e valenza oggettiva al mutevole e al momentaneo: “… ridurre la dimensione esistenziale del tempo a quella estetica dello spazio.”
      Se, però, non ne sei convinto o hai dei punti di vista alternativi, possiamo discuterne e ampliare così i nostri orizzonti … 😉
      Grazie per aver apprezzato l’approccio singolare .., 😉

  • Isadora Duncan: l’arte del movimento | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 18:38h, 30 giugno Rispondi

    […] La danza stessa, come la pittura, fu oggetto, proprio in questo periodo, di un profondo e radicale cambiamento: alla danza accademica veniva sostituendosi una danza fluida ed armonica non più schiava delle scarpette a punta e di quei costumi costretti ed artificiosi, che avevano ispirato il genio pittorico di Degas. […]

  • Capolavori della National Gallery: Lake Keitele di Akseli Gallen-Kallela, 1905 | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 16:15h, 19 agosto Rispondi

    […] trovavo così pigiata per sbirciare un girasole di Van Gogh, una ninfea di Monet o una ballerina di Degas, quando, tutto ad un tratto, mi si presenta un brandello di parete libero allo sguardo. Riesco […]

  • Capolavori della National Gallery: Odilon Redon, Ofelia trai i fiori, 1905 | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 15:51h, 28 agosto Rispondi

    […] una sala della National Gallery dedicata quasi interamente a Degas, dove spicca magnifica la tela del 1879 Madamoiselle La La al circo Fernando, un’inaspettata […]

  • L’arte a passi di danza | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 14:47h, 03 gennaio Rispondi

    […] Boldini, Toulouse-Lautrec e, soprattutto, Degas dimostrarono un interesse inedito per questa forma d’arte: l’affaccio su un mondo fatto di […]

  • Giorgia
    Posted at 11:08h, 20 gennaio Rispondi

    ciao barbara molto interessante il tuo blog, sto scrivendo uno spettacolo teatrale e cerco delle riflessioni – opinioni – studi sul rapporto tra Picasso e Degas, o meglio tra le opere di Degas e le opere di Picasso o anche sulle loro vite, per caso potresti aiutarmi?
    Grazie in anticipo 🙂

    • barbarameletto
      Posted at 18:10h, 20 gennaio Rispondi

      Molto interessante il tuo progetto.
      In effetti Picasso ammirò e si ispirò all’opera di Degas e, il fatto strano, è che, sebbene si siano trovati a vivere nello stesso momento a Parigi e avessero amici in comune, non si sono mai incontrati di persona.
      Per rispondere alla tua domanda dovrei capire bene cosa stai cercando, magari scrivimi sulla mia mail personale: barbarameletto@gmail.com

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