"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Cosmè Tura: il moderno interprete dell’antica favola cortese

Cosmè Tura: il moderno interprete dell’antica favola cortese

San Giorgio e la principessa

Cosmè Tura, San Giorgio e la principessa, particolare, Ante dell’organo della Cattedrale di Ferrara, 1468-1469

Fu discepolo di Galasso, Cosmè, che dipinse in San Domenico di Ferrara una cappella, e gli sportelli che serrano l’organo del Duomo, e molte altre cose, che furono migliori che non furono le pitture di Galasso suo maestro.”

A meno di un secolo dalla sua morte, con queste poche e lapidarie parole, Giorgio Vasari, nelle sue Vite, ricordava questo artista, dando così l’avvio ad una specie di oblio storico che perdurò fino alle soglie del Ventesimo secolo. Una dimenticanza, questa, che coinvolse più in generale l’arte rinascimentale ferrarese, di cui Cosmè fu il caposcuola, posta tradizionalmente in secondo piano rispetto alla produzione fiorentina, caratterizzata da un rigoroso razionalismo e da un eroico umanesimo.

Nella corte estense, infatti, si respirava un clima meno borgese e più sofisticato: un centro sostenuto da ideali cavallereschi che interpretò in modo aulico e cifrato i modelli rinascimentali.

La pittura di Cosmè subì dunque un triste destino fino a quando, nell’età moderna, i profeti delle nuove avanguardie videro in lui un iniziatore del gusto visionario, tipico del Simbolismo, e dello stile nervoso e secco, tipico dell’Espressionismo.

Erato

Cosmè Tura, Erato (?), Muse dello studiolo di Belfiore, 1458-1462

Cosimo Tura, più comunemente noto con il diminutivo di Cosmè, nacque presumibilmente a Ferrara verso il 1430. Nel 1451, attorno ai vent’anni circa, si era già fatto un nome, poiché lo troviamo citato affianco al pittore di corte Galasso per dei lavori eseguiti da un tale Giacomo Turola.

Tra il 1452 al 1456 gli archivi ferraresi tacciono il nome di Tura: un lasso di tempo ragionevole per collocare un più che probabile viaggio di studio dell’artista a Padova, allora maestra nella cultura figurativa, e a Venezia.

Rientrato in patria, Tura si dedicò pienamente alla sua attività di pittore di corte, carica questa che comportava le più svariate mansioni al fine di soddisfare i desideri e i capricci dei nobili estensi. Egli fu dunque un vero e proprio artigiano, sperimentatore di materiali e di tecniche: disegnò decorazioni per gualdrappe, coperte e panni, fornì cartoni per arazzi, progettò apparati per feste e tornei, ideò nuove forme per argenterie ed oggetti preziosi.

Annunciazione

Cosmè Tura, Annunciazione, Ante dell’organo della Cattedrale di Ferrara, 1468-1469

Nell’opera pittorica di Cosmè vediamo combinati gli antichi valori tardogotici, legati agli ideali cavallereschi e al gusto per il lusso e per le materie preziose, con i nuovi principi umanistici di coerenza figurativa e spazialità prospettica.

Il particolare linguaggio di Cosmè prese dunque vita all’interno di una corte che influenzò la cultura dell’artista e, nello stesso tempo, gli mise a disposizione le più disparate suggestioni attraverso l’opera delle varie personalità chiamate a Ferrara, verso la metà del Quattrocento, ad accrescere la politica di prestigio dei principi d’Este: le raffinatezze degli orefici nordici, le bizzarrie dei miniatori, il senso del rigore formale e strutturale di Piero della Francesca e dei maestri toscani, la lucidità e il segno tagliente della pittura ad olio fiamminga, la drammaticità espressiva di Donatello, l’antichità rivisitata da Mantegna e dalla scuola padovana.

Pietà

Cosmè Tura, Pietà, 1455- 1460 circa

Il “depintore del Signore” si trovò così ad operare in una sorta di isola sfarzosa ed opulenta dove venne chiamato ad ammantare di bellezza ogni momento della vita di corte, conformandolo secondo il suo stile particolare e altamente personale. Già a partire dagli anni Sessanta, infatti, Cosmè divenne il pittore prediletto dalla corte, dalla quale fu impegnato in grandi opere decorative.

Intanto l’artista ferrarese si faceva spazio anche nell’ambiente ecclesiastico ricevendo, nel 1460, la tonsura clericale nel convento di San Giorgio, fatto questo che lo portò a sperimentare anche l’arte della miniatura.

Sia nelle arti maggiori che nelle minori, Tura si distinse per la sua originale cifra linguistica: numerose furono le influenza, ma unica ed irripetibile fu l’opera di Tura tutta protesa a tradurre l’antica favola cortese nel nuovo e più moderno linguaggio rinascimentale.

Madonna col bambino

Cosmè Tura, Madonna col bambino (Madonna dello Zodiaco), 1470 circa

La tarda maturità dell’artista fu caratterizzata dall’alternarsi di virtuosismi ed eccessi stilistici, sempre più rari, a momenti di progressivo intenerimento della luce e del colore, forse in accordo con la raggiunta padronanza e consapevolezza dei propri mezzi espressivi: un gusto narrativo più disinvolto e meno fendente, in linea con le conquiste figurative dell’ultimo Quattrocento.

Nell’aprile del 1495 una cronaca ferrarese riporta la notizia della morte del “Nobile et Excellente homo Maestro Cosimo Tura, pictore excellentissimo” e la sua sepoltura “in una archa presso a l’uscio del Campanile” nella chiesa di San Giorgio.

San Giorgio e il drago

Cosmè Tura, San Giorgio e il drago, 1460

Cosmè Tura: il moderno interprete dell’antica favola cortese ultima modifica: 2013-08-05T18:58:28+00:00 da barbara
7 Comments
  • musa inquietante
    Posted at 11:19h, 06 agosto Rispondi

    Fantastico artista!Grazie per l’articolo!!

    • barbarameletto
      Posted at 18:10h, 06 agosto Rispondi

      Grazie a te, sono lieta che ti sia piaciuto, secondo me è un pittore fantastico, insomma molto originale e fortemente espressivo per la sua epoca.

      • musa inquietante
        Posted at 18:27h, 06 agosto Rispondi

        Sono perfettamente d’accordo… purtroppo è stato a lungo e ingiustamente sottovalutato, così come altri pittori, ad esempio il Greco…

        • barbarameletto
          Posted at 21:36h, 06 agosto Rispondi

          La lista sarebbe molto lunga, sono d’accordo con te; il problema sorge da una tradizione critica conservatrice, atta a seguire le mode e le tendenze tralasciando, molto spesso, la cifra qualitativa.
          Ad esempio in Italia abbiamo avuto molti artisti che per avere successo sono dovuti migrare all’estero e, ancor oggi, nonostante la loro qualità espressiva, sono sconosciuti alla maggioranza… un discorso complesso ed articolato che meriterebbe uno spazio maggiore, cmq la cosa bella è che ancora ne parliamo, li consideriamo e ne rimaniamo affascinati 😀 Il bello è anche un valore assoluto, a volte per pochi, ma, molto più spesso, per chi ha la capacità di guardare con occhio libero da preconcetti 😉

          • musa inquietante
            Posted at 23:13h, 06 agosto Rispondi

            Allora continuiamo a parlarne, in modo da non permettere che si perdano nelle pieghe oscure della memoria collettiva!!!!! 😀

  • Fabrizio Guerrini
    Posted at 11:00h, 07 agosto Rispondi

    L’ha ribloggato su Base d'Asta.

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