"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
Tag

Vittore Carpaccio: il pittore di historie

Vittore Carpaccio: il pittore di historie

“Et il nome mio è dicto Victor Carpathio.”

San Giorgio

Vittore Carpaccio, San Giorgio che sconfigge il drago, particolare, da le Storie di San Giorgio, 1502-1504

Della biografia di Carpaccio poco sappiamo; non abbiamo molte notizie riguardo le sue origini e la sua vita, non conosciamo con certezza la data di nascita e di morte: era figlio di un certo Pietro Scarpazza, aveva moglie e, probabilmente, un figlio. Anche a proposito della sua formazione pittorica i dati sono vaghi ed incerti: un artista di talento comparso, quasi dal nulla, sulla scena artistica veneziana ad un’età presumibile di circa venticinque anni.

La sua prima opera datata, l’Arrivo a Colonia, risale al 1490 e fa parte del ciclo realizzato per la Scuola di Sant’Orsola, ciclo che segnò l’avvio della carriera di Carpaccio come esecutore di teleri narrativi destinati alle confraternite di devozione.

Arrivo a Colonia

Vittore Carpaccio, Arrivo a Colonia, da le Storie di sant’Orsola, 1490

Carpaccio, fin da subito, si distinse per la sua straordinaria capacità nel creare storie.

La sua pittura, fitta e dettagliata nei particolari, ricreava scenari fiabeschi racchiusi, però, in una cornice che richiamava costumi e modi di vivere tradizionali: l’atmosfera della Venezia di fine Quattrocento rievocata come una sorta di favola cortese.

Con le tele di Sant’Orsola Carpaccio “conseguì la pienezza della lode” essendo quelle historie “ripiene di prospettive, d’habiti vari, e con molta diligenza condotte”, come ebbe a dire Carlo Ridolfi nel 1648.

L’incanto della pittura di Carpaccio nasce proprio dall’attenzione con cui era in grado osservare la realtà che lo circondava: un’attenzione vivida e stupefatta dalla straordinaria ricchezza figurativa che lo attorniava.

Le sue opere rappresentano una sorta di viaggio nella Venezia del tempo: veneziane sono le architetture, tipicamente veneziani sono i personaggi, veneziana è la luce che avvolge le sue tele.

Venezia costituiva infatti il palcoscenico ideale per offrire, a chi aveva occhi per guardarla, uno spettacolo continuamente diverso e straordinario: un grande libro illustrato fatto di vicende, personaggi, ambientazioni, figure, animali, piante, oggetti e, soprattutto, luci, sempre così mutevoli e cangianti.

Coloro che hanno sempre ritenuto Carpaccio un pittore dalla fervida immaginazione e dall’esuberante fantasia, sono stati abbagliati dalla sofisticata pienezza della sua arte: Carpaccio non inventò nulla, fu solamente capace di vedere in modo lucido e curioso la realtà di cui aveva quotidiana esperienza.

Miracolo

Vittore Carpaccio, Miracolo dell’indemoniato al ponte di Rialto, 1495

Il Miracolo dell’indemoniato al ponte di Rialto, tela eseguita per la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista tra il 1494 ed il 1495, è esemplare di questa evidenza descrittiva della pittura di Carpaccio che chiede solo di essere guardata senza ricercarvi significati ulteriori.

La storia sta tutta lì nel fervore della vita che si snoda, fra le acque del canale, nelle architetture delle case: uno scorcio sulla vita brulicante di Venezia dove, l’episodio che dà il nome alla composizione, rimane isolato rispetto alla fascinazione e alla ricchezza narrativa.

L’evento prodigioso è infatti spostato al margine sinistro della tela, privilegiando la rappresentazione della città, con le sue locande, le altane, le gondole, le barchette, i passanti occasionali, i mercanti, i gentiluomini e gli immancabili turchi, con abiti riccamente e vistosamente decorati.

Sant'Agostino

Vittore Carpaccio, Sant’Agostino nello studio o Visione di Sant’Agostino, 1502

L’occhio lucido dell’artista che vede, assorbe e cattura lo spettatore dentro l’immagine: i quadri di Carpaccio non chiedono altro che di farsi scoprire, abbandonandosi al puro piacere dello sguardo.

Non vi sono significati da ricercare o misteri da scoprire: il segreto della sua pittura è sotto i nostri occhi.

Il mistero di Carpaccio si può forse rinvenire nel suo stile talmente preciso nella costruzione architettonica da superare la mera descrizione fisica pervenendo, così, ad una sorta di mistica delle geometrie e degli spazi: una specie di astrattismo ante litteram che rende la sua opera così fortemente moderna e prepotentemente espressiva.

La sua realtà ondeggia in una luminosità rarefatta e conserva quel sapore magico ed allusivo, tale da confermare Carpaccio come un artista dalla visione razionalistico-astratta più che aneddotico-verista.

Questo, in sostanza, è il segreto di Carpaccio più volte scambiato per bizzarria od astruseria inventiva: una visione attenta e razionale sublimata in una mistica della composizione.

Venezia era lì, sospesa tra il nulla dell’acqua ed il nulla del cielo, con la sua dirompente bellezza ed il suo infinito mistero: una fantasia a portata di mano.

Incontro e partenza

Vittore Carpaccio, Incontro e partenza dei fidanzati, da le Storie di Sant’Orsola, 1495

 

Vittore Carpaccio: il pittore di historie ultima modifica: 2013-07-24T18:12:55+00:00 da barbara
3 Comments

Post A Comment