"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Giotto: la nascita della pittura moderna

Giotto: la nascita della pittura moderna

La cacciata dei diavoli di Arezzo

Giotto, La cacciata dei diavoli di Arezzo, particolare dei demoni, da le Storie di San Francesco, 1295-1297/1299, Assisi – Basilica superiore di San Francesco

Con Giotto si compì una rivoluzione nell’arte del Trecento, la sua opera, infatti, mutò le finalità e i modi dell’arte: al posto del sapiente ed abile artigiano al servizio dei poteri religiosi e politici, prese posto l’artista dotato di una una propria cultura e di una personale concezione della realtà.

Possiamo tranquillamente affermare che con Giotto nacque la pittura moderna e l’artista con una sua identità peculiare e riconoscibile.

Giotto riportò naturalezza nell’arte attraverso la ripresa dei modelli classici, superando, così, la statica e ieratica rappresentazione tipica della pittura bizantina: natura, storia e cultura si fusero, in Giotto, in un trinomio inscindibile e fecondo di nuove ed originali espressioni pittoriche.

Giudizio Universale

Giotto, Giudizio Universale, particolare di Lucifero, 1303-1304, Padova – Cappella degli Scrovegni

La sua carica innovativa fu talmente evidente da trovare riconoscimento anche presso i contemporanei: “rimutò l’arte del dipingere di greco in latino, e ridusse al moderno”, affermava, infatti, già alla fine del Trecento, Cennino Cennini.

Giotto ricusò quindi la tradizione greca per formulare un linguaggio moderno fondato sulla tradizione classica latina utilizzando, però, la lingua italiana, ossia la lingua volgare, la lingua comune comprensibile da tutti.

Al pari di Dante, che operò un’analoga rivoluzione nel campo letterario, Giotto fu in grado di liberare l’arte dalla rigidezza inespressiva e canonizzata dell’arte bizantina attraverso l’osservazione diretta della natura, mediata dallo studio degli antichi. “Lasciò la rozeza de’ greci… arecò l’arte naturale e la gentilezza con essa, non uscendo dalle misure”, diceva ancora di lui Lorenzo Ghiberti.

Con Giotto l’uomo comune cominciò a capire la pittura e ad emozionarsi di fronte ad essa: all’arte dell’ineffabile, Giotto sostituì una narrazione chiara e di immediata comprensione.

Il miracolo della sorgente

Giotto, Il miracolo della sorgente, particolare, da le Storie di San Francesco, 1295-1297/1299, Assisi – Basilica superiore di San Francesco

Già osservando le Storie della vita e dei fatti di san Francesco dipinte nella Chiesa Superiore di Assisi, attribuite a Giotto ma forse non interamente sue, è evidente la capacità del pittore di raccontare storie delineando in senso storico, non leggendario o poetico, la figura di questo santo moderno.

Ogni affresco rappresenta un racconto di senso compiuto: l’unità del ciclo è data dal rapporto tra lo spazio pittorico delle figurazioni e la spazialità architettonica della navata.

Rinunzia dei beni paterni

Giotto, Rinunzia dei beni paterni, da le Storie di San Francesco, 1295-1297/1299, Assisi – Basilica superiore di San Francesco

Nell’episodio della Rinunzia dei beni paterni, ad esempio, Giotto fu in grado di condensare, attraverso una contrapposizione di figure e di masse architettoniche, la vicenda del ricco Francesco nell’atto di abbandonare i beni materiali per dedicarsi alla diffusione del verbo evangelico.

Da un lato vi sono i parenti arrabbiati, la vecchia vita di Francesco, dall’altro il santo con il vescovo ed i preti che rappresentano la nuova vita di Francesco, qui spogliato di ogni abito, simbolo appunto dei beni temporali.

Il contrasto dei sentimenti è altresì ribadito dalla struttura degli edifici: a sinistra le case della ricca borghesia e a destra un insieme di edicole che echeggiano delle architetture sacre.

Francesco dona il suo mantello a un cavaliere povero

Giotto, Francesco dona il suo mantello a un cavaliere povero, da le Storie di San Francesco, 1295-1297/1299, Assisi – Basilica superiore di San Francesco

Dopo il ciclo di affreschi assisiate, terminati dai suoi discepoli, Giotto fu chiamato a Roma da papa Bonifacio VIII per l’affresco del Giubileo; pochi anni dopo, a Padova, dipinse l’opera della sua maturità: gli affreschi per la Cappella degli Scrovegni.

La nuova prosa di Giotto, che si esprime attraverso sintesi e semplificazioni, attraverso geometrie architettoniche e costruzioni di corpi, attraverso il parlare chiaro e comprensibile, in quest’opera trova il suo pieno compimento.

Fuga in Egitto

Giotto, Fuga in Egitto, da le Storie di cristo, 1303-1304, Padova – Cappella degli Scrovegni

Tra il 1304 ed il 1306 Giotto affrescò la nuda parete della cappella degli Scrovegni con le storie di Anna e Gioacchino, i genitori della Vergine, e con quelle della Madonna e di Gesù.

La definizione dello spazio venne affidata interamente alla pittura, dal momento che l’ambiente si presentava come la pagina bianca di un libro: uno spazio totalmente privo di membrature architettoniche.

La parete risultò così come un grande libro miniato: una sequenza di figurazioni inconrniciate da un fregio piatto, monocromo, con piccoli medaglioni colorati, che scandiscono la prosa della narrazione.

Cacciata di Gioacchino dal Tempio

Giotto, Cacciata di Gioacchino dal Tempio, da le Storie della Vergine, 1303-1304, Padova – Cappella degli Scrovegni

Anche in questo ciclo la sintassi di Giotto è quella divulgativa: una sensibilità stilistica basata sul principio del parlare chiaro, del parlare il linguaggio del volgo.

Le varie scene, coordinate ma indipendenti fra di loro, si susseguono in un ritmo narrativo scandito dall’armonia formale e coloristica dell’intera composizione.

Il risultato è una sorta di summa della pittura giottesca, in grado di rivelarci un ordine di valori intellettuali e morali espressi attraverso volumi e colori: la dottrina di Giotto risiede tutta nella sua pittura, ossia nella struttura profonda del suo fare pittorico.

Egli non fu un semplice narratore di storie religiose, ma, attraverso di esse, fu capace di esporre la sua particolare visione della realtà e la sua concezione del mondo: una visione lirica e patetica allo stesso tempo.

La strage degli innocenti

Giotto, La strage degli innocenti, da le Storie di Cristo, 1303-1304, Padova – Cappella degli Scrovegni

Giotto non inventò nuove tecniche artistiche, ma fu comunque capace di trasformare profondamente il processo dell’operazione artistica.

Con Giotto, infatti, il valore dell’arte si spostò dalla perfezione tecnica dell’esecuzione alla novità dell’ideazione, ideazione che trovava la sua prima e più diretta espressione nel progetto, ossia nel disegno.

Il disegno, dunque, a partire da Giotto, divenne la necessaria premessa di ogni produzione artistica: l’arte, in questo modo, prese ad assumere una connotazione fortemente intellettuale, venendo pian piano a discostarsi dal mestiere del fare; Giotto può, a buon diritto, essere così ritenuto l’ultimo artista del Medioevo ed il primo ad aprire alla pittura moderna.

Il compianto su Cristo morto

Giotto, Il compianto su Cristo morto – particolare, da le Storie di Cristo, 1303-1304, Padova – Cappella degli Scrovegni

“… Credette Cimabue nella pintura
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
si che la fama di colui è scura.”

(Dante Alighieri)

La cacciata dei diavoli di Arezzo

Giotto, La cacciata dei diavoli di Arezzo, particolare dei demoni, da le Storie di San Francesco, 1295-1297/1299, Assisi – Basilica superiore di San Francesco

 

Giotto: la nascita della pittura moderna ultima modifica: 2013-07-17T17:57:44+00:00 da barbara
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