"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Caravaggio: il trionfo della natura

Caravaggio: il trionfo della natura

“Michelangelo da Caravaggio che fa a Roma cose meravigliose è uno che non tiene in gran conto le opere di alcun maestro… egli dice… che tutte le cose non sono altro che bagatelle, fanciullaggini o baggianate – chiunque le abbia dipinte – se esse non sono fatte dal vero, e che nulla vi può essere di più buono o di meglio che seguire la natura… e questa copia dipingendo.”

(Karel van Mander, 1604)

Caravaggio, Medusa, 1597

Caravaggio, Medusa, 1597

Michelangelo Merisi da Caravaggio, più comunemente noto come Caravaggio, con la sua arte ruppe quelli che erano gli schemi figurativi che si erano venuti a codificare nel corso del Rinascimento.

Nella sua opera non vi è alcuna rappresentazione precostituita della realtà ma, per la prima volta, assistiamo al trionfo del naturalismo, ossia della rappresentazione delle cose così come sono e si vedono quotidianamente.

Già in un’opera del periodo iniziale come il Canestro di frutta, osserviamo come l’attenzione dell’artista sia rivolta alla ricerca della verità naturalistica, con un’analisi quasi scientifica ai soggetti rappresentati: uno sguardo lucido e freddo, più da botanico che da pittore.

La foglia secca, la mela bacata, sono particolari di una precisione estrema: la natura è ritratta nella sua realtà caduca ed imperfetta, senza abbellimento alcuno.

Caravaggio, Canestro di frutta, 1599

Caravaggio, Canestro di frutta, 1599

La chiave di lettura delle sue opere risiede nelle loro forme: non sono presenti espliciti intenti simbolici. La grandezza di Caravaggio è racchiusa proprio in questa sua capacità di dare forma compiuta alla realtà che lui vede, una forma in grado di esaltare anche un soggetto apparentemente banale come un canestro di frutta.

In Caravaggio, dunque, diviene preminente il mestiere del pittore, ossia l’esecuzione tecnica, rispetto al soggetto, ossia il contenuto dell’opera. In questo caso, poi, il modo di rappresentare la realtà si coniuga alla sua visione personale del mondo in grado di dare pari dignità ad un’immagine umana o ad una natura morta.

Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, 1595-1596

Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, 1595-1596

Caravaggio nacque nel 1571 a Milano, nei suoi anni di apprendistato si mosse entro i confini della pittura lombardo-veneta: un forte senso di verità nella descrizione della natura, unito alla sensibilità cromatica e luminosa tipica degli artisti veneziani.

Possiamo affermare che Caravaggio rappresentò una sorta di punto di congiunzione e di sintesi tra le proprie esperienze lombarde e la ricerche della pittura veneta.

Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1600

Caravaggio, Vocazione di San Matteo, 1599-1600

La Vocazione di San Matteo del 1599, una delle tre tele che fanno parte della sua prima e prestigiosa commissione pubblica per la chiesa di San Luigi dei Francesi, rivoluzionò la pittura romana del tempo.

L’episodio evangelico è infatti prepotentemente attualizzato, consentendo così ai contemporanei di Caravaggio di riconoscersi nella vicenda e di immedesimarsi nei suoi protagonisti: nessuna ambientazione agreste o mitologica, ma un comune e familiare interno seicentesco dove i personaggi vestono abiti del tempo.

L’opera è un valido esempio della prepotente carica innovativa della sua pittura: al posto di un’immagine astratta che trasfigura i soggetti rappresentati, Caravaggio predilesse la nuda realtà; l’azione divina si compie nel terreno umano, dando così un senso concreto ad un’astrazione di fede.

Caravaggio, Cena in Emmaus, 1601-1602

Caravaggio, Cena in Emmaus, 1601-1602

Quest’opera suscitò grande sconcerto e notevole curiosità, una curiosità che accompagnò Caravaggio nel corso di tutta la sua breve esistenza. La sua vita, infatti, fu una specie di romanzo picaresco: una vita avventurosa, violenta ed errabonda, segnata anche da un evento delittuoso.

In tutta la produzione caravaggesca è evidente la tensione e la drammaticità di un’esistenza vissuta nella sua pienezza e nelle sue sfumature: il rigore della composizione prende vita da un chiaroscuro che drammaticamente esalta la cruda realtà delle cose, una contrapposizione fra luce e buio, giorno e notte.

Caravaggio, Giuditta e Oloferne, 1599

Caravaggio, Giuditta e Oloferne, 1599

Per Caravaggio il vero maestro da guardare ed imitare è la natura stessa, una natura da cui egli trasse mirabile esempio per le nature morte, i soggetti sacri e quelli profani.

Il mistero risiede nella realtà illuminata dallo sguardo dell’autore: il realismo di Caravaggio è infatti un realismo lirico, dotato di anima e splendente di luce interiore che nulla ha a che fare con il realismo che noi immaginiamo.

L’arte, con Caravaggio, smise di essere il luogo dove la realtà trovava un nuovo ordine estetico basato sui canoni di bellezza e di perfezione, e divenne così il palcoscenico dell’esitenza, dove la realtà ci travolge con tutte le sue contraddizioni e con i suoi aspetti più oscuri ed angosciosi.

Caravaggio, David con la testa di Golia, 1609-1610

Caravaggio, David con la testa di Golia, 1609-1610

“Essendogli mostrate le statue più famose di Fidia e di Glicone acciochè vi accomodasse lo studio, non diede altra risposta se non che distese la mano verso una moltitudine di uomini, accennando che la natura l’aveva a sufficienza provveduto di maestri.

E per dare autorità alle sue parole chiamò una zingara che passava a caso per strada, e condottala all’albergo la ritrasse in atto di predire le avventure, come sogliono queste donne di razza egiziana.

Fecevi un giovine il quale posa la mano col guanto su la spada e porge l’altra scoperta a costei, che la tiene e la riguarda; ed in queste due mezze figure tradusse Michele sì puramente il vero, che venne a confermare i suoi detti.”

(Giovanni Pietro Bellori,1672)

Caravaggio, David, 1606-1607

Caravaggio, David, 1606-1607

 

Caravaggio: il trionfo della natura ultima modifica: 2013-07-09T19:07:35+00:00 da barbara
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