"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Piero della Francesca: un razionalista del Quattrocento

Piero della Francesca: un razionalista del Quattrocento

Pala di Santa Lucia de' Magnoli

Domenico Veneziano, Pala di Santa Lucia de’ Magnoli, 1445-1447

Piero della Francesca nacque nel 1420 a Borgo San Sepolcro (oggi Sansepolcro), la sua formazione pittorica avvenne a Firenze, capitale del rinnovamento artistico dell’epoca. Firenze si trovava allora al centro di un rinascimento culturale i cui influssi si fecero presto sentire anche sull’espressione pittorica: la vetusta visione medievale del mondo stava lasciando posto ad una visione più rigorosa e razionale dello spazio e della realtà ivi rappresentata.

Fu educato alla pratica artistica da Domenico Veneziano, artista dalle misteriose origini, il cui nome, però, fa presumere una certa familiarità con l’arte veneziana e le sue fantastiche invenzioni.

Polittico della Misericordia

Piero della Francesca, Polittico della Misericordia, particolare del pannello centrale, 1444-1464

La Madonna della Misericordia è una composizione ancora di tipo tradizionale, legata alla struttura del polittico con gli scomparti separati e lo sfondo in oro, ma già dentro questa visione arcaica si può ravvisare una certa ricerca di modernità nella costruzione: le mattonelle del pavimento e l’ampiezza dei panneggi danno profondità e volume alla rappresentazione. I personaggi, nella loro ieratica monumentalità, appaiono una sorta di elemento architettonico, strutture funzionali nel determinare e calibrare lo spazio prospettico.

Eliminato il fondo in oro e riunito lo spazio circostante, Piero della Francesca giunse così a realizzare quella che è la sua opera più nota, vera e propria icona della pittura rinascimentale : la Flagellazione.

Flagellazione

Piero della Francesca, Flagellazione, 1455-1460

L’opera è suddivisa in due parti: sullo sfondo si svolge la scena della flagellazione, mentre in primo piano sono raffigurati tre personaggi.

Molte supposizioni sono state fatte sul significato e sull’identità di questo terzetto, ma l’unica cosa certa è il fatto che indossano abiti dalle fogge del tempo, quindi paiono essere contemporanei dell’artista stesso. La rappresentazione racchiude così due storie, separate nel tempo e nello spazio, ma unificate in un richiamo di gesti a di atteggiamenti speculari.

La grande modernità di Piero della Francesca risiede nella sua sorprendente capacità di sintesi spaziale: un rigoroso ordine geometrico che può essere accostato ad un quadro astratto.

Tutta la struttura della tela è fatta di linee, piani, moduli che si ripropongono e si compenetrano con uno straordinario equilibrio: il soggetto diviene quindi un pretesto, un sorta di artificio prospettico, utilizzato meramente a scopi architettonici e compositivi.

Piero della Francesca, con la sua raffinata e fredda riduzione metematico-geometrica, fu in grado di anticipare il gusto razionalista di una tela di Mondrian o di un progetto del Bauhaus: un processo di intellettualizzazione pittorica che diede preminenza all’atto del dipingere più che al mero fatto rappresentato. Sono queste le caratteristiche che rendono la pittura di Piero vicina alla sensibilità contemporanea e ce lo fanno apprezzare ancora oggi: un rigore scientifico che parla un linguaggio universale e che ritroviamo, ad esempio, nella produzione industriale del design contemporaneo.

Leggenda della Vera Croce

Piero della Francesca, Leggenda della Vera Croce, Incontro di Salomone con la regina di Saba, 1452-1466

Nel ciclo della Leggenda della Vera Croce, rappresentato sulle pareti del coro della chiesa di san Francesco ad Arezzo, Piero narrò episodi legati alle vicende della Croce.

Anche in questo caso l’attenzione dell’artista è posta, più che al tema narrato, alla costruzione lucida delle scene. Gli spazi da lui ritratti sono spazi grandiosi, nobili e sublimi che, certamente, nulla hanno a che vedere con la miseria in cui si presume dovessero avvenire tali fatti, ma tutto questo è funzionale all’intento dell’artista a cui preme sottolineare la solennità dell’impianto architettonico e costruttivo.

Piero della Francesca, con la sua ferrea logica e con il suo occhio algido e distaccato, riuscì a distinguersi come esemplare interprete del Rinascimento, divenendo un riferimento esplicito per molti artisti moderni, in particolar modo per i cubisti che lo assunsero dichiaratamente come uno degli anticipatori della loro particolare sintesi spaziale-costruttiva.

Pala di Brera

Piero della Francesca, Pala di Brera, 1472-1474

Una tra le ultime opere di Piero, anche questa un’opera esemplare e di straordinaria eleganza compositiva, è la Pala di San Bernardino, oggi conservata nella Pinacoteca di Brera.

Il tema trattato è un tema molto frequente nella pittura italiana, la Sacra conversazione, ossia la Madonna ed il bambino con attorno alcuni santi che conversano idealmente con lei.

Il concentrato dialogo tra la Vergine e i santi si svolge in uno spazio unitario, superando così la ferrea divisione del polittico a scomparti.

Anche in questo caso l’elemento unificatore dell’intera opera è dato dall’architettura; gli stessi personaggi ritratti, immobili e statici, privi di una vera espressività, paiono essere esclusivamente dei tasselli funzionali alla struttura dell’intera composizione. L’unico personaggio escluso dal ritmo architettonico è Federico da Montefeltro: personaggio contemporaneo che, come tale, è scisso dal ritmo della sacra conversazione.

Il soggetto ritratto, nell’opera di Piero, perde la sua centralità ed importanza significativa, a favore della capacità dell’artista di trasformare la matematica e la scienza in arte, tanto più pura quanto più mira alla propria oggettività formale e linguistica.

Il sistema prospettico da lui praticato e teorizzato nel suo trattato De prospectiva pingendi, divenne, ben presto, la regola sintattica della nuova lingua pittorica: al di fuori di essa oramai nulla era più permesso all’arte italiana dell’epoca.

Isabella Sforza e Federico da Montefeltro

Piero della Francesca, Isabella Sforza e Federico da Montefeltro, 1465

 

Piero della Francesca: un razionalista del Quattrocento ultima modifica: 2013-06-28T14:23:57+00:00 da barbara
12 Comments
  • geleselibero
    Posted at 14:39h, 29 giugno Rispondi

    è stato fra quelli che, indistutibilmente hanno segnato un’evoluzione della pittura e dell’arte in genere!
    Grazie per i tuoi posts

    • barbarameletto
      Posted at 15:53h, 29 giugno Rispondi

      In effetti è un grande artista e molto moderno per la sua epoca. Come avrai potuto vedere, affronto poco l’arte antica, ma ci sono degli antichi che mi affascinano per la loro forza espressiva e la loro capacità di dialogare con la nostra sensibilità contemporanea.
      Grazie a te che mi segui 😉

  • sisempre
    Posted at 04:58h, 30 giugno Rispondi

    affascinante!
    non riesco a staccarmi, quanto mi colpisce.

    mi sembra quasi di poter vedere una fotografia del pensiero razionale.

    stupendo!
    nel commento precedente, in relazione ad alcuni artisti del passato, hai scritto della “loro forza espressiva e la loro capacità di dialogare con la nostra sensibilità contemporanea”, riesco a comprendere benissimo proprio osservando gli esempi che hai riportato. Sembra quasi un dialogo che sospende il tempo.

    intrigante questo aspetto della conoscenza, che viene riconosciuta e trasmessa attraverso i simboli, ancor più che con le parole, attraverso le generazioni!

    grazie

    • barbarameletto
      Posted at 13:49h, 30 giugno Rispondi

      In effetti la cosa affascinante dell’arte è, che di fatto, essa vince e supera il tempo.
      Gli artisti, infatti prodocuno un’opera che ha una resistenza materiale, oltre che spirituale, molto più lunga della nostra vita. Ecco perchè possiamo dialogare con Michelangelo, Mantegna, Piero della Francesca e altri, perchè noi dialoghiamo con lo spirito dell’opera da loro prodotta che sconfigge il tempo dell’esistenza mortale.
      Nelle opere l’artista riesce a donare un frammento del suo spirito, prolungando per un tempo indeterminato la propria esistenza, fino a che, ciòè, qualcuno continuerà a guardare quell’opera e a sentire il palpito della sua vita.
      In un certo qual modo si può affermare che le opere d’arte rappresentano una promessa di eternità, una sorta di trionfo contro la morte ed il tempo che scorre inesorabile.
      Grazie a te 😉

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