"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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La prospettiva come simbolo di una civiltà

La prospettiva come simbolo di una civiltà

Pompei, Villa dei Misteri, parete decorata con finta architettura in prospettiva, I secolo a. C.

Pompei, Villa dei Misteri, parete decorata con finta architettura in prospettiva, I secolo a. C.

Nell’atto di riprodurre su di una superficie bidimensionale una realtà che si sviluppa nelle tre dimensioni dello spazio, l’uomo si è da sempre trovato di fronte al problema della prospettiva.

Anche le popolazioni primitive, nei loro graffiti rupestri, dovettero semplificare le loro rappresentazioni in modo da poterle dispiegare sulla rozza e granulosa superficie delle caverne.

Nel corso dei secoli è possibile ravvedere una corrispondenza tra il sistema culturale assunto da un determinato popolo in una determinata epoca e la prospettiva da esso adottata: ad una certa prospettiva corrisponde infatti un preciso sistema sociale, politico, filosofico ed ideologico di riferimento.

Il mondo che ci circonda muta e con esso cambia anche il modo in cui lo percepiamo e, di conseguenza, lo riproduciamo: la sintesi figurativa è frutto di una precisa sintesi visiva e mentale.

Si può scoprire una certa parentela, ad esempio, tra la prospettiva ed i sistemi di comunicazione viaria elaborati dalle varie civiltà: la prospettiva dunque come una sorta di equivalente simbolico della gestione concreta dello spazio. Seguendo questa particolare interpretazione possiamo allora ravvisare due tipologie fondamentali: i sistemi accentrati e quelli decentrati, a cui corrispondono visioni della realtà diametralmente diverse.

L’Impero Romano, ad esempio, dall’organizzazione fortemente accentrata e gerarchica, sviluppò una rete di vie consolari che avevano come punto di riferimento il centro dell’Impero, ossia la città di Roma.

Le provincie si trovavano così strette in una sorta di maglia a ragnatela, incastonate e ordinatamente disposte alla corte dell’Urbe madre e padrona.

Una civiltà di questo tipo non poteva far altro che graduare ed ordinare anche le cose e le persone nell’atto della loro rappresentazione. La prospettiva era ancora intuita e approssimata, ma grande fu lo sforzo delle anonime maestranze dell’epoca per sostenere, negli affreschi murali, questa ordinata rete stradaria.

Anonimo, Giustiniano e la sua corte, mosaico presso la chiesa di San Vitale a Ravenna, prima metà del VI secolo

Anonimo, Giustiniano e la sua corte, mosaico presso la chiesa di San Vitale a Ravenna, prima metà del VI secolo

Con il venir meno dell’ordinato e ben organizzato Impero Romano, venne a mancare anche la sua stabilità politica e strutturale: i popoli barbari premevano tumultuosamente sui suoi confini, l’Impero si scardinò e si frantumò in una babele di piccole e disordinate realtà.

Da quel momento il centro cessò di essere localizzato e si disperse nel tutto. I mosaicisti dell’epoca lasciarono dunque da parte ogni tentativo illusionistico, portando le loro figure ad occupare la posizione centrale dello spazio.

Questa situazione perdurò, in Occidente, fino quasi alla fine del Duecento, fino a quando le città cominciarono a risvegliarsi e a ripristinare le possibilità di viaggio e di commercio: persone e cose dovevano riprendere a circolare, sostenuti dallo sviluppo di una nuova classe economica ed imprenditoriale.

Ed ecco che ad un mondo che aveva ritrovato il suo ordine strutturale venne a corrispondere una rappresentazione più verosimigliante della realtà: un nuovo tentativo d’illustrare e di misurare le distanze, rifiutando così una prospettiva piatta e schiacciata.

Piero della Francesca, Flagellazione, 1455-1460

Piero della Francesca, Flagellazione, 1455-1460

L’acquisizione sempre più esatta delle distanze e della contestuale gestione dello spazio, fu un processo che si evolse con un rigore sempre più crescente: partendo dalla pittura di Cimabue e di Giotto fino ad arrivare alle teorizzazioni di Leon Battista Alberti.

Questo eminente uomo del Quattrocento diede, nel suo trattato del 1435 De pictura, una veste matematica e geometrica a quella prospettiva che, fino ad allora, era rimasta come una sorta di tentativo aperto alla libertà individuale dei singoli, privo di regole fisse e perdeterminate.

Il Rinascimento, nella sua orgogliosa consapevolezza di modernità rispetto agli antichi, ebbe l’audacia, fino ad allora mai provata, di dare una rigida veste di misurazione a delle sensazioni naturali: una novità di portata sconvolgente per la cultura occidentale.

Piero della Francesca, Pala di Brera, particolare, 1472-1474

Piero della Francesca, Pala di Brera, particolare, 1472-1474

Se dunque l’accurata prospettiva rinascimentale è il frutto di un sistema di comunicazioni più fluido ed articolato, sarebbe facile aspettarsi una rigorosa progressione di questo sistema fino ai nostri giorni. Al contrario l’arte contemporanea, a ondate successive, tra la fine del Settecento in poi, ha spesso rifiutato ed esautorato la prospettiva.

Questo fatto si spiega, da una parte, con il rifiuto della finalità mimetica dell’arte e, dall’altra, con l’eccessiva velocizzazione ed estensione dei sistemi di comunicazione. Se siamo in grado di essere dappertutto in qualsiasi momento che senso potrebbe avere un sistema gerarchico e sistematico come quello prospettico?

I confini si fanno sempre più fluidi e labili, la distanza tra centro e periferia si perde e così, anche l’arte, risponde con un linguaggio simultaneo: la mano dell’artista è dunque pronta a cogliere delle forme generali, delle icone, attestandole al centro dello spazio rappresentativo così come facevano gli anonimi mosaicisti medievali.

Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911

Umberto Boccioni, La città che sale, 1910-1911

 

La prospettiva come simbolo di una civiltà ultima modifica: 2013-06-19T16:33:29+00:00 da barbara
10 Comments
  • sisempre
    Posted at 20:09h, 19 giugno Rispondi

    molto interessante anche questa connessione tra rappresentazione della prospettiva e concezione dello spazio non solo fisico

    mi chiedo, rispetto all’ultima parte del post, quanto anche l’uso della moneta elettronica produca effetti. Se pensiamo ai devastanti effetti sul modo di concepire il senso del possesso … persa infatti la mediazione fisica della moneta si è accorciato lo spazio tra il desiderio d’avere ed il possedere.
    come se l’esterno fosse li, quasi dentro, senza più membrane filtranti …

    • barbarameletto
      Posted at 14:16h, 23 giugno Rispondi

      Fai delle riflessioni molto interessanti, oltre tutto qui tocchi un nervo scoperto perchè, oltre ad essere laureata in storia della critica d’arte e ad essere appasionata della materia, nella vita di tutti i giorni mi guadagno a vivere lavorando in banca….
      La tua meditazione sulla moneta elettronica è sicuramente suggestiva, diciamo che, secondo me, la modernità tecnologica ha influito ed influisce sicuramente sulle nostre emozioni, sui nostri pensieri, sul nostro modo di vedere e rappresentare la realtà: tutto questo è inevitabile.
      Grazie come sempre per la tua viva e vitale partecipazione 😉

      • sisempre
        Posted at 04:59h, 24 giugno Rispondi

        grazie a te, che interagisci dandomi la possibilità di far crescere la curiosità e le conoscenze, non è poco …

        abbiamo un terreno comune allora, io ho percorso studi su due direzioni, che comunque integro completamente, ho una laurea in economia ed una in psicologia, il mio interesse è la cultura come affermazione dell’esistenza, e tu con questo interessantissimo spazio che hai creato mi aiuti a vedere meglio come, l’arte sia una potente manifestazione della conoscenza e del suo percorso di acquisizione attraverso il bello …

        in effetti ho cercato di sintetizzare, non so se sono stata chiara, ma comunque grazie ancora

        🙂

  • sisempre
    Posted at 05:01h, 24 giugno Rispondi

    mi è scappata una virgola mentre digitavo in fretta …

    • barbarameletto
      Posted at 17:27h, 25 giugno Rispondi

      Ciao, scusa del ritardo con cui ti rispondo …. 😉
      Mi piace poter interagire con una persona attenta e curiosa come te attraverso i miei pezzi, in fondo rappresentano spunti per riflettere e scambiare idee.
      L’arte, come tutte le manifestazioni dell’uomo, è espressione individuale e collettiva e, come tale, molte sono le varianti che interagiscono e diverse sono le angolazioni di lettura. E’ quindi per me molto importante il tuo contributo perchè accresce me, le mie conoscenze e la profondità dei miei pensieri.
      Al centro di tutto vi è sempre l’opera d’arte che è un fatto formale ed oggettivo, ma, attorno ad essa, vi è una cornice ricca e vasta che permette di analizzare l’opera sotto molti punti di vista. Quindi spero che tu continui a trovare spunti in grado di offrirmi una nuova prospettiva.
      Grazie ancora 😉

      • sisempre
        Posted at 04:55h, 26 giugno Rispondi

        grazie a te,
        veramente qui da te trovo modo di entrare in un mondo tanto bello e così poco conosciuto per me, intendo il “dietro le quinte” …
        leggendo pian piano i tuoi scritti imparo moltissimo e vedo aspetti che prima non sospettavo rendendo ancora più densa e partecipata la visione e comprensione dell’opera.
        Oltre che a conoscere artisti ed opere per me sconosciuti.
        E questo è meraviglioso!
        ciao e buon lavoro
        anna

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  • Capolavori della National Gallery: Il battesimo di Cristo di Piero della Francesca - barbarainwonderlart © Barbara Meletto
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