"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Salvador Dalì e Gala: un amore a regola d’arte

Salvador Dalì e Gala: un amore a regola d’arte

“Amo Gala più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro.”

(Salvador Dalì)

Salvador Dalì e Gala

Salvador Dalì e Gala

Nel 1929, appena dopo l’importante partecipazione alla realizzazione del film surrealista Un chien andalou (Un cane andaluso), nella vita di Salvador Dalì accadde un avvenimento di grande rilevanza: la conoscenza di Gala.

Nell’estate del 1929 un gruppo di surrealisti guidati da Luis Buñuel , incuriositi  dalle stranezze e dalle stravaganze di Dalì, si recarono in Catalogna per fare la sua conoscenza.

Erano René Magritte con la moglie, Camille Goemans, che sarebbe poi divenuto il mercante dell’artista, e Paul Eluard, padre spirituale del movimento, con la moglie Gala.

La conoscenza con quest’ultima costituì una sorta di epifania per Dalì: la sua apparizione provocò sconcerto e turbamento nell’artista che ne venne come folgorato.

Improvvisamente, sotto agli occhi di Dalì, si materializzò la donna ideale che tanto aveva ricercato, immaginato e dipinto. Fu come se, tutto ad un tratto, i suoi sogni avessero preso forma e realtà: Gala era l’incarnazione delle sue visioni oniriche e fantastiche.

Dalì rimase talmente incantato e travolto da questa presenza femminile da non riuscire quasi a proferire parola dinnanzi a lei: una sorta di imbarazzo misto a timore reverenziale, questo era ciò che provava.

Salvador Dalì, Ritratto di Paul Eluard, 1929

Salvador Dalì, Ritratto di Paul Eluard, 1929

Quando il gruppo decise di ritornare a Parigi, Gala rimase a Cadaqués incuriosita dalla figura di Dalì e dalle voci che circolavano su di lui tra i surrealisti parigini.

La realizzazione dell’opera il Gioco lugubre del 1929, infatti, aveva destato scalpore e sollevato sospetti sulla presunta coprofagia dell’artista.

Il personaggio in primo piano, visto di spalle, mostrava le mutande ricoperte di escrementi: un dettaglio abilmente inserito da Dalì per suscitare scandalo ed interesse attorno alla sua figura. Solo un gesto provocatorio, dunque, fine a se stesso, cifra e simbolo della personalità istrionica e dissacrante dell’artista catalano.

Glielo giuro: non sono affatto coprofago. Detesto incondizionatamente questa aberrazione proprio come lei, con queste semplici parole Dalì liquidò la questione con Gala.

Un giorno, mentre passeggiavano lungo la scogliera di Capo Creuso, Dalì riuscì finalmente a dichiarare il suo amore a Gala, un amore devoto ed incondizionato che sarebbe poi durato per tutta la vita.

Salvador dalì, Il gioco lugubre, 1929

Salvador dalì, Il gioco lugubre, 1929

Helena Diakonova, più comunemente nota come Gala, era figlia di un avvocato russo e crebbe in un ambiente intellettualmente fecondo e vivace.

Dotata di una forte personalità e di una femminile sicurezza, Gala divenne l’amore, la musa ispiratrice e la necessità fisica e psicologica di Dalì.

“Così lei mi levò l’abitudine a delinquere e guarì la mia follia. Grazie! Voglio amarti! Volevo sposarla.

I miei sintomi isterici scomparvero uno dopo l’altro come per magia. Fui nuovamente padrone della mia risata, del mio sorriso, della mia mimica.

Al centro del mio spirito crebbe una nuova forma di salute, fresca come un bocciolo di rosa.”

(Salvador Dalì)

Attraverso Gala Dalì raggiunse così una sorta di equilibrio mentale: l’aver acquisito un punto di riferimento affettivo si tradusse in una realizzazione più chiara e lucida delle sue visioni mentali.

Le sue costruzioni interiori, da questo momento, cominciarono a mostrarsi con chiara evidenza espressiva e il suo stile pittorico si adeguò sempre di più a questa nitidezza di immagini. Con Gala Dalì ebbe la forza di rivelarsi completamente nel suo fare artistico.

“Grazie Gala! E’ per merito tuo che sono un pittore. Senza di te non avrei creduto ai miei doni.”

(Salvador Dalì)

Salvador Dalì, Il grande masturbatore, 1929

Salvador Dalì, Il grande masturbatore, 1929

Gala ebbe una sorta di ruolo taumaturgico e guaritore sul debole corpo e sulla fragile psiche dell’artista.

Il loro rapporto, al di là dell’enfasi mitica con cui Dalì era solito descriverlo, si risolveva, in realtà, in un dominio di Gala sull’artista: la sua seducente energia accentratrice trovava infatti piena rispondenza nella necessità di Dalì di essere dominato e sottomesso, in contrasto con l’immagine carismatica che egli dimostrava in pubblico.

Una relazione fatta di necessità e di dipendenza, dove Gala venne elevata al ruolo di amante e di madre generatrice e protettrice, in una serie di risvolti psicoanalitici complicati e complessi.

“La signora Gala divenne per Salvador Dalì sposa, madre, amica, consigliera, angelo custode: è uno di quei casi in cui un individuo di personalità debole (perché Dalì in fondo era una personalità debole e insicura), trova in una donna il compenso a tutte le sue dèfaillances.

Lentamente Gala è diventata per lui una sorta di divoratrice.

Alla fine egli dipendeva completamente da lei ed è stata lei a trasformare l’arte sottile e talvolta inquietante di Dalì in una sorta di fabbrica di immagini, nelle quali vennero riprese e ripetute le invenzioni che lui aveva avuto fino a circa il 1935-1937.”

(Federico Zeri)

Per l’artista Gala e Dalì rappresentavano un binomio indissolubile (tanto che il pittore aveva nominato la sua donna Gala-Salvador Dalì), l’incarnazione del mito dei Dioscuri Castore e Polluce, i divini gemelli nati da Leda e da Zeus: la loro unione totale veniva così legittimata, fin dalla fase prenatale, in un modo mitico e mitologico.

Egli definiva la sua compagna il suo sosia, il suo doppio, il suo gemello, come a voler affermare la sua esistenza solo attraverso l’altra, in un’unione inscindibile.

Nel 1972 Dalì regalò a Gala un castello a Pùbol del quale, nel 1983, venne nominato marchese.

Questo castello, che lui stesso aveva decorato, divenne la sua prigione dorata quando, in seguito alla morte di Gala nel 1982, venne colto da una terribile depressione.

“Poteva essere la mia Gradiva (colei che avanza), la mia vittoria, la mia donna. Ma perché questo fosse possibile, bisognava che mi guarisse.

E lei mi guarì, grazie alla potenza indomabile e insondabile del suo amore: la profondità di pensiero e la destrezza pratica di questo amore surclassarono i più ambiziosi metodi psicanalitici.”

(Salvador Dalì)

Salvador Dalì e Gala

Salvador Dalì e Gala

 

Salvador Dalì e Gala: un amore a regola d’arte ultima modifica: 2013-06-07T23:04:34+00:00 da barbara
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