"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Pablo Picasso: Guernica, l’esperienza della guerra

Pablo Picasso: Guernica, l’esperienza della guerra

Pablo Picasso, Guernica, 1937

Pablo Picasso, Guernica, 1937

“Che cosa crede dunque che sia un artista?

Un deficiente che ha soltanto occhi se è pittore, soltanto orecchio se è musicista, soltanto una cetra per tutti gli stati d’animo se è poeta, o addirittura soltanto muscoli se è contadino?

Ma nient’affatto! Egli è allo stesso tempo un essere politico, che vive costantemente nella consapevolezza degli eventi mondiali distruttivi, scottanti o gioiosi, e che si forma in tutto e per tutto secondo la loro immagine.

Come sarebbe possibile non avere alcun interesse per gli altri esseri umani e rinchiudersi in una torre d’avorio, indifferenti a quella vita che ci viene offerta in maniera così abbondante?

No, la pittura non è stata inventata per decorare appartamenti. Essa è un’arma di offesa e di difesa dal nemico.”

(Pablo Picasso)

Nel gennaio del 1937 il governo repubblicano ufficiale della Spagna aveva chiesto a Picasso di contribuire, con un dipinto di grandi dimensioni, alla decorazione del padiglione nazionale all’esposizione universale di Parigi, che si sarebbe svolta nell’estate di quello stesso anno.

Picasso, solitamente refrattario ai lavori su commissione, si era deciso per la realizzazione di un’opera dal tema “artista e studio”.

La notizia del bombardamento di Guernica, però, mandò a monte i progetti dell’artista, che rimase fortemente colpito dal bagno di sangue che si era consumato nella provincia basca.

Quello che una cinica storiografia di dominatori avrebbe, nel migliore dei casi, giudicato degno di essere ricordato come una scaramuccia nell’ambito della guerra civile spagnola, grazie all’interpretazione di Picasso assunse, nel corso degli anni, le caratteristiche di evento del secolo.

In Guernica Picasso subordinò il mero fatto storico alla sua visione interiore e personale dando corpo, in questo modo, al valore eterno ed immutabile della sofferenza.

Pablo Picasso, Guernica, particolare, 1937

Pablo Picasso, Guernica, particolare, 1937

“Urla di bambini, urla di donne, urla di uccelli, urla di fiori, urla di alberi e di pietre, urla di tegole, di mobili, di letti, di sedie, di tende, di tegami, di gatti e della carta, urla degli odori che cercano di afferrarsi l’uno con l’altro, urla del fumo che colpisce alle spalle, urla che cuociono a fuoco lento nella grande conca e della pioggia di uccelli che inondano il mare.”

(Pablo Picasso)

La testimonianza oculare del fatto fu sostituita dall’impressione dell’artista, dal suo turbamento oggettivo: un torrente di immagini metaforiche che si sottraggono a qualsiasi intento aneddotico.

Il dolore, la sofferenza, lo sgomento, intesi come persistente aspetto negativo dell’esistenza umana, presero il sopravvento sul mero e puntuale fatto di cronaca.

Come in tutta la sua opera, anche in questo caso Picasso tese ad avvalorare ciò che aveva un senso eterno, ponendo, così, Guernica come simbolo dell’aberrante mostruosità della realtà.

Guernica rimase nella coscienza collettiva del Ventesimo secolo come fatto culturale, prima che come fatto storico, proprio per questa mirabile trasposizione che ne fece il grande maestro spagnolo.

Un’opera il cui struggente pathos è impossibile da descrivere con le sole parole, ma che necessita di essere contemplata in tutta la sua prepotente forza espressiva.

Pablo Picasso, Pesca notturna ad Antibes, 1939

Pablo Picasso, Pesca notturna ad Antibes, 1939

La schiacciante esperienza della guerra e il desiderio di nuove sperimentazioni spinsero ancora una volta Picasso a cercare temi e soggetti al di fuori di se stesso, contaminandosi con vere e proprie prese di posizioni politiche: gli anni che seguirono costituirono, infatti, lo sfondo adeguato ad un più forte e serrato impegno da parte dell’artista.

Per sei lunghi anni, dal 1939 al 1945, Pablo Picasso bloccato nel suo studio a Parigi, rinunciò alle visioni del suo caro Mediterraneo, vivendo in un esilio forzato dal pubblico e sottratto all’attenzione dei dominatori.

La sua produzione, durante il periodo fascista, si chiuse in se stessa ripiegandosi, come per molti altri artisti non in linea con i dettami del regime, in un esercizio di sopravvivenza.

La liberazione di Parigi del 1944 restituì Picasso al suo pubblico, accresciuto dall’integrità morale che mise in luce durante i giorni dell’occupazione: egli non ebbe mai a che fare con i nazisti e le sue convinzioni lo portarono, nello stesso anno, ad entrare a far parte del partito comunista francese.

Dopo le dure e devastanti esperienze della guerra, l’individualismo radicale che Picasso aveva sempre praticato non risultò essere così inconciliabile con il suo impegno sociale.

Pablo Picasso, L'ossario, 1944-1945

Pablo Picasso, L’ossario, 1944-1945

Con l’Ossario Picasso chiuse il cerchio che aveva aperto con Guernica: l’esperienza della morte ebbe qui la sua più esemplare oggettivizzazione.

Il sonno della ragione aveva partorito dei mostri, delle azioni orribili, di cui, l’esperienza dei campi di concentramento qui riprodotta, non rappresentava che l’apice di una generale disumanizzazione.

Con Guernica la tanto invocata unità fra arte e vita non avrebbe potuto trovare migliore realizzazione.

“Mi ribello all’idea che ci siano tre o quattro o mille possibilità di interpretare il mio quadro.

Vorrei che ce ne fosse una sola, ed in questa sola deve essere fino ad un certo punto possibile riconoscere la natura, che non è altro in fondo che una specie di lotta tra il mio essere interiore e il mondo esterno.”

(Pablo Picasso)

Pablo Picasso

Pablo Picasso

Pablo Picasso: Guernica, l’esperienza della guerra ultima modifica: 2013-06-04T18:27:41+00:00 da barbara
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