"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Hokusai: le trentasei vedute del monte Fuji

Hokusai: le trentasei vedute del monte Fuji

Quasi a riconfermare la sua rinascita, dopo il sessantesimo anno di età, nel 1819 Hokusai abbandonò il nome di Taito e scelse lo pseudonimo Iitsu, nuovamente uno, attraverso il quale espresse la sua volontà di inaugurare una nuova fase della sua carriera artistica.

Il periodo Iitsu, che si colloca tra il 1820 ed il 1835, è noto per alcune serie di stampe che sono tra le più famose dell’intera produzione del maestro, tra tutte le Trentasei vedute del monte Fuji.

Hokusai, Giornata limpida col vento del sud (Fuji rosso), della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

Hokusai, Giornata limpida col vento del sud (Fuji rosso), della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

Questa serie influenzò notevolmente l’opera degli artisti occidentali di fine Ottocento, tanto che lo stesso Edmond de Goncourt ebbe a dire al riguardo: “questa serie orizzontale, dai colori un poco crudi, ma che ambiscono avvicinarsi alle colorazioni della natura, sotto tutte le angolazioni della luce , è l’album ispiratore del paesaggio degli impressionisti di questo momento.” Un’ammissione di devozione e di ammirazione per questo artista e la sua arte, che fu fonte d’ispirazione per il rinnovamento stilistico avvenuto nell’arte occidentale di fine secolo.

L’impostazione delle composizioni, le posture, le espressioni dei suoi personaggi e molte altre delle sue invenzioni compositive, furono utilizzate dagli artisti e dagli artigiani occidentali, così come la sua figura fu mitizzata per la sua eccentricità e il suo stile di vita autonomo ed indipendente dalle scuole e dalle correnti dominanti.

Nel 1830 Hokusai cominciò la pubblicazione delle Trentasei vedute del monte Fuji per conto dell’editore di Edo Eijudo.

Il progetto originario prevedeva la realizzazione di trentasei vedute accomunate dalla presenza del monte Fujiyama, la montagna più elevata del paese, simbolo culturale e religioso dell’intero Giappone.

Il grande successo con cui furono accolte le stampe, spinse l’artista ad ampliare la serie che risultò, così, composta di quarantasei vedute. In realtà l’editore intendeva sfruttare l’aspetto economico e produrre addirittura cento immagini, ma Hokusai si rifiutò per poter dedicarsi ad altri soggetti.

Hokusai, La grande onda presso la costa di Kanagawa, della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

Hokusai, La grande onda presso la costa di Kanagawa, della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

Le Trentasei vedute del monte Fuji rappresentano, senza dubbio, il capolavoro più noto e celebrato dell’artista giapponese: La grande onda presso la costa di Kanagawa è un’immagine che fa parte dell’immaginario collettivo del mondo intero. In essa si condensa la forza maestosa della natura, a cui l’uomo deve sottostare, dominata, però, dall’eleganza dei tratti e dalla colorazione raffinata di Hokusai.

Se quest’opera venne elevata a simbolo dell’arte di Hokusai, anche tutte le altre quarantacinque immagini della serie dimostrano il livello straordinario raggiunto dall’artista: sono composizioni che trasudano poesia allo stato puro, frutto della riflessione interiore operata da Hokusai sulla realtà esterna. Un’opera che emoziona e suggestiona, capace di elevare l’animo umano ad uno stato di pura spiritualità.

La serie è dominata dal cono perfetto del monte Fuji: attorno si sprigiona la vita, una vita dove il mondo della natura e quello degli uomini si compenetrano per diventare un tutt’uno, in una visione panteistica della realtà. Uno svolgersi di esperienze filtrato attraverso l’occhio del grande pazzo per la pittura, come lui stesso si definiva.

Hokusai, Veduta del Fuji dalle risaie nella provincia di Owari, della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

Hokusai, Veduta del Fuji dalle risaie nella provincia di Owari, della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

Dopo la fortunata serie di le Trentasei vedute del monte Fuji, Hokusai continuò a dedicarsi a delle stampe dove il paesaggio aveva un ruolo preponderante: una testimonianza d’amore dell’artista per il proprio paese e i suoi cittadini, laboriosi e gaudenti.

Conforme allo spirito buddhista, Hokusai dotò tutte le sue vedute di un’anima, la stessa anima presente negli esseri umani, negli animali, nei fiori, insomma in tutto ciò che scaturiva dal suo pennello: una rivelazione inaspettata che entrò a far parte del repertorio figurativo occidentale, stravolgendone la tradizionale visione accademica.

Hokusai, La sala della Conchiglia sazai del tempio dei Cinquecento Rakan, della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

Hokusai, La sala della Conchiglia sazai del tempio dei Cinquecento Rakan, della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

“Dall’età di sei anni ho la mania di copiare la forma delle cose, e sono cinquant’anni che pubblico disegni; tra quel che ho raffigurato non c’è nulla degno di considerazione.

A settantatré anni ho a malapena intuito l’essenza della struttura di animali ed uccelli, insetti e pesci, della vita di erbe e piante e perciò a ottantasei progredirò oltre; a novanta ne avrò approfondito ancor più il senso recondito e a cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino e del meraviglioso. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria.

Se posso esprimere un desiderio, prego quelli tra lor signori che godranno di lunga vita di controllare se quanto sostengo si rivelerà infondato. Dichiarato da Manji il vecchio pazzo per la pittura.”

(Katsushika Hokusai)

Hokusai, Kajikazawa nella provincia di kai, della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

Hokusai, Kajikazawa nella provincia di kai, della serie le Trentasei vedute del monte Fuji, 1830-1832

 

Hokusai: le trentasei vedute del monte Fuji ultima modifica: 2013-06-02T13:43:56+00:00 da barbara
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