"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Keith Haring: Tuttomondo, il pathos dell’umanità

Keith Haring: Tuttomondo, il pathos dell’umanità

Keith Haring, Tuttomondo, Pisa 1989

Keith Haring, Tuttomondo, Pisa 1989

“Pisa is one of the Highlights of my entire career”, così Keith Haring parlava a riguardo della sua esperienza pisana che definì come uno dei momenti chiave della sua carriera di artista.

L’avventura era iniziata quando Piergiorgio Castellani, ventenne appassionato dell’arte e della cultura americana, lo incontrò per caso nelle strade di New York e lo invitò, ottenendo un inaspettato sì, a realizzare un’opera nella città toscana.

Nel 1989, un anno dopo l’incontro con Castellani, Haring giunse a Pisa. Qui girovagò per la città, scattò numerose foto e scelse i colori appropriati del murale al quale lavorò per quattro giorni in mezzo ad una folla numerosa.

Keith Haring, Tuttomondo, Pisa 1989

Keith Haring, Tuttomondo, Pisa 1989

All’opera, che fu una delle sue ultime e più affascinanti performances pubbliche, diede il nome di Tuttomondo.

Dipinta sul muro esterno della chiesa di Sant’Antonio, Tuttomondo rappresenta il compendio degli stilemi più significativi del linguaggio di Haring: l’equilibrio delle proporzioni e l’armonia dei colori denunciano un’influenza dell’incontro con la grande arte italiana.

Proprio a Pisa, infatti, Haring ebbe modo di vedere il ciclo di affreschi medievali nel Camposanto monumentale.

Dinanzi al Trionfo della morte, sublime rappresentazione che celebrava la vita dell’uomo nel momento in cui la morte se ne impossessava, Haring, un americano cresciuto con la cultura dei fast food e i cartoni animati di Walt Disney, rimase totalmente stupito ed ammirato riconoscendone una sorta di antico precedente alla sua pittura murale.

Buonamico Buffalmanacco, Trionfo della morte, 1336-1341

Buonamico Buffalmanacco, Trionfo della morte, 1336-1341

“In questo murale ho disegnato tutto quello che riguarda l’umanità. Questo murale è fatto di simboli delle differenti attività umane. E’ una sintesi delle problematiche della vita di oggi. Non mi sono mai dedicato alla vita degli uomini, ma anche alla vita degli animali, ecco perché vedete delfini, scimmie e altro. E’ un affresco della vita in generale”, con queste parole Haring descriveva la sua opera omnia, una celebrazione della vita artisticamente elevata ed umanamente gioiosa.

Una testimonianza di amore e passione per il proprio lavoro che spinse Haring a girare il mondo per diffondere il proprio slancio vitale.

Tuttomondo rappresentò il sunto delle esperienze di Haring come artista nomade e di strada: una valanga di pathos visivo gettata in faccia ad una collettività indiscriminata, del tutto impartecipe al linguaggio dell’arte.

Haring, con la sua opera, instaurò una sorta di dialogo con l’uomo comune, restituendo, così, l’arte a quel pubblico per troppo tempo ignorato e liberandola dal ristretto circolo dei collezionisti, delle gallerie e dei musei.

“Un vero artista è soltanto il veicolo per tutto ciò che passa attraverso di lui. L’artista contemporaneo è responsabile verso l’umanità, deve costantemente celebrare l’umanità e opporsi alla disumanizzazione della nostra cultura”, affermazione, questa, che suona come un autentico invito al coinvolgimento delle masse.

Con il suo vocabolario, fatto di segni grafici elementari, ispirati all’immediatezza delle figure dei cartoons, egli operò una vera e propria riduzione dei concetti a segni, enunciando così, attraverso pensieri figurati, la propria personale visione del mondo.

Tuttomondo volle essere dunque una rappresentazione della realtà a portata di tutti, un luogo dove riflettere e reagire di fronte al degrado e al malessere in cui il mondo è costretto.

Penetrare nella coscienza collettiva: questo fu lo spirito che animò Haring e che lo ha reso una delle figure più significative dell’arte americana contemporanea.

Keith Haring, Tuttomondo, Pisa 1989

Keith Haring, Tuttomondo, Pisa 1989

 

Keith Haring: Tuttomondo, il pathos dell’umanità ultima modifica: 2013-06-01T13:23:45+00:00 da barbara
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