"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Blinky Palermo: assunse il nome di un mafioso per diventare artista

Blinky Palermo: assunse il nome di un mafioso per diventare artista

Lothar Wolleh, Ritratto di Blinky Palermo

Lothar Wolleh, Ritratto di Blinky Palermo

Questa è la storia di un uomo che si diede una nuova identità per trasformarsi in un artista. Un uomo che, divenuto artista, decise di porre fine alla sua vita alle isole Maldive con un’overdose di droga entrando, così, nella leggenda.

Trentatré anni, un artista di successo, un mito.

Peter Schwarze nacque a Lipsia il 2 giugno 1943. Orfano di genitori, venne adottato a sei mesi di vita con il fratello Michael e cambiò, per la prima volta, il suo nome in Heisterkamp.

Due fratelli, per di più gemelli, il cui destino non avrebbe potuto essere più beffardamente diverso: Peter fu un pittore vagabondo che morì all’età di Cristo, mentre Michael, un meticoloso contabile, registrò il marchio del fratello attraverso il quale, ancora oggi, si guadagna da vivere.

Blinky Palermo, Untitled, 1969

Blinky Palermo, Untitled, 1969

La colossale differenza tra le esistenze dei due gemelli, dotati del medesimo Dna ed educati nello stesso milieu socio-culturale, può forse essere imputata a quel nome fatale, che Peter decise di assumere nel 1964: Blinky Palermo.

Blinky Palermo era un noto mafioso, organizzatore di incontri di pugilato, che, a ben vedere, gli assomigliava più del fratello naturale.

Michael decise di assumere quel nome e di rinascere, come un’araba fenice, dalle ceneri di un’esistenza piatta e grigia per diventare un altro: un nuovo uomo e un nuovo artista. Un nome che, da solo, servì per gettarsi dietro le spalle la sua storia, i suoi genitori e la sua personalità.

BlinKy Palermo, Untitled

BlinKy Palermo, Untitled

Una genesi artistica affascinante che ha delle forti analogie con quella di Robert Capa: due uomini senza passato che stabilirono, a tavolino, di costruire il proprio futuro attribuendosi una nuova identità.

Nomina sunt omina: i nomi sono un presagio e come tali possono definire il futuro.

Blinky Palermo imboccò, così, la strada del successo artistico, dopo le prime esposizioni in Germania, nel 1973 stabilì il proprio studio a New York.

L’arte di Palermo si concentra tutta sul colore e sulla sua valenza espressiva: egli cercò di dare ordine alla realtà esteriore ed ai suoi moti interiori tracciando una riga, blu, gialla o rossa che fosse.

Fonti d’ispirazione, a cui l’artista guardò con attenzione, furono le opere degli esponenti del Color Field, ossia Barnett Newmann, Mark Rothko, Clifford Still e Ad Reinhardt.

Blinky Palermo, Untitled, 1968

Blinky Palermo, Untitled, 1968

“Il suo lavoro era come un respiro che svanisce. Lui era lì, i suoi colori erano lì, poi non c’erano più” – ebbe a dire il suo maestro Joseph Beuys.

Un’arte che si concentra nell’istante e nella percezione emotiva dello spettatore: il lavoro rigoroso alla Mondrian oppure quella cosa che i profani chiamano arte ma che è alla portata di tutti riprodurre.

Il significato dell’opera di Palermo è, in sostanza, complesso ma immediato; il suo senso giace nella disperazione dell’uomo che, attraverso il fare artistico, tentò di dare un senso al caos del mondo.

Un caos che lo accompagnò nella sua tormentata esistenza e che, alla fine, lo colse, spegnendo la sua disperazione nel 1977 nell’isola di Kurumba alle Maldive.

Blinky Palermo

Blinky Palermo

“Blinky è vulnerabile come un fiordaliso: se lo metti alla luce, si spappola.” (Joseph Beuys)

Blinky Palermo: assunse il nome di un mafioso per diventare artista ultima modifica: 2013-05-28T18:14:44+00:00 da barbara
4 Comments
  • Domenico Ripa
    Posted at 19:00h, 28 maggio Rispondi

    Ottimo. Accattivante. Complimenti!

  • Carmen Carta
    Posted at 19:58h, 07 marzo Rispondi

    Bellissimo articolo!
    Grazie !

    • barbarameletto
      Posted at 12:57h, 08 marzo Rispondi

      Grazie a te. Un artista molto interessante soprattutto per la sua vicenda umana.

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