"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Max Ernst: il vocabolario dell’anima

Max Ernst: il vocabolario dell’anima

“Chiudi gli occhi così da vedere per prima cosa la tua pittura con gli occhi dello spirito, poi porta alla luce del giorno ciò che vedi durante le tue notti, onde il tuo operare si eserciti, a sua volta, su altre entità dall’esterno verso l’interno.”

(Caspar David Friedrich)

Man Ray, Ritratto di Max Ernst

Man Ray, Ritratto di Max Ernst

 Nel 1896 a Brühl, in Renania, una sera un bimbo di cinque anni fuggiva da casa vestito solo di una camicia da notte. Riportato indietro, si giustificò dicendo di essere Gusù.

Quel bambino era Max Ernst, futuro interprete del mondo dei sogni e dell’inconscio.

Figlio di in pittore dilettante che insegnava ai sordumuti, Ernst venne iniziato dal padre ad un mondo fatto di silenzio, dove le parole erano sostituite da gesti evocativi.

Max Ernst, Lo specchio rubato, 1941

Max Ernst, Lo specchio rubato, 1941

 

Assieme al padre il piccolo Max si esercitava nella’arte del disegno nella foresta renana: un luogo carico di fascino e di mistero che lo attraeva e, al tempo stesso, sucitava in lui timore per la sua vastità ed il suo essere popolato da creature sconosciute.

Una passione ossessiva e morbosa che ritornerà nelle tele con boschi antropomorfi dell’artista.

Max Ernst, Foresta imbalsamata, 1933

Max Ernst, Foresta imbalsamata, 1933

 

Un altro avvenimento, durante l’infanzia del giovane Ernst, contribuì ad accrescere la sensibilità visionaria del pittore: il suo adorato pappagallo morì la stessa notte in cui nacque la sua sorellina. Vittima di un’allucinazione egli era convinto che l’anima dell’animale si fosse trasferita nella neonata.

Da allora, nel suo vocabolario pittorico, vita e morte, uomo ed uccello, si sovrapposero in un dualismo inestricabile.

Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940

Max Ernst, La vestizione della sposa, 1940

 

Nel 1908 si iscrisse all’università di Bonn dove decise di studiare filosofia e psichiatria. Conobbe così Freud e, attraverso di lui, l’universo delle pulsioni inconsce che sono alla base dell’agire umano.

Ernst fu affscinato dall’arte degli alienati, creazioni mentali che varcavano e superavano i confini della logica comune.

Fin dai suoi esordi come artista egli dimostrò una precisa propensione per i temi dell’immaginario onirico, desunti da un’attenta esplorazione degli abissi dell’animo umano.

Max Ernst, Edipo Re, 1922

Max Ernst, Edipo Re, 1922

 

Un artista, che se pure viene tradizionalmente ricordato come surrealista, rimase sostanzialmente un individualista, restio a seguire le convenzioni e refrattario a qualsivoglia etichetta dedicò la sua vita al cambiamento.

Egli giocò sempre da solista: con la sua opera diede sostanza al Dadaismo e al Surrealismo, più che desumerne degli spunti.

Quello di Ernst è uno stile autonomo ed inconfondibile, che sottopone ogni aspetto della realtà ad un attento vaglio critico ed interpretativo, servendosi di una vario e personalissimo lessico atto a comporre una sintassi sconosciuta.

Max Ernst, Le Pleiadi, 1921

Max Ernst, Le Pleiadi, 1921

 

Ernst fu certamente l’interprete più qualificato dell’automatismo pittorico, tecnica tanto cara ai surrealisti, l’eccentrico abitante di un mondo dove gli oggetti si caricano di un potere magico ed arcano attraverso accostamenti assurdi, imprevisti ed inusuali.

Come diceva Breton, non esiste un solo modo di vedere le cose, ma c’è un occhio selvaggio, l’occhio dell’artista, che è in grado di ricreare quel mondo che lui vede diversamente dalla gente comune. Il risultato è un’arte incomprensibile e spaesante, spesso irritante per la sottile inquietudine che infonde nello spettatore.

La sua arte pagana e miscredente insorse contro le false apparenze di un mondo in declino: non vi era alcun elemento ludico nella sua ironia, nessuna ricerca di armonia compositiva nella sua pittura.

Un contenuto latente è sempre pronto a stravolgere la forma e la comprensione della sua opera: l’apparente riconoscibilità degli oggetti si scontra con l’incapacità di individuarne il nesso logico.

“Dipingere non è per me un divertimento decorativo, oppure l’invenzione di plastica di una realtà ambigua; ogni volta la pittura deve essere invenzione, scoperta, rivelazione.”

(Max Ernst)

Max Ernst, L'elefante di Celebes, 1921

Max Ernst, L’elefante di Celebes, 1921

 

Ernst, attraverso le sue tele, diede vita ad una realtà incoerente e fantastica, dando voce alla sua immaginazione: osservava il mondo in tutta la sua varietà senza i freni dell’abitudine rivelandone, così, la sua immediatezza.

Simbolismi allucinatori e fisionomia sconvolte sono gli attori del suo palcoscenico, un palcoscenico in cui la vita interiore mette in scena se stessa senza artifizi od abbellimenti di sorta: una realtà in declino nasconde la crisi sotto una parvenza d’integrità.

“Per osservare un’opera d’arte occorre aprire gli occhi, ma per comprenderla bisogna chiuderli.”

(Max Ernst)

Max Ernst, L'Antipapa, 1941

Max Ernst, L’Antipapa, 1941

 

Tutta l’opera di Marx Ernst è un omaggio ed un invito nei recessi più reconditi dell’ignoto, un viaggio attraverso le profondità degli abissi perchè, come sosteneva egli stesso, “un pittore è perduto quando si trova.”

Max Ernst, La ninfa Eco, 1936

Max Ernst, La ninfa Eco, 1936

 

Max Ernst: il vocabolario dell’anima ultima modifica: 2013-05-05T20:37:26+00:00 da barbara
11 Comments
  • Sergio
    Posted at 22:00h, 05 maggio Rispondi

    Quando guardi a lungo nell’abisso l’abisso ti guarda dentro.

  • Man Ray: “dipingo ciò che non può essere fotografato” | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 14:09h, 11 maggio Rispondi

    […] ed il Surrealismo stava prendendo forma attorno a poeti quali Breton, Eluard e ad artisti quali Ernst, Duchamp, Arp e […]

  • alessandra
    Posted at 00:28h, 01 giugno Rispondi

    Non mi capita mai di fare commenti sui blog che leggo, ma in questo caso faccio un’eccezione, perche’ il blog merita davvero e voglio scriverlo a chiare lettere.

    • barbarameletto
      Posted at 12:36h, 01 giugno Rispondi

      Grazie, grazie sul serio, e non solo perchè mi fai dei complimenti. E’ una gran bella soddisfazione sapere che quello che scrivi è apprezzato, insomma questo blog nasce da una mia grandissima passione e da un certo sacrificio visto che, facendo un altro lavoro, il tempo che ho è molto poco. 😉 Ancora grazie e spero che tu scopra altre cose interessanti da leggere.

      • Martina
        Posted at 16:03h, 09 giugno Rispondi

        Salve, molto interessante il suo blog…volevo chiederle un ENORME favore…sto facendo una ricerca sul Surrealismo, in particolare concentrandomi su Max Ernst…ed ero molto colpita dal dipinto ‘Oedipus Rex’. Purtroppo non sono riuscita a trovare un’analisi del quadro soddisfacente 🙁 potrebbe aiutarmi lei? Grazie mille!

        • barbarameletto
          Posted at 17:51h, 10 giugno Rispondi

          Intanto grazie per i complimenti e dammi pure del “tu” … 😉 se mi lasci una mail provo a risponderti privatamente

          • Orsola
            Posted at 12:20h, 12 giugno Rispondi

            Buongiorno, ciao Barbara! Davvero bello il tuo blog! Anche io come Martina avrei bisogno di qualche approfondimento in più sul dipinto ‘Oedipus Rex’. Spero tu possa aiutarmi!!!! Grazie in anticipo.
            Questa è la mail: orsola838@icloud.com

  • Otto Dix: un reazionario di sinistra | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 12:19h, 17 ottobre Rispondi

    […] Klee, Max Ernst, Georges Grosz, Marc Chagall, Vasilij Kandinskij, Oskar Kokoschka e molti altri ancora vennero […]

  • Joan Mirò: la calligrafia dell’immaginazione | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 19:50h, 10 dicembre Rispondi

    […] 1920 Mirò si trasferì a Parigi dove conobbe Picasso, Max Jacob, Ernst, Tzara, Artaud, Prévert e i poeti surrealisti Breton, Eluard, […]

  • Edipo: l’ineluttabilità del destino | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 19:02h, 17 febbraio Rispondi

    […] Moreau a Dalì, da De Chirico ad Ernst, da Munch a Savinio, da Khnopff a Bistolfi, gli artisti moderni furono irresistibilmente attratti […]

  • Il Surrealismo: l'ultima delle avanguardie artistiche del Novecento
    Posted at 15:57h, 27 marzo Rispondi

    […] ritrae i principali protagonisti del surrealismo; da sinistra e dall’alto: André Breton, Max Ernst, Salvador Dalì, Hans Arp, Yves Tanguy, René Char, René Crevel, Paul  Éluard, Giorgio De […]

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