"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Gustave Moreau: l’uomo che dipingeva i suoi sogni

Gustave Moreau: l’uomo che dipingeva i suoi sogni

Gustave Moreau, Il pavone si lagna con Giunone, acquerello, 1881

Gustave Moreau, Il pavone si lagna con Giunone, acquerello, 1881

“L’uomo che dipingeva i suoi sogni”, con queste parole Marcel Proust si riferiva a Gustave Moreau, un artista che si sforzò di tradurre gli slanci interiori dell’animo umano dando vita ad una pittura lirica e visionaria, ricca di suggestioni e di atmosfere capaci di dare forma all’immaginario più profondo della psiche.

Gustave Moreau nacque a Parigi nel 1826, figlio di un architetto, fu educato al gusto di un severo e rigoroso neoclassicismo. Nel 1841, con la famiglia, compì un primo viaggio in Italia dove diede prova della sua già ben viva predisposizione al disegno e all’arte in generale.

La sua educazione fu di stampo accademico: le sue prime opere, infatti, denotano un rigore nella ricerca formale e l’adesione ai tradizionali motivi classici e mitologici.

Nel 1857 Moreau, allora trentunenne, fece il suo secondo viaggio in Italia, esperienza questa che fu di notevole rilevanza per la sua maturazione come artista. Egli trascorse buona parte del suo soggiorno a copiare opere famose, com’era in uso nella tradizionale educazione all’antico inaugurata dal Grand Tour, di cui Roma e l’Italia rappresentavano, in qualche misura, l’epitome.

Da questa immersione nelle memorie del passato, Moreau trasse ispirazione per delle opere che dimostravano già una straordinaria sensibilità cromatica ed un inusuale taglio prospettico, lontani dai modi della tradizione classicista più convenzionale.

Gustave Moreau, L'unicorno, 1885

Gustave Moreau, L’unicorno, 1885

I Veneziani, con i loro toni scuri ma allo stesso tempo squillanti, rimasero impressi nella memoria dell’artista, tanto che si può dire che da essi prese vita il Moreau simbolista. Il colore, infatti, ebbe una grande importanza per la sua opera: ricco, denso e profondo venne posto al servizio di un’idea che trascendeva la mera descrizione oggettiva delle cose.

L’attenzione alla preziosità e raffinatezza dei materiali, la ricerca degli effetti di luce e di vibrazione delle diverse cromie unite ad un gusto per l’attualizzazione di temi tradizionali, furono le caratteristiche principali che fecero di Moreau l’ultimo dei pittori accademici ed il precursore di una pittura moderna, più attenta al lato personale dell’interpretazione dell’oggetto rappresentato.

Gustave Moreau, L'apparizione, 1876

Gustave Moreau, L’apparizione, 1876

L’Apparizione del 1876, opera cantata da Huysmans come il segno di una nuova arte, fu la rappresentazione che, più di ogni altra, si stagliò come un’icona per la pittura simbolista della seconda metà dell’Ottocento.

La tela è gravida di simboli e di allegorie ma il soggetto, da solo, è indicativo dell’attenzione prestata da Moureau per delle tematiche gravide di sviluppi e di diverse rivisitazioni, non solo pittoriche, nel corso della cultura decadente di fine secolo.

Salomé è l’immagine della sensualità, della carnalità e del piacere che, collocata da Moureau fuori dal suo tempo storico, incarnò perfettamente l’eterna condizione femminile della femme fatale: il mito perverso della donna che vuole possedere, in primo luogo, la testa dell’uomo.

“Nell’opera di Gustave Moreau, concepita al di fuori di tutti i dati del Testamento, Des Esseintes vedeva finalmente realizzata la Salomé sovrumana e strana che aveva sognato.

Non era più soltanto la ballerina che, con una contorsione lasciva delle reni, strappa a un vecchio un grido di desiderio e di foia; che spezza l’energia, fiacca la volontà di un re con il turbinio dei seni, le scosse del ventre, i brividi delle cosce; diventava in qualche modo la divinità simbolica dell’indistruttibile Lussuria, la dea dell’immortale Isteria, la Bellezza maledetta, eletta fra tutte dalla catalessi che le irrigidisce le carni e indurisce i muscoli; la Bestia mostruosa, indifferente, irresponsabile, insensibile, che come l’Elena antica avvelena tutto ciò che l’avvicina, tutto ciò che la vede, tutto ciò che tocca.”

(Joris Karl Huysmans, À rebours, 1884)

L’interesse per i temi storici e mitologici assunti come modelli di un’umana condizione, è la cifra caratteristica e distintiva di Moureau, un uomo di vasta cultura che divenne, proprio per questo, l’artista prediletto fra i poeti e letterati di fine secolo.

Gustave Moreau, orfeo, 1865

Gustave Moreau, orfeo, 1865

Nel 1897, un anno prima della sua morte, Moreau si dispose a fornire spiegazioni e commenti per l’interpretazione delle sue opere: la ricchezza delle sue idee e la complessità dei suoi riferimenti esigevano, in effetti, di tali chiarimenti.

Per lui la pittura rappresentava lo “specchio di bellezza fisica che riflette ugualmente gli slanci dell’anima, dello spirito, del cuore e dell’immaginazione e che risponde a questi bisogni divini nell’uomo di tutti i tempi. E’ la lingua di Dio! Un giorno si arriverà a capire l’eloquenza di questa arte muta; il cui carattere e il cui potere sullo spirito non possono essere definiti…evocare i pensieri attraverso la linea, gli arabeschi ed il mezzo plastico, ecco il mio obiettivo.”

Un’arte che mira a competere, dunque, con quella della scrittura e con il mondo dei sogni, sogni che nelle sue tele emergono come pietre scintillanti e preziose trasformandosi in forme e colori.

Moreau creò scenografie senza tempo e di altri mondi rappresentandovi tutte le sue sensuali e oniriche visioni: angeli e demoni, eroine pericolose e dolci fanciulle, feroci divinità e casti eroi, sono i protagonisti delle sue raffigurazioni dove rivivono i tormenti e le passioni della profondità del nostro essere che non possiamo che guardare con terrore misto a voluttà.

Gustave Moreau, Galatea, 1896

Gustave Moreau, Galatea, 1896

Gustave Moreau: l’uomo che dipingeva i suoi sogni ultima modifica: 2013-04-28T12:35:09+00:00 da barbara
7 Comments
  • Ray
    Posted at 04:21h, 05 maggio Rispondi

    Bellissimo blog da seguire con avidità.
    Complimenti
    Ray

    • barbarameletto
      Posted at 09:17h, 05 maggio Rispondi

      Grazie mille sul serio: è frutto del mio amore e dalla mia passione per l’arte e la bellezza in tutte le sue forme 😉 grazie ancora

  • alberto
    Posted at 02:15h, 19 maggio Rispondi

    Molto bello il blog… però aspetto nuovi post, è da troppo tempo che non ci sono aggiornamenti. Vabbè, intanto mi sono iscritto ai feed RSS, continuo a seguirvi!

    • barbarameletto
      Posted at 12:51h, 19 maggio Rispondi

      Non ho capito, dici che non ci sono aggiornamenti? Ma non credo proprio, più o meno scrivo uno o due pezzi alla settimana 😉

  • sophiesimon
    Posted at 17:50h, 24 novembre Rispondi

    Sorpresa del errore ripetuto di ortografia… non è Gustave Moureau ma gustave Moreau .!!

    • barbarameletto
      Posted at 22:09h, 24 novembre Rispondi

      sorpresa sorpresa, grazie per l’attenzione, ma anche “del errore”, non è un bel dire, anzi …. 😉 cmq non mi hai detto se il pezzo ti è piaciuto o se ti sei fermato solo alla grafia ? 😀

  • Edipo: l’ineluttabilità del destino | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 19:02h, 17 febbraio Rispondi

    […] Moreau a Dalì, da De Chirico ad Ernst, da Munch a Savinio, da Khnopff a Bistolfi, gli artisti moderni […]

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