"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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I Nabis: i profeti dell’arte

I Nabis: i profeti dell’arte

Paul Ranson

Paul Sérusier, Ritratto di Paul Ranson in tenuta nabi, 1890

“L’arte è un’astrazione: traetela dalla natura, sognando davanti ad essa. E’ il solo mezzo per salire verso Dio, facendo come il nostro Divino Maestro, creare.”

(Paul Gauguin)

Il movimento simbolista si affermò fondamentalmente in contrasto ed in opposizione al mero realismo descrittivo: il soggetto dell’arte doveva essere non tanto il mondo oggettivo, ma l’idea che si celava al di là del mondo reale. Quest’idea venne ricercata, da molti artisti, nell’elemento mitico, onirico e fantastico mentre altri, come appunto i Nabis, indagarono la natura per ricrearne l’essenza più segreta.

La via stilistica prescelta fu quella del sintetismo, strumento di una visione antinaturalista e simbolista: un appiattimento delle superfici dove la cromia è modulata dalla visione interiore.

Nel 1889 Sérusier fondò il gruppo dei Nabis, termine che deriva dall’ebraico nebiim che significa profeta.

“Un nome che faceva di noi degli iniziati, una sorta di società segreta di intonazione mistica” – affermava Denis, dando, così, una connotazione volutamente esclusiva al movimento. Erano presenti anche dei riti che creavano una sorta di legame sacrale tra gli appartenenti: gli adepti si riunivano nel Tempio (la dimora parigina di Ranson in boulevard de Montparnasse), indossavano abiti cerimoniali, parlavano in un linguaggio prezioso e si facevano chiamare con nomi simbolici.

Con i Nabis, dunque, il Simbolismo si tinse di esoterismo, un esoterismo che , prima di riguardare l’opera, divenne uno stile di vita e un modo di rapportarsi con la realtà.

Paesaggio nabi

Paul Ranson, Paesaggio nabi, 1890

Nel 1890 si unirono al gruppo Edouard Vuillard e Xer-Xavier Roussel, nel 1891 l’olandese Jan Verkade, nel 1892 Georges Lacombe e Félix Vallotton, infine, nel 1895, l’ungherese Jozef Rippl-Ronai e Aristide Maillol.

Questo cenacolo vario e variegato di artisti non si espresse mai con un linguaggio omogeneo tutti, però, erano uniti nella comune ammirazione per Paul Gauguin, considerato il loro maestro e il loro padre spirituale. Tutti si consideravano profeti di una nuova pittura, intendendo rinnovare l’arte contro l’insegnamento accademico che privilegiava l’imitazione della natura con procedimenti illusionistici.

I Nabis si liberarono in toto delle regole prospettiche, delle leggi classiche della proporzione e del movimento, sancendo il primato dell’aplat decorativo: linee forme e colori non dovevano descrivere più solo il visibile, ma essere da supporto espressivo per l’invisibile.

“[…] ricordarsi che un quadro, prima di essere un cavallo di battaglia, una donna nuda, o un qualunque aneddoto, è essenzialmente una superficie piana ricoperta di colori assemblati in un certo ordine” – diceva a tal proposito Denis asserendo, così, il primato degli strumenti linguistici nel tradurre l’essenza delle cose e le emozioni da esse suscitate.

Le muse nel bosco sacro

Maurice Denis, Le muse nel bosco sacro, 1893

Attraverso le loro opere, i Nabis, teorizzarono il rifiuto del sensualismo impressionista e della poetica della verosimiglianza, giungendo a decretare la necessità dell’intervento ordinatore dell’artista.

La loro ricerca si connotava per l’uso di un complesso simbolismo legato a dottrine teosofiche e filosofiche, unito ad un rigore quasi matematico alle esigenze di compensi mistici: una geometria ricca di fervore vitale, inserita nel mistero del cosmo.

Donna con gabbia

Jozef Rippl-Ronai, Donna con gabbia, 1892

Accanto alla semplificazione delle forme, ebbe un ruolo importante, per questi artisti, la decorazione, secondo una concezione pittorica dove l’elemento ornamentale, integrato con il principio compositivo, dà luogo ad un insieme armonico ed unitario concepito come opera d’arte totale.

Da questo spirito si sviluppò anche il loro interesse per le arti applicate: l’arte doveva essere in grado di permeare e rinnovare tutti gli aspetti della vita quotidiana. Collaborarono con il teatro d’avanguardia, intrattennero contatti con i poeti e, con le loro litografie colorate, parteciparono al rinnovamento dell’incisione.

Mattina di Pasqua

Maurice Denis, Mattina di Pasqua, 1891

Anche i pensieri mistici e religiosi della filosofia esoterica ebbero un notevole influsso sui nabis: “facevano una singolare mescolanza di Plotino, di Edgar Poe, di Baudelaire, di Schopenhauer. Le piccole riviste teosofiche erano fiorenti, c’era Madame Blavatsky, Péladan, le esposizioni della Rose+Croix.” Era un gusto di moda all’epoca che denotava la volontà di fuga e di evasione dalla realtà contingente e la correlata aspirazione ad ideali superiori: la magia come sublimazione dell’uomo, l’unione dell’iniziato con la tradizione che univa parti di verità proprie di culti scomparsi.

In arte queste influenze si tradussero in tendenze antinaturalistiche che tentavano di esprimere realtà sovrannaturali o spirituali attraverso un linguaggio nuovo e sintetico rifiutando, però, soggetti letterari o religiosi.

Triplo ritratto di Marta fidanzata

Maurice Denis, Triplo ritratto di Marta fidanzata, 1892

Nella seconda metà degli anni Novanta le strade dei Nabis cominciarono a dividersi: quando nel 1900 Denis riunì tutti i componenti del gruppo nella tela Omaggio a Cézanne, questa esperienza potè considerarsi  definitivamente conclusa.

Il talismano

Paul Sérusier, Il talismano, 1888

I Nabis: i profeti dell’arte ultima modifica: 2013-04-25T09:03:21+00:00 da barbara
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