"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Antoni Gaudì: un geniale interprete dell’orgoglio catalano

Antoni Gaudì: un geniale interprete dell’orgoglio catalano

Casa Batlò

Antoni Gaudì, Casa Batlò – particolare dei comignoli, 1904-1907

“L’intelligenza dell’uomo può attuarsi solamente nel piano, è a due dimensioni: risolve equazioni a una incognita, di primo grado. L’intelligenza angelica è a tre dimensioni, si attua direttamente nello spazio.”

(Antoni Gaudì)

Geniale visionario, profetico veggente, portentoso ed eclettico, Antoni Gaudì fu una delle personalità più ispirate e creative dell’architettura modernista di fine Ottocento.

La sua opera, così strabiliante e prodigiosa, affascinò numerosi artisti proprio per la sua capacità di unificare un’inaudita libertà formale con un’esatta padronanza delle tecniche costruttive. In questo senso egli fu l’ultimo degli antichi ed il primo dei moderni, l’artefice di un mondo in cui l’intuito si intrecciò alla ragione, anticipatore di molte invenzioni delle avanguardie novecentesche.

Un’architettura fatta di forme organiche e zoomorfe, di terra e di colore, di teoremi celesti e di pietre viventi, un linguaggio pregno di devozione per la natura e d’amore per la terra natia, di grande sapienza tecnica e di straordinarie doti spaziali, di sublimità decorativa e di magmatico simbolismo.

Gaudì seppe creare un suo personale mondo, un mondo serrato e chiuso che, sebbene si offrì come stimolo, tuttavia non potè essere un esempio orientato per la creazione di una scuola o di un movimento.

Parc Güell

Antoni Gaudì, Parc Güell – particolare della scultura di una salamandra, 1900-1914

Antoni Gaudì nacque nel 1852 a Reus, un piccolo centro catalano poco distante da Terragona. In questi anni la Catalogna viveva una stagione di straordinaria vitalità economica, culturale, sociale e politica, in parallelo al contemporaneo declino della Spagna a livello di potenza internazionale: una terra che non si era mai abbandonata al potere accentratore di Madrid e che era riuscita a conservare una certa autonomia, divenendo, nella seconda metà dell’Ottocento, la regione più avanzata della Spagna.

L’orgoglioso rinascimento della Catalogna e della sua capitale, Barcellona, venne definito con il termine Renaixença, indicando un rinnovato orgoglio dei valori della catalanità tanto da promuovere il catalano come lingua della cultura.

Quando, nel 1869, il giovane Gaudì giunse a Barcellona per intraprendere i suoi studi di architettura, si trovò dinnanzi ad una città che stava crescendo ad un ritmo vertiginoso, nell’irrefrenabile cammino verso una società industriale e moderna.

Casa Batlò

Antoni Gaudì, Casa Batlò – particolare dell’interno, 1904-1907

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, il Modernismo (la versione catalana dell’Art Nouveau) trasformò la città di Barcellona.

La volontà di rompere con la tradizione passata, l’ansia di rinnovamento e di modernità, la ricerca di uno stile nuovo, permearono tutte le arti. In tal senso l’architettura si pose come esempio di arte ai suoi massimi livelli, riuscendo ad integrare la frenesia costruttiva all’urgenza decorativa.

In questo panorama, anche e soprattutto grazie allo sviluppo di una danarosa classe di committenti borghesi, Gaudì si distinse tra gli architetti dell’epoca , per il personalissimo stile e l’assoluta originalità delle sue opere.

Casa Milà

Antoni Gaudì, Casa Milà (detta La Pedrera) – particolare dei comignoli, 1905-1912

Nel 1878, poco dopo la laurea in architettura, Gaudì fece la conoscenza di Eusebi Güell, un grande imprenditore e politico, che lo adottò come architetto di fiducia fino alla morte di quest’ultimo nel 1918.

Tra i due nacque un rapporto basato sull’amicizia e sulla stima reciproca: Güell era un mecenate colto e liberale, tanto prodigo nei confronti delle sue dispendiose esigenze costruttive, quanto disponibile a condividere le eccentriche scelte estetiche di Gaudì.

L’arte di Gaudì potè così avvalersi, per la sua affermazione, di questo clima mondano e borghese, culturalmente vivace ed economicamente spensierato, dove, nella cornice di un rinnovato scenario internazionale, un fervente catalanismo cercava in mitici orizzonti la sua legittimazione storica.

Finca Güell

Antoni Gaudì, Finca Güell – particolare del cancello col dragone, 1884-1887

Antoni Gaudì non fu un intellettuale od un teorico: non pubblicò manifesti, articoli o dichiarazioni di intenti, nè tenne conferenze pubbliche. Il suo pensiero si tradusse esclusivamente nella sua arte e nella sua intuitiva capacità di trovare le relazioni tra le cose, in un’insolita ed eccezzionale sintonia con il mondo della natura.

“Originalidad es volver al origen”, affermava spesso Gaudì, intendendo che il presupposto delle realizzazioni umane si attua nel percorrere a ritroso il cammino della Creazione: per proseguire l’opera della Natura è necessario accordarsi alle sue leggi interiori, poichè “la Creazione continua incessantemente per mezzo degli uomini; l’uomo non crea.”

Sagrada Familìa

Antoni Gaudì, Sagrada Familìa – particolare dell’interno, iniziata nel 1882

“Ogni volta che entro nel recinto della Sagrada Familìa provo la stessa sensazione di uscire dal tempo… Da quel momento mi vedo entrare nell’ambito in cui appare soltanto un’ala spiegata per metà, che in modo insolito è sorta dal seno della terra, in cui giace quello che manca della colossale proporzione del tutto.”

(Joan Maragall)

Negli ultimi anni della sua esistenza, Gaudì fu sempre più ossessionato dalla costruzione della Sagrada Familìa, un’opera infinita che, pian piano, venne a catalizzare e a catturare tutte le energie dell’artista. Essa si impose come una sorta di imperativo etico e religioso nella vita di Gaudì: da opera architettonica si trasformò, ben presto, in un omaggio a Dio, un altare perpetuo alla grandezza del Creatore.

Antoni Gaudì trascorse gli ultimi mesi di vita  in un misero alloggio allestisto presso il cantiere della Sagrada Familìa, sempre più solitario ed isolato dal mondo.

Nel 1926 venne investito da un tram, durante un suo quotidiano tragitto per partecipare alle funzioni religiose in una chiesetta limitrofa. Scambiato per un barbone, venne trasferito all’ospedale dove morì pochi giorni dopo.

Gaudì morì senza lasciare discepoli: figura a metà tra il mito e la santità, avrà numerosi estimatori, imitatori ed esegeti che, spinti da una fanatica devozione, ne raccolsero le oracolari sentenze.

Casa Batlò

Antoni Gaudì, Casa Batlò – particolare della facciata esterna, 1904-1907

Le sue opere – disse Salvador Dalì, un altro grande artista catalano – si caratterizzarono per il “carattere nuritivo, commestibile di questa specie di case, le quali non sono altro che le prime case commestibili, i primi e unici edifici erotizzanti, la cui esistenza implica questa funzione urgente e così necessaria all’immaginazione amorosa: poter realmente mangiare l’oggetto del desiderio.”

(Salvador Dalì, Della bellezza terrificante e commestibile dell’architettura Modern Style, numero 3 della rivista Minotaure, 12 dicembre 1933)

Parc Güell

Antoni Gaudì, Parc Güell – particolare dei mosaici, 1900-1914

 

Antoni Gaudì: un geniale interprete dell’orgoglio catalano ultima modifica: 2013-04-07T16:24:00+00:00 da barbara
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