"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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René Magritte: il non senso della realtà

René Magritte: il non senso della realtà

René Magritte, Il capolavoro (I misteri dell'orizzonte), 1955

René Magritte, Il capolavoro (I misteri dell’orizzonte), 1955

René Magritte, annoverato nella cerchia dei pittori surrealisti, è sempre stato un artista anomalo e scostante: visse nella propria patria e, salvo sporadici e brevi viaggi, svolse la maggior parte della sua attività in Belgio.

A diciot’anni, nel 1916, si iscrisse all’Accademia di Belle arti di Bruxelles anche se, come affermava egli stesso, non amava il fare pittura. Ne sono prova esemplare le sue opere, fredde e levigate, che non tradiscono alcun cedimento pittorico e sono tutte protese a rafffigurare la perfezione dell’idea, sola ed unica protagonista del suo lavoro.

René Magritte, L'impero delle luci, 1953-1954

René Magritte, L’impero delle luci, 1953-1954

Nel 1926 entrò a far parte del gruppo dei surrealisti belgi che si ritrovavano nella Société des Mystères. Importante fu un viaggio a Parigi, tra il 1927 ed il 1930, che gli fece conoscere Mirò, Éluard, Arp e soprattutto De Chirico che ebbe un ascendente molto forte su Magritte.

La vena surrealista di Magritte trovò, però, molto presto, un linguaggio espressivo personale e particolare che lo rese uno dei più celebri tra i surrealisti.

Oramai l’arte aveva preso una strada che l’aveva  portata a dimenticare l’oggetto per focalizzarsi sui problemi di visione, in totale autonomia rispetto ai fenomeni contingenti della realtà.

Magritte, con la sua opera, intendeva approfondire il terreno, ancora inesplorato, del problema logico della visione. Se infatti tutto, o quasi, era oramai stato detto dal punto di vista della costruzione formale, molto c’era ancora da esprimere in relazione al valore di comunicazione dell’immagine, al suo vuoto e al suo pieno di verità, alla sua logicità e alla sua illogicità.

René Magritte, Gli amanti, 1928

René Magritte, Gli amanti, 1928

René Magritte rappresentò una delle ultime grandi risposte europee alle domande attorno alla pittura e alla sua centralità, dopo di lui vi solo gesto fisico, corpo e materia nel terrore esistenziale che sconvolgeva i sensi e la percezione della realtà circostante.

Nella sua pittura finita e precisa, egli indagò entro i meccanismi conoscitivi dando, così, un nuovo volto ai pensieri dell’artista che scandagliano la realtà oltre la sua banale e immota apparenza. L’occhio, dunque, non solo vede, ma soprattutto pensa attraverso collegamenti logici che si traducono nelle sue tele visionarie : modelli logici che teorizzano l’llogicità del mondo.

René Magritte, Il figlio dell'uomo, 1964

René Magritte, Il figlio dell’uomo, 1964

In Magritte, a differenza della maggioranza dei surrealisti, la centralità non è costituita dal sogno, ma dalla realtà stessa: la surrealtà, il senso e il non senso, non appartengono nè all’inconscio nè alla coscienza, ma essi fanno parte della struttura stessa della visione.

Non c’è bisogno del sogno è sufficiente guardare: la realtà visibile e tangibile non è altro che un sogno.

“L’arte, come la concepisco io, è refrattaria alla psicoanalisi: evoca il mistero senza quale il mondo non esisterebbe, ossia il mistero che non si deve confondere con una sorta di problema, per quanto difficile sia.”

(René Magritte)

René Magritte, Lo spirito d'avventura, 1962

René Magritte, Lo spirito d’avventura, 1962

Magritte propone delle immagini che a prima vista paiono bizzarre e incongruenti ma che hanno il dono di far pensare: la realtà si concretizzza nella conoscenza e coscienza che si ha di essa. Sono dei giochi di immagini che inducono spaesamento e fanno riflettere. Un principio di spaesamento che appartiene, prima di tutto, alla struttura e al mondo dei segni: sono i segni ad essere spaesati e lo sono rispetto al loro significato che non è certo ed univoco.

La visione è infatti inficiata dal tempo e dalla memoria: le cose che noi guardiamo non possiedono nè una certezza logica, nè una sicurezza di relazioni.

“La mente ama l’ignoto. Ama le immagini il cui significato è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto.”

(René Magritte)

René Magritte, Il mese delle vendemmie, 1959

René Magritte, Il mese delle vendemmie, 1959

Il silenzio che avvolge le immagini, il mistero che le connota, la distanza che le collega e le scollega, contraddistinguono l’esistenza al di là ed oltre qualsiasi definizione logica che, a questo punto, risulta un elemento irrilevante.

Nell’opera di Magritte gli oggetti perdono la loro usuale funzione, divenendo così l’alfabeto di un linguaggio dove le convenzioni cedono il passo alla nuova grammatica dell’artista. Il linguaggio diviene un vestito intercambiabile, ridistribuito all’interno di un sistema che lo assegna a diverse e differenti realtà: una mela al posto di una testa, un leone in compagnia di un angelo.

Il non senso, dunque, non appartiene allo spazio rimosso o a quello occultato del subconscio, ma abita lo stato del giorno e della veglia, bisogna solamente vedere meglio e vedere di più.

“La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione.”

(René Magritte)

René Magritte, Nostalgia del proprio paese, 1940

René Magritte, Nostalgia del proprio paese, 1940

I quadri di Magritte, sotto l’apparente semplicità della superficie, rappresentano delle argute sentenze sulla realtà umana e sul modo di vedere o di considerare le cose.

La vena surrealista, in Magritte, si coniuga con una fortissima coscienza razionale, a volte assai stupefacente e di difficile comprensione: il semplice divertissement cela una meditazione profonda. Ogni sua composizione, ogni suo quadro sono una spinta verso la riflessione, uno stimolo per il pensiero e l’umana intelligenza.

“Il mondo è così totalmente e meravigliosamente privo di senso che riuscire ad essere felici non è fortuna: è arte allo stato puro.”

(René Magritte)

René Magritte, Il castello dei Pirenei, 1961

René Magritte, Il castello dei Pirenei, 1961

René Magritte: il non senso della realtà ultima modifica: 2013-04-01T16:23:00+00:00 da barbara
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