"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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La città ideale fra utopia e realtà: l’esempio di Pienza

La città ideale fra utopia e realtà: l’esempio di Pienza

La città ideale di Urbino

Artista ignoto del XV secolo, La città ideale di Urbino, databile tra il 1480 ed il 1490

L’idea di creare centri urbani che permettessero una vita migliore ha affascinato molte persone nel corso della storia. L’uomo ha prodotto con la sua mente diversi progetti per una città ideale che potesse superare la realtà contingente aspirando, così, ad un mondo migliore e più giusto.

Questa città ideale sorge in un paese che non esiste: l’utopia. L’utopia è un desiderio, un sogno, una speranza che, in sintonia con il suo carattere irreale, non ha alcun costo, se non quello di spingere la mente ad immaginare il futuro.

Bisogna tener conto, tuttavia, di come l’utopia si scontri con la realtà, soprattutto nella realizzazione delle città: le città nascono per ragioni pratiche, rispecchiando un preciso ordinamento sociale ed economico, le città ideali, invece, non rispondono a ragioni pratiche, ma sono proiezioni di una nuova idea di convivenza sociale. Nella loro traduzione pratica le utopie dovettero dunque scontrarsi con la realtà per poter dare, così, una forma tangibile e concreta ad un’idea puramente intellettuale.

Città ideale

Anonimo fiorentino del XV secolo, Città ideale, databile tra il 1425 ed il 1484

Le città ideali divennero realtà storica solo nel momento in cui il pensiero riuscì a tradursi in manifestazione architettonico-urbanistica attraverso una precisa riflessione estetico-formale. Solo con l’Umanesimo, infatti, abbiamo testimonianza di centri urbani realizzati secondo una visione ideale, poiché solo a partire da quest’epoca fu possibile la formulazione di progetti concreti a partire da criteri puramente teorici.

Il mondo antico ed il Medioevo non furono in grado di costruire città ideali, ma questo non vuol dire che non furono in grado di immaginarle. Basti pensare a Platone che, sia nella Repubblica che nelle Leggi, parla della costruzione delle città e fornisce delle indicazione per la loro realizzazione ottimale. Platone, però, non si spinse così avanti con il pensiero da vedere nella città l’espressione di un nuovo assetto politico e sociale.

Il mondo romano fu più attento alla costruzione regolare delle città, senza però dare prova della ricerca di una realtà ideale, così come il Medioevo che negava l’esistenza dell’utopia. Nell’epoca medioevale, infatti, non poteva esserci alcuna utopia, alcuna aspirazione ad un mondo migliore, in quanto la giustizia di Dio era presente nell’ordine esistente delle cose. L’aspirazione ad elevare la realtà imperfetta si esprimeva, in quest’epoca, attraverso teorie escatologiche e non utopistiche.

La torre di Babele

Pieter Bruegel, La torre di Babele, 1563

Fu dunque l’Umanesimo a sviluppare il concetto di città ideale, così come noi lo intendiamo, e a tentare di tradurlo in realtà concreta, poiché, solo a partire dal primo Rinascimento italiano, la teoria artistica e quella politica entrarono in un rapporto reciproco. La città ideale è, infatti, storicamente possibile nel momento in cui la teoria architettonica riesce a tradurre concretamente le riflessioni ideali: nel 1452 Leon Battista Alberti terminò di scrivere il De re aedificatoria e nel 1459 venne costruita Pienza, la prima città ideale.

Come si evince dalle date, la teoria architettonica e la città ideale nacquero quasi contemporaneamente, nello stesso contesto storico, politico e culturale. Solo con il De re aedificatoria, infatti, l’ideale concezione politica si potè unire a delle norme pratiche sulla progettazione di una città concreta. Fu Enea Silvio Piccolomini, divenuto papa con il nome di Pio II, a tradurre, per la prima volta, in realtà il progetto di una città ideale, trasformando il suo luogo di origine, Corsignano, nella città di Pienza.

La Cattedrale di Pienza

La Cattedrale di Pienza

Nella riedificazione di Corsignano, Pio II, agì come Piccolomini, nobile famiglia senese, come poeta, letterato ed umanista, ma, soprattutto, come pontefice deciso ad elevare la sua città natale a monumento imperituro della propria persona e del potere da lui rappresentato. I progetti architettonici, nelle intenzioni di Pio II, dovevano tradurre precise concezioni personali e politiche.

Sui particolari della storia della progettazione di Pienza non sappiamo nulla: a noi restano le narrazioni dello stesso papa presenti nei suoi Commentarii e gli esiti architettonici, risultato del mirabile lavoro dell’architetto fiorentino Bernardo Rossellino.

La nuova città fu realizzata a partire dall’impianto medioevale preesistente, superandolo, e affermando una nuova concezione urbanistico-architettonica. L’intervento si focalizzò non solo sui singoli edifici, stupendi esempi di architettura rinascimentale, ma sull’intera struttura cittadina dove il punto nodale divenne la piazza trapezoidale, fulcro e centro della città, rapportata, in modo armonico, al paesaggio circostante.

pienza

Pienza, Piazza del Duomo

Alla base della ristrutturazione di Pienza vi fu l’intento preciso del papa di erigere un monumento a se stesso e alla propria famiglia, numerosi infatti sono le insegne papali che convivono con gli stemmi della famiglia Piccolomini, chiara prova delle aspirazioni di Pio II.

Pienza non rappresenta dunque il tentativo di tradurre nella realtà un ideale politico, ma esprime, più in generale, il modo in cui l’uomo del primo Rinascimento vedeva se stesso e il mondo: il dotto Pio II pensò di poter comunicare e oggettivare, attraverso l’architettura, la sua personale visione della realtà. Nei fatti, dunque, Pienza può essere considerata la traduzione fisica del pensiero umanistico, atto ad incarnare le esperienze culturali ed estetiche dell’epoca.

Con la morte del pontefice, la città senese cadde nell’oblio e fu spazzata la sua funzione di città umanistica.

Pienza è il monumento di una visione soggettiva che ha svolto, solo per pochi mesi, il ruolo di città ideale per il papa e la sua corte.

Per gli abitanti ed i posteri il tentativo si è rivelato fallimentare poiché l’intervento urbanistico di Pio II non partiva da un’idea sociale o teorico-statale, ma imponeva ai suoi abitanti un’esperienza del mondo soggettiva ed estetizzante.

La città ideale di Berlino

Artista ignoto del XV secolo, La città ideale di Berlino, 1477

 

La città ideale fra utopia e realtà: l’esempio di Pienza ultima modifica: 2013-03-29T16:19:57+00:00 da barbara
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