"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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La simbologia alchemica nell’arte

La simbologia alchemica nell’arte

La simbologia alchemica nell’arte: William Blake, Ancient of days, 1794

La simbologia alchemica nell’arte: William Blake, Ancient of days, 1794

William Blake, Ancient of days, 1794

L’alchimia è una scienza immaginaria, nel senso che le sue conclusioni sono inattendibili da un punto di vista prettamente scientifico, ma è immaginaria anche nel senso che racchiude in sé una grande potenza immaginosa e suggestiva.

Essa, infatti, struttura procedimenti dell’immaginazione registrando impulsi ideali e tensioni liberatorie della psiche. Lo stesso Jung poneva in relazione l’alchimia con l’inconscio collettivo, sostenendo che gli archetipi dell’inconscio collettivo fossero riconducibili a simboli ricorrenti dell’immaginazione serpeggianti nel mito e nell’arte.

Alla falsità dell’alchimia come scienza, si contrappone la sua veridicità come impulso spirituale utopico: realizzare l’oro in termini psichici significa affrancarsi dalle miserie dell’umanità per innalzarsi in una dimensione superiore, dove regna una conciliazione con se stessi e con la realtà circostante. Cambiare se stessi per redimere il mondo.

La simbologia alchemica nell’arte: Albrecht Dürer, Melancolia I, 1514

La simbologia alchemica nell’arte: Albrecht Dürer, Melancolia I, 1514

Albrecht Dürer, Melancolia I, 1514 – La scritta, in alto a sinistra, Melancolia I allude alla materia del nero, la nigredo, la prima fase dell’opus alchimistico. L’intera opera è dunque interpretabile sulla scorta di simboli e allegorie alchemiche.

L’oro, o pietra filosofale, è dunque anche simbolo della ricchezza spirituale che l’operatore ricava, di quella Sapienza pura ed eletta che viene estratta dalle tenebre della condizione umana. Dall’ombra alla luce, dal piombo all’oro, non sono che modi per definire il processo creativo che, in qualche modo, ricalca anche i tempi divini della creazione del mondo, creazione fisica ma attuata attraverso l’elemento immateriale del Verbo: Fiat lux. Lo stesso Rimbaud parlava di alchimia del Verbo, alludendo appunto alle capacità creative della parola poetica.

La simbologia alchemica nell’arte: S. Trismosin, Il sole nero (Sol niger), Miniatura dello Splendor Solis, 1582

La simbologia alchemica nell’arte: S. Trismosin, Il sole nero (Sol niger), Miniatura dello Splendor Solis, 1582

S. Trismosin, Il sole nero (Sol niger), Miniatura dello Splendor Solis, 1582 – L’immagine del sole in eclisse è presente anche in Melancolia I di Albrecht Dürer

Nel corso dei secoli l’alchimia perse le sue connotazioni religiose e storiche ma rimase, come patrimonio culturale, nell’opera di molti artisti. Essa infatti, anche nei contemporanei, conservò il fascino di un paradigma mitico nel quale trovano riscontro le difficoltà e gli esiti liberatori della ricerca artistica.

“[…] le ricerche surrealiste presentano, quanto al loro obiettivo, una notevole analogia con le ricerche alchimistiche: la pietra filosofale è in sostanza ciò che doveva permettere all’immaginazione dell’uomo di prendere una rivalsa sulle cose.” (André Breton secondo manifesto del Surrealismo, 1929)

Se poi torniamo indietro nel tempo in cui questa scienza fiorì, possiamo constatare come molte opere d’arte possano essere lette ed interpretate alla luce del sapere alchemico, restituendoci una visione dell’arte e dell’artista come emulo di Dio. Visione che poi il Romanticismo esplicitò con l’idea del Genio creativo, visione questa che differisce, però, con la concezione rinascimentale dell’artista come reverente imitatore della divinità.

La simbologia alchemica nell’arte: Albrecht Dürer, Autoritratto, 1500

La simbologia alchemica nell’arte: Albrecht Dürer, Autoritratto, 1500

Albrecht Dürer, Autoritratto, 1500 – Qui l’artista assume le sembianze ieratiche e allusive al Redentore. Se infatti le capacità generative dell’alchimia si rifacevano al modello divino della Genesi, la metamorfosi della materia assumeva un ruolo salvifico. La materia caotica veniva redenta trasformandola in oro e luce, così come l’uomo era stato riscattato, grazie a Cristo, dalle tenebre del peccato. Artista dunque come Creatore e Redentore.

Le fasi dell’opus alchemico oscillano, a seconda dei trattati, da tre a cinque e si ricollegano ad altrettanti colori. Più comunemente erano, però, quattro: la prima la nigredo, o melanosi (detta anche putrefactio), o fase della materia del nero, contraddistinta dal colore nero e dal piombo; la seconda l’albedo, caratterizzata dal colore bianco; la terza la citrinitas, contrassegnata dal colore giallo; ed infine la fase finale, la rubedo, qualificata dal rosso e dall’oro, altrimenti denominata pietra filosofale.
“A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali …” – nella poesia di Rimbaud Vocali, il poeta sembra proprio accennare alle varie fasi dell’opera dell’achimista, in stretta relazione con il processo creativo del poeta.

La simbologia alchemica nell’arte: dragone alchemico

La simbologia alchemica nell’arte: dragone alchemico

Nelle tre teste del dragone alchemico sono rappresentati i tre agenti dell’opus: Zolfo, Mercurio e Sale – Immagine tratta da un manoscritto del XVII sec., Trieste, Biblioteca Civica.

Le quattro fasi dell’opus alchemico corrispondono ad un complesso sistema simbolico e ciclico, compendiando e subordinando ogni altra quadripartizione cosmica e antropologica: quella dei momenti del giorno, quella degli elementi, quella delle età dell’uomo, quella delle stagioni e quella degli umori o temperamenti.

Ecco che vi è dunque una precisa corrispondenza tra il continuo divenire della vita e l’universo: alla nigredo corrispondono la notte, l’elemento terra, l’inverno, la vecchiaia, la morte e l’umore malinconico; all’albedo corrispondono l’alba, l’elemento acqua, la primavera, la fanciullezza e l’umore flemmatico; alla citrinitas corrispondono il pomeriggio, l’elemento aria, l’estate, la giovinezza; ed infine alla rubedo corrispondono, la luce limpida dell’autunno e del tramonto, l’elemento fuoco, mentre gli umori collerico e sanguigno sono riferiti, indifferentemente, alla terza o quarta fase.

Pur trattandosi un pensiero magico ed irrazionale, bisogna considerare come vi sia una grande e profonda logica nel ricco e complesso sistema governato dall’alchimia: una ciclicità cosmica che trova rispondenza nell’esistenza del singolo e nel travaglio della creazione artistica.

La simbologia alchemica nell’arte: Il rebis, l'androgino, accanto all'albero dell'alchimia - Illustrazione tratta dal Viatorium spagyricum di H. Jamsthaler, 1625

La simbologia alchemica nell’arte: Il rebis, l’androgino, accanto all’albero dell’alchimia – Illustrazione tratta dal Viatorium spagyricum di H. Jamsthaler, 1625

Il rebis, l’androgino, accanto all’albero dell’alchimia – Illustrazione tratta dal Viatorium spagyricum di H. Jamsthaler, 1625 – Uno dei più frequenti topoi dell’alchimia, e del pensiero ermetico più in generale, è la figura dell’androgino in cui si risolve il contrasto tra maschile e femminile. Tale figura può celarsi anche in immagini prive di stranezze come, ad esempio, la Gioconda di Leonardo che nella sua androginia vela un significato fortemente allusivo.

La simbologia alchemica nell’arte: Salvador Dalì, Helianthus Solifer, 1964

La simbologia alchemica nell’arte: Salvador Dalì, Helianthus Solifer, 1964

Salvador Dalì, Helianthus Solifer, 1964 – Qui è evidente la ripresa dell’illustrazione del Viatorium spagyricum

L’immaginario figurativo dedotto dalle simbologie alchemiche percorre tutta la storia dell’arte occidentale, dall’antichità pagana ai tempi moderni, in modo più o meno esplicitato.

Esso ha contribuito a diffondere un linguaggio comune fatto di allusioni e di riferimenti culturali, caricandosi di implicazioni religiose od esoteriche: una diversa chiave di lettura dell’arte e della sua capacità evocativa e suggestiva.

La simbologia alchemica nell’arte: Jackson Pollock, Alchemy, 1947

La simbologia alchemica nell’arte: Jackson Pollock, Alchemy, 1947

Jackson Pollock, Alchemy, 1947 – Il titolo da solo basta a testimoniare l’interesse dell’artista americano per il mondo dell’alchimia e i suoi processi di trasformazione della materia.

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,

lo dirò un giorno le vostre nascite latenti:

A nero corsetto villoso di mosche splendenti

Che ronzano intorno a crudeli fetori,

Golfi d’ombra; E, candori di vapori e tende,

Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;

I, porpora, sangue sputato, risata di belle labbra

Nella collera o nelle ubriachezze penitenti;

U, cicli, vibrazioni divine dei verdi mari,

Pace di pascoli seminati d’animali, pace di rughe

Che l’alchimia imprime nelle ampie fronti studiose;

O, suprema Tromba piena di strani stridori,

Silenzi attraversati da Angeli e Mondi:

– O, l’Omega, raggio viola dei suoi Occhi!

(Arthur Rimbaud, Vocali, 1872)

La simbologia alchemica nell’arte ultima modifica: 2013-03-10T15:02:56+00:00 da barbara
8 Comments
  • Sergio
    Posted at 23:33h, 10 marzo Rispondi

    Spleen
    Le rose erano tutte rosse
    e l’edera tutta nera.

    Cara, ti muovi appena
    e rinascono le mie angosce.

    Il cielo era troppo azzurro
    troppo tenero, e il mare

    troppo verde, e l’aria
    troppo dolce. Io sempre temo

    – e me lo debbo aspettare!
    Qualche vostra fuga atroce.

    Dell’agrifoglio sono stanco
    dalle foglie laccate,

    del lustro bosso e dei campi
    sterminati, e poi

    di ogni cosa, ahimé!
    Fuorché di voi.
    — Paul Verlaine

  • barbarameletto
    Posted at 19:58h, 11 marzo Rispondi

    Direi che la citazione è appropriata.
    Anche in questo caso, nel simbolismo e nell’uso sinestetico degli aggettivi di Verlaine, si celano simbologie alchemiche.
    😉

  • La tradizione alchemica nell’arte moderna: il Grande Vetro di Marcel Duchamp | barbarainwonderlart
    Posted at 16:25h, 15 marzo Rispondi

    […] con l’approssimarsi del XX secolo e l’esplosione delle avanguardie storiche, il repertorio alchemico ed ermetico continuò ad operare come bagaglio culturale denso di suggestioni e di evocazioni […]

  • antonio sessa
    Posted at 10:01h, 06 febbraio Rispondi

    vorrei porvi una domanda a voi eminenti e illustri interpreti dell’arte del ‘900: ma il nostro Duchamp, visto che aveva tutta questa strana conoscenza, credeva, per caso, anche alla befana?

    • barbarameletto
      Posted at 18:54h, 06 febbraio Rispondi

      Esimio lettore, non esiste conoscenza lì dove vi è bassezza di spirito e grettezza mentale.
      Non è questione di credere alla befana, a babbo natale o a un Dio supremo e misericordioso, è questione di voler aprire la propria mente alla conoscenza.
      Se questo articolo ti turba non leggerlo.
      Come diceva Borges, “la bellezza non è rara”, di bellezza ce n’è molta, basta solo saper e voler vedere oltre la propria miopia culturale.

  • Arcimboldi: la pittura delle meraviglie | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 19:37h, 20 febbraio Rispondi

    […] pare quindi troppo azzardato scorgere anche un substrato alchemico nell’opera del milanese: le sue otto tavole allegoriche rimanderebbero così al principio ermetico […]

  • L’uovo a regola d’arte | barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 18:55h, 06 maggio Rispondi

    […] rotto che contiene, al suo interno, una bettola: un uovo albero dalle evidenti allusioni alchemiche che, in questo caso, potrebbe fare riferimento a nascite mostruose, l’uovo rotto è, in […]

  • Victor Brauner: lo stregone dei Carpazi - barbarainwonderlart © Barbara Meletto
    Posted at 17:06h, 07 luglio Rispondi

    […] allucinazioni fantastiche, figure enigmatiche popolano l’universo pittorico dell’artista: alchemiche mutazioni degli elementi che scavano nella memoria […]

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