"La bellezza non è rara." ( J. Luis Borges)
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Edouard Manet: un isolato interprete della vita moderna

Edouard Manet: un isolato interprete della vita moderna

Olympia

Edouard Manet, Olympia, 1863

“Manet era alto, biondo e di nobile aspetto, un aspetto pertanto che oggi si definirebbe da gentiluomo; aveva una gran barba che nascondeva denti non molto belli e un sorriso benevolmente ironico che spesso ho riscontrato nei parigini puro sangue.”

(Diego Martelli 1878)

Pittore per vocazione, fin dalla tenera età, Edouard Manet, sfidò la volontà dei genitori per dedicarsi a quella che era la sua autentica passione: la pittura. Rifiutò gli insegnamenti accademici per entrare, appena diciottenne, nello studio di Thomas Couture, che aveva stupito il pubblico del Salon con la sua opera Les Romains de la décadence.

Tomas Couture, Les Romains de la décadence (I Romani della decadenza) , 1847

Tomas Couture, Les Romains de la décadence (I Romani della decadenza) , 1847

Pur dimostrandosi ribelle agli insegnamenti del maestro, di cui non condivideva l’uso di modelli costretti in pose rigide e innaturali, fu su consiglio di Couture che Manet effettuò due viaggi studio fruttuosi per la sua arte: uno in Germania, Olanda, Austria e Praga, ed un altro in Italia, dove venne a contatto diretto con la grande arte dei musei.

Già nelle sue prime prove, Manet dimostrò la sua originalità rispetto alle contemporanee opere accademiche che trovavano posto nelle esposizioni ufficiali. La sua ricerca, infatti, fu tutta rivolta all’osservazione e alla riproduzione della realtà senza orpelli od abbellimenti di genere.

Il Beveur d’absinthe, del 1858 circa, nella sua cruda denuncia della degradazione, del vizio e della miseria del soggetto, fu un quadro che creò grande sconcerto: la rottura con il gran maestro Couture si era consumata.

Edouard Manet, Il bevitore d'assenzio, 1858-1859

Edouard Manet, Il bevitore d’assenzio, 1858-1859

Nel 1863 la galleria Martinet espose quattordici tele di Manet; le reazioni non furono solo negative, ma, addirittura, scandalizzate tra gli spiriti benpensanti dell’epoca.

Manet, rifiutato dai circoli ufficiali, bandito come scandaloso ed inopportuno, non cercò mai di piacere, ma volle generare un malessere e soprattutto un dubbio nella fortezza inattaccabile dell’arte tradizionale: l’arte iniziò così a porsi in discussione e a diventare un interrogativo bizzarro ed inquietante. Con la sua prepotente presa di posizione, Manet divenne, a sua insaputa, il capofila di una nuova generazione di artisti intenzionati a dare un colpo di pennello alle opere che li avevano preceduti.

Edouard Manet, Déjeuner sur l'herbe, 1863

Edouard Manet, Déjeuner sur l’herbe, 1863

Nel 1867 Manet, escluso dalle manifestazioni artistiche più importanti, decise di costruire un piccolo padiglione dove poter organizzare una piccola retrospettiva personale.

L’esposizione fu un assoluto e totale fallimento: “il pubblico è stato impietoso. Rideva dinanzi a quei capolavori. I mariti portavano le mogli al ponte dell’Alma. Tutti dovevano offrire a se stessi e ai loro cari quest’occasione rara di ridere a crepapelle” – scriveva desolato Antonin Proust.

Pubblico e critica furono dunque concordi nel censurare l’opera dell’artista, così estraneo alla tradizione da divenire sconcertante e perfino irritante.

Edouard Manet, Ritratto di Émile Zola, 1868

Edouard Manet, Ritratto di Émile Zola, 1868

Fra i pochi illuminati, dobbiamo ricordare Émile Zola che comprese e sostenne Edouard Manet fra lo spregio generale.

“Giacché nessuno lo fa, sarò io a dirlo, a gridarlo. Sono talmente certo che Manet sarà uno dei maestri di domani, che, se avessi un patrimonio, penserei di concludere un buon affare comprando oggi tutte le sue tele.”

(Émile Zola, 1886)

Manet con la sua personale ed originale ricerca artistica si dimostrò pioniere di una nuova arte antistoricistica, antiaccademica, libera da mitologie e fronzoli e profondamente attenta alla riproduzione della realtà contemporanea ed autenticamente vissuta.

Arte che troverà poi voce nella ribellione manifesta degli Impressionisti dei quali, tuttavia, Manet non fece mai parte.

Edouard Manet, Ritratto di Stéphane Mallarmé, 1876

Edouard Manet, Ritratto di Stéphane Mallarmé, 1876

Manet fu dunque un solitario, fuori dal coro: non riconobbe maestro alcuno e non si riconobbe in alcun movimento.

Solitario per scelta e per passione, come diceva di lui Zola, si “meritava di vivere appartato.”

Nel 1874, nelle sale dello studio del fotografo Nadar, vi fu la prima esposizione degli Impressionisti: Manet non vi partecipò e non si sentì coinvolto in un gruppo che pure lo vedeva come un maestro ed un innovatore da imitare e da prendere a modello.

Edouard Manet, Déjeuner dans l'atelier, 1868

Edouard Manet, Déjeuner dans l’atelier, 1868

Egli aprì la via ai giovani artisti, dando esempio di audacia e di coraggio inusuali; “sono quindici anni che non si è visto pittore più soggettivo” – affermava Zola che comprese come Manet non fosse un campione di realismo, né il profeta dell’Impressionismo, ma solamente portavoce della sua propria visione intima e personale.

Più il tempo passava e più Manet si chiudeva in un sistema che apparteneva solo a se stesso e che, perciò, non poteva fare scuola: una forte individualità che ne faceva, in definitiva, un isolato.

Il 30 aprile 1883 Edouard Manet morì, lasciando un grande lascito spirituale, ma nessun autentico erede in campo artistico.

Edouard Manet, Ferrovia (La Gare St. Lazare), 1872-1973

Edouard Manet, Ferrovia (La Gare St. Lazare), 1872-1973

“Un giorno o l’altro, se Manet seguiterà ancora a lungo a dipingere e a educare l’occhio del pubblico (cui fanno ancora velo i convenzionalismi) e se il pubblico stesso imparerà a vedere le vere bellezze del popolo, sane e solide quali sono, ebbene le grazie proprie della borghesia – ses charmes – verranno allora riconosciute degne e prese, dall’arte, a modello.

Verrà allora un periodo di pace. Per adesso si è in lotta, però: una lotta per tradurre in forme d’arte quelle verità che in natura sono eterne, ma, agli occhi delle masse, inusitate e nuove.”

(Stéphane Mallarmé, 1876)

Edouard Manet, Bar alle Folies-Bergère, 1881-1882

Edouard Manet, Bar alle Folies-Bergère, 1881-1882

 

Edouard Manet: un isolato interprete della vita moderna ultima modifica: 2013-03-05T19:26:46+00:00 da barbara
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